Germania – Bild: Il sistema di istruzione in Germania – funzioni e mansioni

Introduzione e traduzione di Roberta Fausta Ilaria Visone

Com’è noto, dal 2000 le istituzioni scolastiche italiane godono di una propria autonomia amministrativa, didattica e organizzativa e devono attenersi alle norme generali sull’istruzione promulgate dallo Stato, poiché fanno parte del sistema scolastico nazionale.

La tematica dell’autonomia scolastica tocca da vicino non solo lo stato italiano, bensì anche altri paesi dell’Unione Europea: la Repubblica Federale di Germania “ha iniziato in diversi dei suoi Länder sperimentazioni di autonomia scolastica a partire dal 2004” (Unità europea di Eurydice, 2007: 10).

Scopriamo insieme quali sono le funzioni e le mansioni in terra tedesca e le regolamentazioni scolastiche sull’inizio e sulla durata dell’iter formativo in ogni Land.


http://www.bildungsxperten.net/wissen/das-schulsystem-in-deutschland-funktionen-und-aufgaben/

di Miriam Bax

Nel contesto del Pisa & Co. il sistema di istruzione tedesco rientra sempre di più nella critica pubblica. Soprattutto la selezione iniziale degli allievi è aspramente criticata. Eppure come si è realmente trasformato il sistema di istruzione in Germania?

Chi è realmente responsabile delle scuole in Germania? La scuola è responsabilità dei singoli Länder – quindi il sistema di istruzione non è regolato dalla legge fondamentale, bensì dai ministeri della cultura degli stati federati. Questi sono responsabili non solo del personale (docente), ma anche dei piani di studi. Ciò significa che stabiliscono gli obiettivi formativi e il contenuto formativo insieme all’amministrazione della scuola. I Länder sostengono allo stesso modo i costi del personale scolastico.

Per tutti gli altri costi (speciali) ne sono responsabili i comuni, che assumono la direzione delle organizzazioni strutturali, della manutenzione e dell’amministrazione scolastica. A ciò, per esempio, appartiene l’organizzazione del servizio di pulizia o del servizio mensa. I comuni sono responsabili anche dell’acquisto dei materiali didattici e delle attrezzature scolastiche (per es. lavagne, libri di testo, enciclopedie, televisori, retro proiettori, strumenti, ecc.).

Struttura del sistema scolastico tedesco

Il sistema scolastico tedesco è diviso nei seguenti rami:

  • Scuola primaria:con l’inizio della scuola dell’obbligo gli allievi frequentano la Grundschule, solitamente frequentata di mattina. In essa vengono già assegnati dei voti nella maggior parte degli stati federati, tuttavia in alcuni casi gli alunni ottengono solo delle schede di valutazione all’inizio e i primi voti effettivi non prima della 4°.
  • Scuola secondaria di I livello: in questo ramo sono compresi tutti i tipi di istituti a partire dalla classe 5° fino alla 10°. In esso rientrano le Hauptschulen,  le Realschuleni Gymnasieno anche le Gesamtschulen. Secondo il tipo di istituto gli allievi possono lasciare la scuola secondaria di I livello dopo la 9° o anche dopo la 10° classe.
  • Scuola secondaria di II livelloin questo ramo rientra la frequentazione della scuola secondaria superiore liceale, ossia dei tre anni scolastici che precedono la maturità classica, linguistica o scientifica e che si concludono con l’Esame di Stato. Finora questo tipo di istituto è durato dall’11° alla 13° classe, eppure in molti stati federati il passaggio alla maturità si compiva già dopo la 12° classe. Fino al 2016 è probabile che tutti i corsi superiori liceali siano convertiti in tutti i Länder. La scuola secondaria di II livello può anche concludersi con la maturità della Fachhochschule, cioè della scuola universitaria professionale (dopo la 12° classe o meglio dopo l’11°).
    Anche la scuola professionale si annovera nella scuola secondaria di II livello. In essa rientrano tutti gli istituti professionali, le Berufskollegs, Fachoberschulen oder Berufsoberschulen, rispettivamente le scuole professionali, gli istituti tecnici o le scuole (medie) superiore professionali.
  • Secondo iter formativo:In questo ambito rientrano le scuole serali e i corsi accademici in cui si possono recuperare titoli di studio come la licenza media così come la maturità.

Scuola dell’obbligo – Chi deve andare a scuola e per quanto tempo?

Quali alunni debbano andare a scuola e per quanto tempo: anche ciò è regolato in modo distinto in ogni Land. La scuola dell’obbligo a tempo pieno dura di norma 9 o 10 anni. Importante: se per esempio un alunno viene bocciato anche per due volte, la scuola dell’obbligo per lui termina anche alla fine del 7° e/o dell’8° anno.

La scuola dell’obbligo a tempo pieno è seguita dalla scuola professionale obbligatoria, la cui frequentazione non si compie solo seguendo la stessa, bensì anche attraverso la partecipazione a corsi di formazione delle scuole di formazione professionale, la frequentazione della scuola secondaria di I o di II livello. Di norma la scuola dell’obbligo si conclude con la fine della 12° classe.

Le regolamentazioni sulla scuola dell’obbligo vigenti nei Länder sono illustrate nella seguente tabella (per informazioni dettagliate, cfr. legislazioni scolastiche vigenti degli stati federati):

Scuola dell’obbligo in Germania
Stato federale Istruzione obbligatoria (inizio e durata)
Baden-Württemberg ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 5 – 7 anni

·         9 anni e fino al 18° anno d’età obbligo scolastico della scuola professionale (legislazione scolastica §73-76)

Baviera ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 5 – 7 anni

·         12 anni: 9 anni di scuola dell’obbligo a tempo pieno e 3 anni di scuola professionale (articolo 35 della legislazione scolastica bavarese)

Berlino ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 5 – 6 anni

·         10 anni (legislazione scolastica berlinese § 42)

Brandeburgo ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 5 – 7 anni

·         10 anni, fino al 18° anno d’età obbligo scolastico della scuola professionale (legislazione scolastica di Brandeburgo § 39)

Brema ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 6 anni

·         12 anni (legislazione scolastica di Brema § 54)

Amburgo ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 5 – 6 anni

·         9 anni di scuola dell’obbligo a tempo pieno, così come 2 anni di scuola professionale almeno fino al 18° anno d’età (legislazione scolastica di Amburgo §37-41a)

Assia ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 5 – 7 anni

·         9 anni (legislazione scolastica di Assia § 59)

Meclemburgo-Pomerania Anteriore ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 6 anni

·         fino al 18° anno d’età
(legislazione scolastica di Meclemburgo-Pomerania Anteriore §42)

Bassa Sassonia ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 6 – 7 anni

·         12 anni (legislazione scolastica della Bassa Sassonia § 65 (2))

Renania Settentrionale-Vestfalia ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 6 anni

·         10 anni e obbligo scolastico della scuola professionale fino al 18° anno d’età, con tirocinio binario fino al 21° anno d’età (legislazione scolastica della Renania Settentrionale-Vestfalia § 37, 38)

Renania-Palatinato ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 6 anni

·         12 anni o meno (legislazione scolastica della Renania-Palatinato §§ 7, 60 (2))

Saarland ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 5 – 8 anni

·         9 anni di scuola dell’obbligo a tempo pieno, 3 anni di obbligo scolastico della scuola professionale fino a max. 21 anni (legislazione scolastica del Saarland §1-§11)

Sassonia ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 6 – 7 anni

·         9 anni di scuola dell’obbligo a tempo pieno, obbligo scolastico della scuola professionale fino a min. 18 anni (legislazione scolastica della Sassonia § 28)

Sassonia-Anhalt ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 6 anni

·         12 anni: 9 anni di scuola dell’obbligo a tempo pieno, almeno un anno di scuola di formazione professionale (legislazione scolastica di Sassonia-Anhalt § 40)

Schleswig-Holstein ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 6 – 7 anni

·         9 anni di scuola dell’obbligo a tempo pieno, così come l’obbligo scolastico della scuola professionale fino al 18° anno d’età (legislazione scolastica di Schleswig Holstein § 20)

Turingia ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 6 – 7 anni

·         9 anni di scuola dell’obbligo a tempo pieno, così come l’obbligo scolastico della scuola professionale fino a max. 21 anni (legislazione scolastica di Turingia § 17-24)

I genitori e/o coloro che esercitano la patria potestà dei bambini devono accertarsi che i propri figli seguano la scuola dell’obbligo, che siano iscritti in una scuola competente e che la frequentino regolarmente. Inoltre la partecipazione regolare alle lezioni e alla manifestazione obbligatoria deve essere accertata. Se però un alunno è maggiorenne, è lui stesso responsabile dell’iscrizione a una scuola.
A proposito: la scuola dell’obbligo non si applica solo ai bambini di nazionalità tedesca. Anche per i bambini stranieri vale l’obbligo generale di frequentare una scuola.

Che cosa succede se non si segue la scuola dell’obbligo?

Innanzitutto, i genitori sono ritenuti responsabili della frequenza della scuola dell’obbligo e dell’eventuale non frequentazione della stessa. Se esiste un’inosservanza dell’istruzione obbligatoria, si può incorrere in una contravvenzione, poiché è presente un’irregolarità. Si può avviare un procedimento sommario contro gli studenti, solo nel caso in cui lo studente sia perseguibile.

L’intero processo, però, non si tratta tanto di una questione di sanzioni finanziarie, è piuttosto un tentativo di arrivare alle cause profonde dell’assenza ingiustificata e di persuadere l’allievo a tornare a frequentare regolarmente le lezioni. Per fare questo occorre anche la cooperazione intensa degli insegnanti e dei genitori.

Quante scuole esistono realmente?

Quasi circa 37.000 scuole pubbliche esistevano nel 2006 e già pressoché 2.700 scuole private – tendenza in aumento, perché le scuole private sperimentano una crescita costante degli iscritti. Nello stesso anno circa il 6% degli alunni tedeschi andava in una scuola privata. Tuttavia, confrontato con la media dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), questa percentuale è ancora bassa. In questo caso la percentuale degli allievi che frequentano la scuola privata è del 14%.

Selezione degli alunni – o no?

La peculiarità del sistema scolastico tedesco è allo stesso tempo il punto di maggiore critica. Già dopo la scuola primaria gli alunni sono selezionati nei diversi tipi di istituto della scuola secondaria di I livello. La ripartizione degli studenti può fomentare ancor di più delle diseguaglianze sociali e ripercuotersi negativamente soprattutto sugli alunni socialmente svantaggiati, sui figli di immigrati e sui bambini con disabilità, così come affermato dal relatore delle Nazioni Unite Vernor Munoz. La tesi di Munoz è confermata dagli attuali studi Pisa, in cui proprio gli stati federati con scuole secondarie unificate o scuole comunitarie occupano regolarmente i primi posti.

Riferimenti bibliografici:

Unità europea di Eurydice, 2007, Eurydice, la rete di informazione sull’istruzione in Europa, Bruxelles, Unità europea.

UK – The Secret Teacher – The Guardian: gli alunni con disturbi comportamentali stanno mettendo in ginocchio la mia scuola speciale.

Introduzione e traduzione a cura di Barbara Celena

Ho scoperto la rubrica The Secret Teacher un po’ per caso e ricordo che in un primo momento il nome della rubrica mi ha fatto sorridere, mi ricordava la rubrica del cuore di certe riviste femminili, molto femminili, di quando ero piccola.

Poi mi sono chiesta il perché, che bisogno c’è di nascondere la propria identità quando si scrive ad un quotidiano per denunciare qualcosa che non funziona a scuola? Anche da noi ci sono le riviste specializzate che pubblicano lettere di insegnanti che lamentano un qualche malfunzionamento delle istituzioni scolastiche. Da noi in Italia però le denunce sono puntualmente firmate con nome e cognome, talvolta anche l’indicazione della scuola e della materia d’insegnamento, anche con una punta d’orgoglio.

Nel Regno Unito invece si teme a parlare apertamente dei problemi a scuola, così come ne ha un qualsiasi impiegato del settore privato, soprattutto nelle aree con alto tasso di disoccupazione, che si lamenta dell’azienda in cui lavora. Il motivo è lo stesso, il direttore che ti ha assunto può anche decidere di licenziarti nel momento in cui ti lamenti pubblicamente della scuola in cui lavori, o semplicemente decidere di adottare nei tuoi confronti un atteggiamento più “rigido”. A ciò si deve aggiungere il fatto che sono sempre più numerosi gli insegnanti con contratto a tempo determinato, e quindi ancora più desiderosi di lasciare un buon ricordo di sé.

Purtroppo le modifiche al sistema di reclutamento introdotte con la L. 107/2015 fanno presagire che questo desiderio di anonimato contagi presto anche i docenti italiani.

Un altro aspetto a mio parere interessante di questa lettera è il fatto che provenga da un insegnante di una cosiddetta “scuola speciale”. Scuole pensate per accogliere alunni con difficoltà di vario genere che noi raggruppiamo sotto la sigla BES (Bisogni Educativi Speciali) e che nel Regno Unito vengono chiamati SEN (Special Education Needs). Stessa identica sigla per trattamento opposto. Da noi si predica ed auspica l’inclusione di questi alunni in difficoltà (e difficili) mentre oltremanica si creano per loro delle scuole ad hoc[1].

Spesso anche da noi capita di sentire qualcuno che invidia l’istituzione della scuola speciale come soluzione a tutti i problemi della scuola attuale (pubblica e privata, in questo caso non vi è differenza). Alcune volte sono insegnanti esasperati dalla presenza di alunni che appaiono come ingestibili, molte altre sono genitori che temono che la presenza degli alunni in difficoltà possa incidere sul livello dell’istruzione offerta all’intera classe in cui sono inseriti anche i loro figli.

Personalmente penso che l’inclusione sia il modo migliore per far apprezzare la diversità, diffondere la tolleranza, e praticare la solidarietà.

Ho sempre visto nella scuola speciale un luogo triste, lo specchio di un fallimento, il luogo in cui venivano accolti quegli studenti che la scuola pubblica non era riuscita ad includere. Non mi ha mai sfiorato l’idea però che anche lì potessero sentirsi impreparati ad accogliere certi ragazzi. Ho scoperto quindi che ci sono delle unità speciali, dedicate ai ragazzi con problemi comportamentali. Troppo poche rispetto ai casi sempre più numerosi pare. I ragazzi esclusi dalle scuole tradizionali vengono scaricati alle scuole speciali che, a loro volta, li escludono e li scaricano alle unità speciali. Che li accettano finché hanno posto e poi chiudono le porte in faccia anche lì.

È la rinuncia definitiva all’inclusione? Arriverà anche in Italia questo passo indietro velato da “nuovo che avanza”?


https://www.theguardian.com/teacher-network/2016/apr/30/secret-teacher-pupils-behavioural-issues-overwhelming-sen-school

Da The Secret Teacher – The Guardian, Sabato 30 aprile 2016

La mia scuola è pensata per gli studenti con difficoltà di apprendimento non particolarmente gravi ma i loro bisogni vengono ultimamente trascurati a causa dell’arrivo di alunni con gravi disturbi comportamentali

Il comportamento provocatorio e a volte violento di alcuni alunni sta condizionando la nostra attività quotidiana.

Sono in piedi in mezzo al parco giochi, di turno durante l’intervallo, e cerco di fare il mio meglio per tenere l’area sotto controllo.  Un incidente, una lesione o un gioco fisico che diventa violento e in un attimo si verifica un disastro.  Dò uno sguardo al mio orologio – mancano solo due minuti alla fine, per fortuna. Poi vedo Kerry che mi corre incontro. “Signorina! Signorina! Charlie sta piangendo! Jordan è stato tanto cattivo con lui!” Seguo Kerry e vedo Charlie, un bambino con una grave forma di autismo, accovacciato a terra, che singhiozza. “Che cosa succede, Charlie?” gli chiedo. “Jordan continua a dire che sembro un alieno e che è contento che mia mamma stia male,” dice tra i singhiozzi (la mamma di Charlie ha il cancro). Prometto di risolvere la questione ma mentre lo riaccompagno al parco giochi, mi passa per la mente che questa non sarà l’ultima volta oggi che Charlie, e altri come lui, soffriranno per questo tipo di tormento.

Io insegno in una scuola speciale che si occupa di alunni con moderate difficoltà di apprendimento (MLD). I nostri alunni vanno dal ricevimento fino all’undicesimo anno[2], e una gamma di disturbi che vanno da quelli dello spettro autistico e sindrome di Asperger alla sindrome di Down. Queste diagnosi sono spesso accompagnate da una varietà di condizioni mediche, come paralisi cerebrale, che, insieme, ostacolano significativamente la capacità di apprendimento del bambino.

Quella dei BES (Bisogni Educativi Speciali) è un’area complessa e spesso i bambini hanno più di una patologia, ma negli ultimi anni ho notato un graduale cambiamento nel tipo di allievo ammesso nella nostra scuola. Sempre più alunni con gravi problemi comportamentali si trasferiscono dalle scuole tradizionali.

Gli attacchi verbali e persino fisici al personale sono sempre più frequenti.

Se questi allievi hanno problemi gravi- molti soffrono di deficit di attenzione/iperattività (ADHD) –  necessitano di un ambiente pensato per loro; io non posso che pensare che da noi si trovano nel posto sbagliato. La nostra scuola è pensata principalmente per i bambini con difficoltà di apprendimento (come descritto sopra), non problemi comportamentali. Naturalmente ci sono molti bambini che hanno una combinazione di esigenze, ma la mia scuola è attrezzata per supporto agli alunni le cui difficoltà di apprendimento – piuttosto che problemi emotivi e comportamentali – ostacolano l’apprendimento.

A differenza dell’unità speciale di sostegno ai comportamentali con cui sono entrata in contatto recentemente, la nostra scuola non è dotata di porte di sicurezza con codice in ogni stanza. Non abbiamo pulsanti di emergenza ed il personale non è dotato di walkie-talkie per comunicare le emergenze in modo rapido ed efficace. Se un allievo “scatta” e minaccia la sicurezza degli altri alunni e del personale, noi non siamo pronti. Non abbiamo una stanza di isolamento speciale per gli alunni che hanno dimostrato un comportamento molto pericoloso e le nostre punizioni non vengono prese sul serio dagli alunni colpevoli.

Il comportamento provocatorio e a volte violento di alcuni alunni sta seriamente condizionando la nostra attività quotidiana. Attacchi verbali e anche fisici al personale sono diventati più frequenti; proteggere i nostri alunni più deboli è diventato più difficile, e le sospensioni dalle lezioni (di solito da uno a tre giorni) sono ora tristemente la regola.

 Al momento stiamo attraversando un anno particolarmente impegnativo, con tre alunni che condizionano completamente il gruppo dei dodicenni. In classe il contenuto delle lezioni passa inevitabilmente in secondo piano se l’obiettivo è di ridurre al minimo i comportamenti pericolosi. La presentazione dell’argomento e gli esempi vengono ridotti al minimo per evitare il più possibile i cali d’attenzione che portano inevitabilmente al comportamento di rottura. Le attività devono essere velocissime, e l’utilizzo di strumenti potenzialmente pericolosi, quali forbici in arte, viene evitato.

Compromessi come questo aiutano, in quanto questi alunni hanno poco tempo o possibilità di causare guai seri. Ma gli studenti che fanno fatica a cogliere i concetti velocemente, e coloro che prediligono lavorare sul dettaglio vengono decisamente ingannati. Non posso non pensare che i bambini che hanno disperatamente bisogno del nostro ambiente di apprendimento tranquillo, a ritmo lento, non stanno ricevendo quello che avevano chiesto.

Ciò che spaventa di più è cercare di proteggere i nostri studenti più deboli. Ci sono alcuni bambini incredibilmente vulnerabili e nervosi la cui vita scolastica è diventata un incubo, nonostante i nostri sforzi per proteggerli. Il tasso di frequenza di una ragazza particolarmente timida che soffre di autismo e di grave mancanza di fiducia è crollata; si rifiuta di venire a scuola “a causa del rumore e parolacce che si sentono in classe”.

Anche il personale accusa il colpo. Mi vergogno ad ammettere di essermi sentita sollevata l’anno scorso quando un’allieva estremamente difficile è stata finalmente espulsa definitivamente. L’uso regolare di un linguaggio volgare, nessun riguardo per le regole della scuola e comportamento pericoloso erano la norma. Era sempre in ritardo alle lezioni ed entrava senza chiedere permesso (solitamente con su le cuffie con la musica a tutto volume) e se ripresa reagiva con parolacce e rifiutava di togliere le cuffie e consegnare il cellulare in direzione (come da regola della scuola). Era un bullo seriale, nei confronti degli alunni più vulnerabili, inclusi quelli con problemi di salute mentale.

L’unica cosa che migliorava per poco il suo comportamento era la minaccia di non partecipare alla gita scolastica annuale. Ma una volta passata eravamo daccapo. I nostri allievi MLD possono comportarsi male (come tutti gli altri ragazzi) – possono essere scortesi, camminare trascinando i piedi e sono chiacchieroni e destabilizzanti- ma non allo stesso livello di questa alunna.

Non sto dicendo che questi ragazzi meritino meno degli altri ad accedere alla migliore istruzione e opportunità. Ma le scuole speciali come la mia non sono il posto giusto per loro. Nei casi più estremi quando un bambino ha una diagnosi come ADHD o altro disturbo, una scuola specializzata in disturbi del comportamento, emozionale e sociale (BESD) può essere il posto migliore per loro. In pochi casi anche le scuole tradizionali con le unità per alunni con difficoltà possono costituire una soluzione efficace.

Il problema è che le scuole ordinarie sono così gravate dall’esigenza di raggiungere gli obiettivi nazionali che sono riluttanti ad accogliere qualsiasi allievo che possa essere d’intralcio. Perdipiù, le risorse necessarie a supportare gli alunni con disturbi del comportamento sono state tagliate dai budget sempre più ridotti. Ci sono tristemente poche scuole secondarie tradizionali nel Regno Unito dotate di unità speciali per il comportamento e pochissime realtà BESD e di conseguenza le iscrizioni superano sempre il limite previsto.

Ma non possiamo continuare a nascondere il problema “del disturbo del comportamento„ sotto il tappeto. Scaricare gli allievi il cui principale ostacolo all’apprendimento è il disturbo sociale ed emozionale in una scuola speciale come la mia non è la soluzione.


[1] Gli alunni BES possono frequentare una scuola tradizionale “mainstream”, o “special”, dedicata ai BES

[2] Dai 5 ai 16 anni, l’obbligo scolastico in UK (N.d.T.)

Les Echos, Francia – Scuola: le novità dell’anno scolastico 2017-2018

traduzione a cura di Marianna Cosma

 

Valéry Mazuir, Les Echos.fr, 1/09/2017

Riduzione dei ritmi scolastici, aiuto per i compiti pomeridiani, ritorno delle classi bilingue: panoramica dei cambiamenti annunciati da Jean-Michel Blanquer, Ministro dell’istruzione francese, per il primo rientro scolastico del quinquennio Macron.

Dal suo insediamento in maggio, il nuovo Ministro dell’Istruzione, Jean-Michel Blanquer,  non si è risparmiato gli annunci e le uscite mediatiche, guadagnando spesso l’accusa di seguire l’eredità di Hollande. Per il primo rientro scolastico del quinquennio Macron, egli ha operato riforme diversamente apprezzate dalla comunità scolastica: riduzione dei ritmi e ammorbidimento della riforma della scuola secondaria di I grado, aiuto per i compiti pomeridiani, limitazione delle classi di prima elementare ad un massimo di 12 alunni, ampliamento dei corsi di recupero estivi per gli alunni che dovranno iniziare la scuola media nei quartieri più problematici. Egli ha anche richiamato l’interesse verso la bocciatura in alcuni casi specifici. Ecco una panoramica.

È la misura di punta di questo nuovo anno scolastico 2017 e la realizzazione, parziale, di una promessa della campagna elettorale di Emmanuel Macron. Le 2500 classi di prima elementare nelle scuole situate nei quartieri più sfavoriti avranno un massimo di 12 alunni ciascuna. Il 70% di queste classi avrà un massimo di 12 alunni mentre alle altre saranno destinate due maestre, per mancanza di un numero sufficiente di aule.

Questa misura, chiamata ad allargarsi gradualmente anche alla classe successiva delle zone più complicate, attingerà gli insegnanti dal bacino del programma “Più maestri che classi”, che consiste nel destinare un insegnante supplementare all’interno di ogni scuola. Gli insegnanti che appartenevano a questo programma ne criticano l’annunciata soppressione, soprattutto perché non c’è stato il tempo di valutarne l’effetto.

Per spronare gli insegnanti ad impegnarsi, verrà probabilmente proposto un premio annuale, ma le discussioni sul budget disponibile sono ancora in corso. Durante la campagna elettorale, Macron aveva promesso un aumento di 3.000 euro netti all’anno per gli insegnanti delle zone più a rischio.

Ritmi scolastici adattati

Circa un terzo delle scuole primarie passano alla settimana di quattro giorni da settembre, rimangiandosi così i quattro giorni e mezzo stabiliti durante il quinquennio precedente (nel 2013 e 2014). Si tratta del terzo cambio di orario in 9 anni, dato che gli alunni della scuola primaria erano già passati dalla settimana di  quattro giorni e mezzo a quella di quattro giorni nel 2008, sotto Nicolas Sarkozy.

La Rue de Grenelle (sede del Ministero dell’Istruzione) evoca la “nuova libertà” di cui si sono appropriati i comuni, che beneficeranno di risparmi grazie alla settimana di quattro giorni. Gli specialisti dell’infanzia lamentano che l’interesse verso i bambini passa in secondo piano rispetto a quello degli adulti. Nella maggior parte dei paesi dell’OCSE paragonabili alla Francia si frequentano cinque giorni di scuola alla settimana.

Tagli al personale ausiliario

Il governo vuole diminuire il numero di personale ausiliario[1], giudicato costoso e poco efficacie. I comuni, incaricati della cura materiale degli stabilimenti scolastici e dell’assegnazione di una parte del personale ausiliario, hanno fatto largo utilizzo di questi lavoratori, per assicurare tutte le funzioni ausiliare necessarie, come accompagnatori degli alunni con handicap, aiuti amministrativi o referenti di plesso. Il ministro ha promesso che non ci sarà personale ausiliario in meno per l’accoglienza di alunni con handicap. Ma, alla fine dei conti, il sistema educativo conterà 23.000 ausiliari in meno rispetto allo scorso anno, come calcolato dal sindacato Snuipp-FSU, il primo sindacato dei professori della scuola. Come conseguenza di questo taglio, alla Réunion il rientro a scuola è stato posticipato di cinque giorni nella maggio parte dei comuni. E anche a Valorbiquet, un piccolo comune del Calvados.

La riforma della scuola secondaria di I grado ammorbidita

Dal corrente anno scolastico, le scuole medie che lo desiderano possono reintrodurre i corsi opzionali di latino e greco, sviluppare le classi bilingue e le sezioni europee, di cui solo una parte era sopravvissuta alla riforma della scuola secondaria di I grado operata un anno fa dal prcedente ministro, Najat Vallaud-Belkacem.

Il programma “compiti eseguiti”

Questo programma propone di aiutare gratuitamente gli alunni a fare i loro compiti all’interno dello stabilimento scolastico, se le famiglie lo desiderano, grazie a un tempo studio assistito. La sua realizzazione all’interno delle scuole sarà progressiva negli anni scolastici futuri (2018-2019-20120). L’obiettivo è di poterlo proporre al 20% degli alunni delle scuole medie nel 2017. “Proporremo la possibilità di studiare a scuola a tutti gli studenti che lo desiderano”, spiega Jean-Michel Blanquer, che assicura che “il programma sarà operativo dal 1 novembre”. Per questo programma potranno essere utilizzati gli insegnanti che volontariamente daranno la propria disponibilità e saranno pagati con ore di straordinario, ma anche personale ausiliario, volontari del servizio civile, associazioni, pensionati o anche degli studenti.

Corsi di recupero prima dell’inizio della prima media

In giugno, il ministro aveva annunciato dei corsi gratuiti di una settimana prima dell’inizio della prima media, almeno nelle zone più disagiate e sfavorite. Centrati su francese e matematica, essi saranno tenuti da insegnanti volontari pagati con straordinari. I sindacati degli insegnanti ricordano che questa settimana di “pre-ingresso” destinata agli studenti esiste già da numerosi anni. Essi affermano che questi corsi non hanno avuto nessun aumento di importanza in questo mese di agosto. “Sono delle operazioni costose e non è stato eseguito alcun pagamento”, dice Stéphane Crochet, segretario generale del SE-unsa, un sindacato di insegnanti.

Il rientro in musica

Il ministro dell’educazione auspica “un rientro in musica”: “studenti, professori, genitori, cori e  orchestre” sono invitati “a suonare nelle scuole durante il primo giorno di scuola”. Un annuncio che ha, al meglio, fatto sorridere gli insegnanti. “I colleghi non hanno di certo atteso le parole del ministro per tentare di fare del primo giorno di scuola una giornata il più piacevole possibile”, nota Francette Popineau, del Snuipp-FSU. “questo tipo di cose non si improvvisa”, afferma.

Valutazione degli studenti in prima elementare e in prima media

Jean-Michel Blanquer ha annunciato che i bambini saranno valutati “in alcuni momenti chiave” del loro percorso, cioè in prima elementare e in prima media. Queste valutazioni avranno luogo fin dal mese di settembre in prima elementare e in novembre per la prima media. Gli esercizi, centrati sulla conoscenza del francese e della matematica, sono stati elaborati in luglio dal ministero, con dei ricercatori e degli specialisti dell’apprendimento.

Non è la prima volta che i piccoli francesi dovranno sottoporsi a dei test. Delle valutazioni lanciate nel 2009 in seconda  e in quinta elementare in mezzo e alla fine dell’anno scolastico sono state sospese nel 2013, perché giudicate poco convincenti dall’”Alto Consiglio dell’Educazione”, organismo consultato regolarmente dal Ministero dell’Istruzione francese.

La bocciatura in alcuni casi

Il ministro annuncia di volerla “autorizzare di nuovo” a partire da questo anno scolastico. Egli segna quindi un leggero cambiamento rispetto alla politica di Najat Vallau-Belkacem che aveva firmato nel 2014 un decreto che affermava “il carattere eccezionale della bocciatura”. Per Blanquer, questo strumento puo’ “talvolta rivelarsi benefico per lo studente” e se la bocciatura “deve rimanere rara”, “non bisogna impedire di farla”.

Altre riforme future

Trasformare la maturità. Il ministro dell’Istruzione vuole “una maturità muscolosa”, dove il legame con la formazione successiva sarà più forte rispetto a quello attuale. Ne vuole fare un trampolino per il proseguimento del percorso dell’alunno, più che una “valutazione finale” alla fine delle superiori. Il Primo Ministro Edouard Philippe ha promesso una maturità riformata entro il 2021. “Sarà operata una consultazione fin dai primi giorni di questo nuovo anno scolastico, per concentrare le prove finali su un numero più conciso di materie e definire ciò che verrà valutato con compiti in classe annuali”, spiega il Ministro. Questa consultazione sfocerà “prima di settembre 2018, ad una realizzazione completa di questa riforma della maturità 2021”, precisa il Primo Ministro. L’ultimo tentativo di riforma dell’Esame di Stato conclusivo è datata 2004 ed ha avuto vita breve. Ogni anno la maturità è bersaglio di critiche sempre più vive. È considerata troppo costosa (tra i 56 milioni e 1,5 miliardi) e inutile dato che il tasso di riuscita sfiora il 90% ma molti diplomati non superano poi i test d’ingresso alle università.

Calendario scolastico e vacanze

Jean-Michel Blanquer ha annunciato che sarà aperta una consultazione in autunno per rivedere il calendario scolastico e la durata delle vacanze.

[1] Si tratta del personale che rientra nel programma del Ministero del Lavoro francese indirizzato ai lavoratori più in difficoltà (iscritti alle liste di collocamento da molto tempo e senza occupazione da anni), per i quali si prevedono contratti specifici (al lavoratore è richiesto un impegno di almeno 20 ore alla settimana) il cui pagamento è a carico dello Stato

Pagina 12 – L’Argentina è vicina

Introduzione traduzione di Silvia Serini

Difficilmente l’Argentina neoliberale di Maurizio Macrì conquista le prime pagine dei giornali e delle tv. Questo perché i Paesi che catturano l’attenzione a livello internazionale sono altri, come l’immarcescibile Cuba o il Venezuela. Eppure, di motivi per raccontare ciò che sta accadendo in Argentina ce ne sarebbero molti. A partire dall’inquietante scomparsa nel nulla del giovane Santiago Maldonado[1] che proietta sul Paese ombre sinistre di un passato terribile che nessuno vorrebbe rivivere. Noi riteniamo che meriti di trovare spazio anche il racconto di un progetto di sperimentazione didattica intitolato “Secondaria del futuro”. Un progetto cui il governo sembra tenere molto e che, al di là di parole d’ordine come “tecnologia”, “internet”, e raccordo con il mondo del lavoro”, presenta aspetti quantomeno discutibili. Le modalità, la metodologia e i tempi di attuazione, nonché le partnership scelte (ad esempio la Banca mondiale come finanziatrice e autrice dei materiali didattici su cui studiare) e le pressioni ricevute da quanti hanno esternato le loro perplessità nei confronti di tale disegno costituiscono motivo di riflessione e di preoccupazione. Anche perché, a ben guardare, questo progetto, nelle sue linee costitutive, assomiglia tantissimo alle “innovative” e sciagurate riforme scolastiche di casa nostra.

[1] Sulla vicenda del giovane attivista scomparso si rimanda a: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-santiago_maldonado_il_primo_desaparecido_nellargentina_di_macri/82_21147/

 

Le scuole dicono NO

https://www.pagina12.com.ar/61811-repudio-en-las-escuelas.

Gli insegnanti e i genitori di 10 delle 17 scuole di Buenos Aires in cui, l’anno prossimo, verrà attuato il programma “Secondaria del futuro” hanno esplicitato il loro dissenso nei confronti di tale progetto attraverso comunicati. Al loro, si è aggiunto il ​​rifiuto di altre 17 scuole che non sono all’interno del progetto-pilota per il 2018, ma nei quali il programma sarà applicato nei prossimi quattro anni. Nel frattempo, la richiesta degli studenti è cresciuta per tutta la settimana e ci sono già 17 scuole scelte in città. In un‘intervista con Pagina 12, gli insegnanti di diverse scuole pilota hanno indicato di aver appreso della riforma nel corso dell’ultimo mese e che nelle riunioni con i rappresentanti del Ministero della Pubblica istruzione non hanno ricevuto risposta relativamente a come saranno attuati i punti fondamentali del nuovo piano – ristrutturazione dell’impianto didattico, inserimento di lezioni e tirocini durante l’ultimo anno scolastico – ma è stato precisato soltanto che la riforma avrebbe sarà implementata da marzo in modo insoddisfacente. Gli insegnanti hanno anche affermato che quanti, tra docenti e studenti, si oppongono alla riforma hanno subito forti pressioni dal Ministero.

“Secondaria del futuro” è il nome con cui il Ministero dell’Istruzione di Buenos Aires, guidato da Soledad Acuña, ha deciso di attuare una nuova riforma nelle scuole pubbliche della città. Il progetto è stato presentato alla fine dello scorso mese attraverso un documento che spiega le linee guida di base: la secondaria propriamente detta sarà divisa in un ciclo di base di due anni, un ciclo orientativo della stessa durata e un “anno integrativo e formativo oltre la scuola”. Tale annata sarà, a sua volta, divisa in due parti: “il 50 per cento del tempo scolastico verrà dedicato all’applicazione dell’apprendimento in aziende e organizzazioni secondo i talenti e gli interessi di ciascun studente” e l’altra metà “sarà finalizzata allo sviluppo di competenze e progetti legati all’imprenditorialità”, dice il documento. Il piano di attuazione della riforma prevede la sperimentazione in 17 scuole nel 2018, in 42 scuole nel 2019, 42 nel 2020 e 42 nel 2021.

La comunità educativa che comprende dieci delle scuole in cui la riforma sarà lanciata l’anno prossimo ha manifestato la propria contrarietà attraverso comunicati e note indirizzate al ministero. Si tratta dei seguenti istituti:  Scuola di danza 1 Ceramics 1; Commerciale 34; il Liceo 9; Scuola 7 Pueyrredón; la Normale 6; la Normale 9; la Normale 1 e il Liceo Lingue vive. Hanno dichiarato la loro opposizione alla riforma anche altri 17 istituti: la Scuola 8 Roca; Esnaola; Liceo 4; Commerciale 4; Eem 1; l’Et 29; Mariano Moreno; Scuola Niní Marshall School; l’Eem 2 DI 14 Argentines Jr; Collegio 4 Nicolás Avellaneda; Collegio Rodolfo Walsh; Jorge Donn; Scuola di Ceramica Arranz; ET 26; il Colegio N°6  Manuel Belgrano; l’Ens 7 José María Torres e la Fine Arts ESEA Manuel Belgrano. Il rifiuto, dunque, è stato espresso da ben 27 istituti scolastici di Buenos Aires.

“L’unica cosa che abbiamo ricevuto come insegnanti da parte del Ministero è stato un power-point il 29 agosto, nel quale veniva descritto in modo schematico in che cosa sarebbe consistita la riforma”, ha dichiarato Patricia Conway, professoressa presso l’Escuela Superior 6, uno degli istituti- pilota della riforma. “Coloro che dovevano fornirci informazioni sono stati invitati a non diffonderle tra gli insegnanti. Siamo contrari a qualsiasi riforma che avvenga in modo incoerente, soprattutto quando il lavoro di molti insegnanti è a rischio”, ha aggiunto. Secondo la Conway, i rappresentanti del ministero hanno detto loro che l’attuazione della riforma nella scuola è già definitiva. “Oggi (ieri) abbiamo programmato una nuova riunione al ministero, poi annullata all’ultimo momento”, ha detto l’insegnante.

La Conway ha inoltre denunciato che, dal momento che ci sono state resistenze, il ministero ha avviato manovre disciplinatrici verso insegnanti e studenti che non sono d’accordo. “La sensazione è molto tesa. Il ministero sta mettendo molta pressione. Un giorno di questa settimana, due persone che si sono presentate come addetti alla manutenzione, sono venute a scuola domandando agli studenti cosa pensavano della riforma e ha chiesto loro i nomi degli insegnanti che sono contrari e che tengono incontri per discuterne”, ha detto. In un’altra occasione, anche durante questa settimana, “due persone del ministero sono venute a scuola accompagnate da un militante che era un ex studente della scuola e ha cercato di convincere i ragazzi a non fare un colpo a scuola”, ha detto più tardi.

Bárbara Orbuch, insegnante di un altro istituto in cui la riforma sarà applicata l’anno prossimo, la Ceramics  School 1, ha affermato che il primo contatto che il ministero ha avuto con la sua scuola è avvenuto tramite un messaggio di posta ai suoi dirigenti. “È arrivato ai loro conti privati ​​con l’indicazione di non lasciare andare l’informazione agli insegnanti. Poi hanno cominciato a ottenere materiale sulla riforma. Si tratta di testi prodotti da persone della Banca Mondiale; noi lo sappiamo perché finisce per filtrare tutto. Così ne siamo venuti a conoscenza noi  insegnanti” ha ricordato la Orbuch, aggiungendo che “abbiamo anche appreso che i gestori hanno detto che ci sarebbe stata una ricompensa per coloro che si dichiarano disposti ad accettare la riforma”.

I docenti della Ceramics School 1 hanno avuto un incontro con i rappresentanti del Ministero, anche se, secondo la Orbuch, non hanno ricevuto molte risposte. “Non ci hanno detto assolutamente nulla di preciso circa i punti importanti della riforma, come ad esempio il tutoraggio, lo stage presso le aziende o le posizioni degli insegnanti. Le risposte erano molto sfuggenti. Quello che hanno detto è che in marzo sarebbe stato implementato”, ha continuato l’insegnante. “Ciò che ci preoccupa è che si tratta di una riforma strutturale che cambierà il modo in cui gli insegnanti verranno assunti. Abbiamo avuto un incontro con i genitori mercoledì scorso e il sostegno agli insegnanti, alla nostra reazione contro la riforma, è stato condiviso e generalizzato”, ha detto. Il progetto prevede una modernizzazione nelle scuole per integrare le nuove tecnologie. Tuttavia, la Orbuch non ritiene che ciò sia fattibile in un tempo così breve, perché “la scuola ha enormi problemi sul piano edilizio” e “non dispone di internet né degli spazi fisici idonei per realizzare ciò che si propone di fare”. “Una riforma strutturale merita una profonda discussione, almeno un congresso educativo. Ma niente è stato discusso qui, hanno avallato una riforma che verrà implementata in pochi mesi senza sapere come”, ha concluso l’insegnante.

Secondo quanto ha raccontato a questo giornale un’insegnante della Scuola Commerciale 34, un altro istituto-pilota, la modalità di comunicazione dell’attuazione della riforma presso l’istituto è stata simile: “Hanno avvertito prima i direttori, che hanno parlato con un paio di insegnanti per chiedere loro discrezione, in modo che non parlino”, ha detto. “Da un giorno all’altro abbiamo appreso che saremmo stati una scuola pilota per la riforma. Ce ne hanno parlato come qualcosa di già deciso, senza possibilità di discutere nulla”, ha detto il docente, che ha deciso di non rivelare il suo nome per le pressioni che stanno ottenendo gli insegnanti e gli studenti, da parte dei responsabili e del ministero. “Una volta che abbiamo scoperto la cosa, abbiamo iniziato ad organizzarci; vi è un impegno molto forte da parte degli insegnanti nel rifiutare il nuovo piano. Abbiamo già inviato due lettere al ministero”, ha detto. L’insegnante ha spiegato che “da quel momento è iniziato un processo di grandissima persecuzione degli insegnanti e dei ragazzi che partecipano al Centro degli studenti, formatosi all’indomani del progetto della  riforma”. Nell’incontro tenuto con i membri del ministero, avevano ottenuto informazioni vaghe come quelle descritte dagli insegnanti delle altre scuole. Come ha detto, “ci è stato risposto che non importa cosa succederà dal momento che la riforma sarebbe sarà applicata comunque; che si può discutere, ma la riforma si applicherà indipendentemente dal fatto che piaccia o meno. Per quel che riguarda il corpo docente ci è stato detto di non preoccuparci, perché il lavoro sarebbe stato garantito a tutti, sebbene non siano stati in grado di spiegarci come sarebbe stato, e dove. Un’altra richiesta mossa ai  funzionari riguardava i tutori, e la risposta è stata che ancora ‘stanno vedendo’; malgrado ciò, da due giorni, la ministra Soledad Acuña ha detto in una nota che i tutor sarebbero stati le aziende in cui i ragazzi svolgono i tirocini”. “Circa le infrastrutture ci hanno detto che il necessario arriverà a marzo, ossia nello stesso mese in cui si inizierà ad attuare la riforma”, ha detto allora, ed ha ricordato che per ciò che concerne la  formazione per gli insegnanti “ha indicato che partiranno da novembre e che dureranno tre settimane. Circa gli stage non ci hanno detto nulla”.

 

Sueddeutsche – Schulz: La Germania deve diventare lo stato numero uno in materia di istruzione

Introduzione e traduzione di Roberta Fausta Ilaria Visone

È periodo di elezioni in Germania e ogni campagna elettorale che si rispetti è impregnata di buone intenzioni. Il candidato cancelliere dell’SPD Martin Schulz, già noto come presidente del Parlamento europeo fino al 17 gennaio 2017 vuole rendere la Germania la nazione numero uno e affinché ciò accada, afferma la necessità di stanziare fondi e di abolire il cosiddetto “divieto di cooperazione” fra confederazione e Länder previsto dalla legge fondamentale. Com’è noto, in ogni stato federato vige una determinata legislazione scolastica e ciò ostacolerebbe l’organizzazione scolastica tedesca. Inoltre questo divieto impedisce alla confederazione di investire nelle scuole. Nel programma di Schulz, sostenuto dai Primi Ministri dei Länder in cui domina il suo partito, l’SPD, sono presente sette punti chiave per il miglioramento della scuola e il desiderio del candidato cancelliere di raggiungere un cosiddetto “federalismo di istruzione cooperativo”.

Scopriamo nel dettaglio gli aspetti del suo programma e in pillole il pensiero di altri partiti politici in merito all’abolizione del divieto di cooperazione fra confederazione e Länder.

http://www.sueddeutsche.de/politik/spd-kanzlerkandidat-schulz-deutschland-muss-bildungsland-nummer-eins-werden-1.3644106.

Schulz: La Germania deve diventare lo stato numero uno in materia di istruzione

  • Il candidato cancelliere del Partito Socialdemocratico di Germania (SPD) Martin Schulz desidera trasformare completamente la politica scolastica della Germania.
  • Il suo approccio: Il governo federale deve rinforzare le scuole e investire dodici miliardi di euro entro quattro anni.
  • Ragion per cui, per il settore dell’istruzione, Schulz vuole abolire il divieto di cooperazione fra confederazione e stati federati previsto dalla costituzione.

di Jakob Schulz, Berlino

Naturalmente ogni settimana in campagna elettorale è importante. Eppure alcuni dovrebbero essere ancora un po’ più carichi di altri per i partiti e per i loro candidati capolista. Alla fine di questa settimana il candidato cancelliere SPD Martin Schulz incontrerà per il primo e unico duello televisivo la cancelliera Angela Merkel (CDU). Per Schulz si tratterà di una data conclusiva della propria campagna elettorale: forse l’occasione migliore di catapultare ancora una volta l’SPD affianco all’Unione Cristiano-Democratica di Germania (CDU) nei sondaggi. Schulz usa i giorni prima del duello per inculcare ancora di più i suoi messaggi principali nelle teste degli elettori. Merkel? “Altezzosa”, ha criticato Schulz. La faccenda diesel? La cancelliera non ha “alcun programma”, ha infine rimbrottato. E ora anche la tematica della formazione.

“Soltanto una società giusta ha un futuro”, afferma Schulz questo lunedì nella sede dell’SPD Willy-Brandt-Haus a Berlino, dove presenta la sua politica scolastica. In qualità di cancelliere il capo dell’SPD vuole trasformare completamente la politica scolastica e renderla più corretta e sostenibile. La sua “alleanza nazionale per la Germania in materia di formazione” ha sette punti chiave:

  1. La formazione deve diventare gratuita, dall’asilo con assistenza a tempo pieno fino al ciclo di studi post-secondari e al livello di mastro.
  2. I genitori e i bambini tedeschi hanno diritto all’assistenza a tempo pieno.
  3. Le scuolein tutto il Paese devono essere risanate e modernizzate.
  4. D’ora in avanti deve diventare ovvio ricorrere ai mezzi digitali quanto ai libri di testo.
  5. I requisiti e i piani di studi negli stati federati devono essere adattati “a un livello superiore”.
  6. L’assistenza sociale e il lavoro giovanile nelle scuole devono essere potenziati.
  7. Le scuole professionali devono essere rinforzate.

Fulcro delle elezioni del Süddeutsche Zeitung

Per la presentazione si è portato il rinforzo. Sette Primi Ministri e Ministre provenienti dagli stati federati governati dall’SPD fiancheggiano il candidato cancelliere, nel momento in cui presenta i fondamenti della sua alleanza di formazione. Il messaggio: Anche se nei sondaggi i socialdemocratici sono calati a circa quattro settimane prima dell’elezione, il partito si regge in piedi dietro di esso e dietro la relativa visione.

Schulz: Il divieto di cooperazione frena l’organizzazione scolastica tedesca

“Desideriamo rendere la Germania il paese numero uno in Europa in materia di formazione e di qualificazione”, afferma Schulz. La confederazione deve perciò mettere a disposizione dodici miliardi di euro in più nella prossima legislatura. Eppure il cosiddetto divieto di cooperazione è al contempo di ostacolo al candidato cancelliere: è stabilito dalla costituzione e proibisce alla confederazione di investire nelle scuole. La critica di Schulz: il divieto frena l’organizzazione scolastica tedesca e deve quindi essere abolito e sostituito con un “federalismo di istruzione cooperativo”. Questa richiesta non è nuova: è presente anche nel programma elettorale dei socialdemocratici. Intanto gli ostacoli sono grandi: per un cambiamento della legge fondamentale bisogna avere una maggioranza di due terzi nel parlamento. E i Presidenti dei Länder sono solitamente poco inclini al trasferire l’autorità alla confederazione.

Per questo alla Willy-Brandt-Haus i sette capi di stato delle regioni governate dall’SPD hanno un ruolo rilevante durante la presentazione del loro capo di partito. Il concetto di “alleanza nazionale in materia di formazione” è nato in uno “scambio molto intenso” coi capi dei Länder, riferisce Schulz. Tuttavia oltre a loro devono seguire l’esempio anche il CDU/ CSU (Unione Cristiano-Sociale in Baviera) così come i Presidenti dei restanti Länder. L’Unione ha già rifiutato i suggerimenti di Schulz, afferma il capo dell’SPD, eppure otterrà l’alleanza di formazione – “non importa come”. È sicuro che, “quando ci sono soldi, sono i Primi Ministri della CDU a venire per primi”.

In ogni caso non sono solo i socialdemocratici a valutare in modo critico il divieto di cooperazione fra confederazione e Länder nel settore dell’istruzione. Prima dell’elezione al Parlamento anche il Partito Democratico Libero (FDP) e i Verdi si sono vincolati al fatto di voler abrogare il divieto dalla costituzione. Del tutto pensabile, pertanto, che il divieto di cooperazione possa effettivamente essere cancellato nella prossima legislatura, che sia con Martin Schulz come cancelliere oppure no.

BBC – Come il Canada è diventato una superpotenza dell’istruzione

traduzione e introduzione di Barbara Celena

Sui test Invalsi, Pisa e tutti quei test che piovono dall’alto abbiamo letto e scritto di tutto. In linea generale gli insegnanti – no, non solo quelli Italiani! – li disprezzano, gli allievi li temono, i genitori storcono il naso però poi li controllano perché così finalmente possono offendere gli insegnanti con i dati alla mano. Questo è quello che si verifica ogni anno, con le dovute eccezioni ovviamente.

Quel che emerge dall’analisi dei dati è sempre la stessa storia: gli asiatici sono bravissimi in matematica, i sistemi scolastici migliori sono quelli più rigidi, i paesi più freddi d’Europa sono anni luce avanti, negli Stati Uniti i ragazzi vengono preparati alle più prestigiose Università del mondo. E purtroppo i più bravi sono i più ricchi, non ci possiamo far niente.

Gli ultimi risultati del Pisa test sono stati una vera e propria sorpresa: il Canada è diventato una superpotenza dell’istruzione!

Il Canada che non ha un sistema scolastico centralizzato, il Canada che ha due lingue ufficiali, il Canada più vicino culturalmente all’Europa che ai confinanti Stati Uniti d’America, il Canada che accoglie i migranti e li prepara all’Università, il Canada paladino delle pari opportunità, il Canada che paga bene gli insegnanti… Come avrà fatto a raggiungere questi ottimi risultati?

Ma esiste davvero una ricetta per diventare una “superpotenza dell’istruzione”?

 

http://www.bbc.com/news/business-40708421

Sean Coughlan, BBC.com 2 Agosto

Quando si parla dei sistemi educativi migliori al mondo di solito si menzionano potenze asiatiche come Singapore e Corea del sud o i saccenti paesi nordeuropei come la Finlandia e la Norvegia.

Pur godendo di minore riconoscimento, il Canada è salito in cima alle classifiche internazionali.

Agli ultimi test internazionali Pisa[1], il Canada è stato uno dei pochi paesi a comparire nella top 10 per matematica, scienze e lettura.

I test, gestiti dall’OCSE, sono un importante studio del livello di istruzione e pongono gli adolescenti del Canada tra i più istruiti nel mondo.

Mostrano un discreto vantaggio rispetto ai vicini statunitensi ed ai paesi europei con cui hanno forti legami culturali come il Regno Unito e la Francia.

A livello universitario, il Canada ha la più alta percentuale di adulti in età lavorativa che ha ricevuto un’istruzione superiore – il 55% rispetto alla media dei paesi OCSE del 35%.

Studenti migranti

Il successo del Canada nei test scolastici è molto insolito anche rispetto ad altre tendenze internazionali.

Solitamente le prestazioni migliori le raggiungono le società più coese e compatte e il paese che attualmente detiene il primato, Singapore, viene visto come un modello di progresso sistematico, dove ogni parte del sistema educativo è integrata in una strategia nazionale globale.

Il Canada non ha nemmeno un sistema nazionale di istruzione, si fonda su province autonome ed è difficile pensare a paesi più diversi tra loro come la città-stato di Singapore e l’immensa distesa terrestre del Canada.

L’OCSE, cercando di capire il segreto del successo del Canada, ha descritto il ruolo del governo federale come “limitato e talvolta inesistente”.

Inoltre, caratteristica del Canada non molto conosciuta è l’elevata percentuale di migranti all’interno della sua popolazione scolastica.

Più di un terzo dei giovani adulti in Canada proviene da famiglie in cui entrambi i genitori sono originari di un altro paese.

Ma i bambini delle famiglie di migranti appena arrivati ​​sembrano integrarsi piuttosto velocemente tanto da raggiungere gli stessi alti risultati dei compagni di classe.

Esaminando le ultime classifiche Pisa più da vicino, a livello regionale piuttosto che a livello nazionale, si notano in Canada risultati ancora migliori.

Se le varie province canadesi concorressero come paesi separati, tre di essi, Alberta, Columbia Britannica e Quebec, sarebbero nei primi cinque posti per la scienza del mondo, insieme a Singapore e Giappone e al di sopra di quelli della Finlandia e di Hong Kong.

Quindi, come ha fatto il Canada a superare molti altri paesi nell’istruzione?

Andreas Schleicher, direttore dell’istruzione dell’OCSE, afferma che il “concetto principe che accomuna tutto il Canada è l’equità”.

Nonostante le diverse politiche nelle singole province, c’è l’impegno comune ad offrire pari opportunità a scuola.

Dice che c’è un forte senso di giustizia e rispetto delle pari opportunità – e questo di vede negli alti risultati raggiunti a livello accademico da parte dei migranti di seconda generazione.

I test Pisa mostrano che, a tre anni dall’arrivo, i figli di nuovi migranti hanno gli stessi punteggi alti dei loro compagni di scuola.

Questo fa del Canada uno dei pochi paesi in cui i bambini migranti raggiungono un livello simile alle loro coetanei non migranti.

Un’altra caratteristica distintiva è che gli insegnanti in Canada vengono ben pagati secondo standard internazionali e l’accesso nell’insegnamento è molto selettivo.

Pari opportunità

Il prof. David Booth, dell’Istituto Ontario di Pedagogia dell’Università di Toronto, mette in evidenza la “forte alfabetizzazione di base” del Canada.

Ci sono stati sforzi sistematici per migliorare l’alfabetizzazione di base, con personale ben preparato, risorse come le biblioteche scolastiche e test e valutazioni per identificare scuole o alunni in difficoltà.

Il Prof. John Jerrim, dell’UCL Institute di Londra, afferma che l’ottimo posizionamento del Canada riflette il minimo divario socio-economico nelle scuole.

Piuttosto che un paese di alti e bassi, i risultati del Canada mostrano una media molto elevata, con una scarsa differenza tra gli studenti privilegiati e quelli svantaggiati.

Gli ultimi test Pisa per la scienza mostrano che la differenza di punteggio in Canada causata da differenze socio-economiche é del 9%, rispetto al 20% in Francia e del 17% a Singapore.

L’equo risultato ci aiuta molto a capire le ragioni degli ottimi risultati raggiunti dal Canada. Non mostra una nicchia di risultati scarsi legati alla povertà.

È un sistema notevolmente omogeneo. Così come è trascurabile il divario tra studenti ricchi e poveri, allo stesso modo è minima la differenza di risultati tra scuole, rispetto alla media dei paesi sviluppati.

Il prof. Jerrim ritiene che in Canada la massiccia immigrazione, invece che una potenziale causa del calo dei risultati, rischi di essere elemento importante della ragione del successo.

I migranti che arrivano in Canada, molti provenienti da paesi come Cina, India e Pakistan, sono spesso relativamente ben istruiti loro stessi e ambiziosi per quanto riguarda la futura carriera dei loro figli.

Il Prof Jerrim dice che queste famiglie hanno una “fame di successo” tipica da immigrato, e loro alte aspettative sono probabilmente una spinta al raggiungimento dei buoni risultati dei figli.

Anche il Prof Booth dall’Università di Toronto sottolinea le alte aspettative di queste famiglie migranti.

“Molte famiglie di nuovi Canadesi vogliono che i loro figli conseguano ottimi risultati a scuola e gli studenti sono motivati a imparare,” ha detto.

Questo è stato un anno record per l’istruzione in Canada.

Le università stanno raccogliendo i frutti dell’effetto Trump, con un record di domande d’iscrizione da parte di studenti stranieri che vedono il Canada come alternativa nordamericana agli degli Stati Uniti.

Inoltre è Canadese la vincitrice del Global Teacher Prize, Maggie MacDonnell che ha devoluto il premio in favore degli studenti indigeni[2].

Nell’anno in cui festeggia il suo 150° anniversario, il Canada può rivendicare anche lo status di superpotenza dell’istruzione.

[1] I risultati possono essere consultati sulla pagina dedicata sul sito dell’OCSE (http://www.oecd.org/pisa/)

[2] N.d.T.: L’insegnante appartiene all’etnia Inuit

 

Clarin – Massiccia protesta in Plaza de Mayo: e si annuncia un altro grande sciopero degli insegnanti

Introduzione e traduzione di Silvia Serini

Lo scorso 22 marzo l’Argentina ha visto ancora una volta i lavoratori e le lavoratrici dell’istruzione scendere massicciamente in piazza per dare corpo a una manifestazione robusta nei numeri e significativa per la valenza che ricopre oltre che per il fatto che non si tratta di un episodio di protesta isolata[1]. La marcha educativa federal è stata infatti un grande atto di forza, che ha coinvolto anche molti giovani e giovanissimi[2], che si inserisce in una campagna di lotta iniziata da tempo sotto la decisiva spinta dei sindacati – sostanzialmente compatti – e, a quanto pare, destinata a proseguire, con l’annunciato, nuovo sciopero generale del 6 aprile, con non minore determinazione. A scatenare la rabbia degli insegnanti è la nota politica del governo conservatore e ultraliberista di Mauricio Macrì impegnato in una sistematica azione di erosione dei diritti sociali e civili delle classi subalterne argentine. Più nel dettaglio, però, c’è la decisione del suo esecutivo di lasciare nelle mani delle province la definizione dell’incremento salariale dei docenti, con la conseguenza evidente che ci sarebbe molta discrezionalità da parte delle province stesse. Quest’ultime, peraltro, richiedono a gran voce  che si torni ad applicare il formato di negoziazione federale per definire il minimo salariale degli educatori a livello nazionale e che non si proceda come si pretende di fare ora, e cioè lasciando che ogni governo locale lo risolva secondo le sue possibilità.  Se i docenti sono, giustamente, preoccupati dalla perdita oggettiva del loro potere d’acquisto, i sindacati vogliono che i salari vengano uniformati a livello nazionale proprio perché beni della Nazione sono la Scuola e l’educazione. Beni che non possono essere determinati, anche sul piano della corresponsione economica, dall’arbitrio dei governatori.

http://www.clarin.com/sociedad/masiva-protesta-plaza-mayo-amenazan-paro-docente-proximo-jueves_0_HJhCE9gne.html


Il conflitto diffuso tra governo e mondo degli insegnanti, che già da tre settimane ha dato vita a scioperi, marce e altre forme di protesta, ieri ha raggiunto il suo apice. Una massiccia manifestazione in Plaza de Mayo, convocata dai cinque maggiori sindacati nazionali del settore ha palesato in maniera ben visibile la sua rivendicazione al Governo rispetto alla apertura della paritaria nazionale, alla quale il macrismo[3] si oppone. A questa specifica istanza si sono aggiunte prese di posizione a favore della scuola pubblica, a seguito delle dichiarazioni del presidente Macrì circa “il calo delle prestazioni” degli studenti delle scuole pubbliche. Dopo la marcia, i sindacati hanno affermato che se non saranno convocati “continueranno con le azioni di forza”. Cteria[4], il più numeroso tra i sindacati degli insegnanti, ha chiamato a raccolta i suoi per una nuova mobilitazione prevista per il 30 marzo. Altre sigle invece, sospenderanno i loro scioperi fino allo sciopero generale del 6 aprile.

Oggi, le classi sono ritornate in tutte le aule del Paese, dopo la grande manifestazione di ieri con la quale si sono chiuse le 48 ore di sciopero nazionale del corpo docente. Non c’è accordo sul numero dei partecipanti. Secondo le fonti governative le province maggiormente interessate dall’ondata di protesta sono state quelle di Tucumàn (77%) e di Santa Fè (70%) mentre i distretti nei quali non è stata riscontrata alcuna forma di adesione sono stati quelli di Mendoza, Santiago del Estero, San Juan e San Luis. Al momento, fino a giovedì prossimo, non si verificheranno altre forme di mobilitazione nel comparto scolastico. “Se il Governo non convocherà la paritaria nazionale, lunedì la Giunta esecutiva di Ctera convocherà uno sciopero per il 30 di marzo”, ha rivelato a Clarìn Eduardo Lopez, segretario corporativo di questa sigla sindacale che è parte della CTA[5], la quale, per oggi, ha organizzato una grande mobilitazione di protesta.

Fonti di Sadop, il sindacato dei maestri privati, hanno dichiarato a Clarìn che procederanno con una “consultazione tra gli iscritti” per misurare le forze. E, se non ci sarà apertura al dialogo da parte del Governo, il Consiglio direttivo di Sadop – che si riunirà tra martedì e mercoledì prossimo – deciderà con quali mezzi e forme dare seguito alla protesta.

Da parte loro, altre sigle nazionali, quali Uda e Amet – facenti parte della CGT[6] -, hanno confermato a questo quotidiano che non vi saranno altre manifestazioni fino al 6 aprile, giorno previsto per lo sciopero generale.

Ieri è stato il giorno della “marcia educativa federale” che i sindacati organizzavano da settimane. Sindacalisti, maestri e genitori di studenti e studentesse hanno occupato non soltanto tutta l’area a loro consentita in Piazza de Mayo ma anche svariati isolati della zona circostante. Ai docenti si sono uniti anche altri sindacalisti e sono state avvistate anche bandiere della CTA e dei partiti di sinistra. Decine di emittenti sono giunte nella capitale, distribuendosi per i vari municipi. Per gli organizzatori si sono potute contare 400 mila persone, ma secondo fonti ufficiali non si sarebbero potute contare più di 80 mila presenze. Tra i gruppi che hanno raggiunto la capitale a piedi, si segnala quello proveniente da El Sur, capeggiato da Suteba e dal loro leader Roberto Baradel.

La manifestazione, molto ben organizzata, si è conclusa con l’intervento di Sonia Alessio, segretaria generale di Ctera, la quale ha detto che “se il Governo non ascolterà le miglia di docenti scesi in piazza, la contrapposizione non troverà risoluzione. Il Governo detiene la chiave per approdare a una soluzione condivisa”.

Baradel, intanto, ha asserito che negli ultimi giorni ha sondato “la possibilità di estendere il conflitto anche in Provincia”. “Noi rimaniamo fermi sulle posizioni relative a ciò che andiamo a contestare: di certo, noi comunichiamo in maniera informale, tuttavia il governo di Vidal non si sposta di una virgola dalle sue posizioni”. Fonti del governo provinciale respingono la versione per cui si sarebbe interrotto il dialogo e dichiarano che si stanno cercando punti di incontro con i sindacati.

La protesta del mondo docente ,che ieri si è espressa in tutta la sua forza nelle vie cittadine, aveva preso avvio dieci giorni prima del ciclo delle lezioni, allorché Ctera aveva convocato il primo sciopero di 48 ore per il 6 e il 7 di marzo. La protesta dei sindacati nazionali era incentrata sull’apertura della paritaria nazionale. Ma, a questo scenario, si è aggiunto il conflitto in Provincia, tra i cinque sindacati di quel distretto con il governo di Mària Eugenia Vidal[7] che ha privato della scuola molti ragazzi che avevano avuto, fino a quel momento, appena 2 o 3 giorni di lezione.

La dinamica dei fatti ha poi determinato che nessuna delle province chiuderà la propria paritaria fino a quando non avrà termine il braccio di ferro con la città di La Plata. Il governo ha sempre interpretato questo conflitto come una mossa del kirchnerismo[8] che controlla i più influenti sindacati dei maestri.

Ieri, il capo di gabinetto Marcos Peña ha letto una relazione presso la Camera dei deputati, nella cui prima parte si è parlato specificatamente di educazione. Ha difeso la decisione ufficiale di non convocare la Paritaria nazionale dei docenti perché si deve “rafforzare il federalismo” e ha segnalato che i negoziati devono essere intrattenuti con i referenti diretti che, nel caso dei docenti, sono le province”.

Il ministro dell’educazione Esteban Bullrich, intanto, è tornato a insistere sulla necessità, per il governo, del dialogo, ma solo quando i sindacati dei docenti avranno terminato i loro scioperi e saranno state chiuse le paritarie provinciali.


[1] http://internacional.elpais.com/internacional/2017/03/22/argentina/1490212465_255060.html

[2] http://www.clarin.com/sociedad/chicos-protagonistasen-marcha-educativa_0_rkd-VKe2x.amp.html

[3] Per macrismo si intende la dottrina politica di destra e di stampo neoloberista portata avanti dall’attuale presidente argentino Mauricio Macrì.

[4] Confederazione dei Lavoratori dell’Educazione dell’Argentina.

[5] Sigla che sta per “Sindacato dei lavoratori argentini”.

[6] Sigla che sta per “Confederazione generale del lavoro”.

[7] Giovane governatrice della Provincia di Buenos Aires.

[8] Per kirchnerismo si intende una corrente politica argentina di stampo progressista che appoggia l’azione politica dei presidenti Néstor Carlos Kirchner (2003-2007, deceduto nel 2010) e della sua erede Cristina Fernández de Kirchner, moglie del primo, presidente dal 2007 al 2015.