La Croix – La formazione degli insegnanti: si può fare di più!

(introduzione e traduzione a cura di Rosalba Applauso)

Da oltre trent’anni, la formazione degli insegnanti rappresenta una delle sfide più importanti che ogni governo è chiamato a raccogliere. Questo aspetto è stato oggetto di profonde riforme, di modifiche e di continue messe in discussione, ciò anche a causa della richiesta ai futuri docenti, da parte dell’Unione Europea, di un livello sempre più elevato di competenza. Anche in Francia, la formazione degli insegnanti ha subito profonde modifiche. Nel 2010, il governo Sarkozy decise di abolire gli istituti universitari incaricati della formazione degli insegnanti, nel quadro di una « masterizzazione » dei docenti, con il risultato che giovani insegnanti venivano mandati in classe senza la benché minima formazione pedagogica. Sarkozy ammise in seguito di aver fatto un errore. Nel 2013, dopo alcuni anni di riforme di scarso successo, fu creato il master MEEF (Master Métiers de l’enseignement, de l’éducation et de la formation – Master in Professioni dell’insegnamento, dell’istruzione e della formazione), ovvero un corso di formazione per tutti i futuri insegnanti, siano essi destinati all’insegnamento nel primo ciclo o nel secondo. Il corso prevede insegnamenti teorici specifici (pedagogia e insegnamenti a carattere disciplinare), temi comuni agli insegnanti di tutti gli ordini di scuola incentrati sui valori della Repubblica (laicità, lotta alle discriminazioni), temi educativi trasversali e grandi temi sociali (cittadinanza, sviluppo sostenibile), conoscenze relative al percorso degli alunni (apprendimento, orientamento), comportamento all’interno della classe. Infine, sono previsti tirocini, a partire dal primo anno e un secondo anno di alternanza.

La formazione prevede, inoltre, la preparazione ai concorsi docenti che si svolgono alla fine del primo anno. Le polemiche però non mancano. A far discutere, in particolare, è l’eccessivo carico di lavoro richiesto ai tirocinanti e la formazione teorica con il cosiddetto blocco di insegnamenti comuni, destinati a tutti i futuri insegnanti di ogni ordine e grado. In questo articolo de La Croix a firma di Margaux Baralon si fa il punto proprio intorno alla situazione del master MEEF e alle problematiche connesse a questo percorso di recente attivazione.


http://www.la-croix.com/France/Formation-des-enseignants-peut-encore-mieux-faire-2015-10-09-1366628

La formazione degli insegnanti: si può fare di più!

Mentre assistiamo all’uscita dei primi insegnanti promossi delle Écoles supérieures du professorat et de l’éducation (Espé – scuole superiori per l’insegnamento e l’istruzione), il bilancio della formazione degli insegnanti, oggetto due anni fa di una riforma, è abbastanza mediocre.

L’acronimo stesso la diceva lunga. Quando sono state inaugurate, nel 2013, le Écoles supérieures du professorat et de l’éducation (Espé) avevano grandi ambizioni. Una di queste era quella di far rinascere una formazione iniziale abolita nel 2010, a scapito della professione, durante il mandato di Nicolas Sarkozy.

L’altra ambizione consisteva nel superamento della vecchia querelle tra i sostenitori di un corso incentrato sull’acquisizione di contenuti disciplinari e quelli a favore di un percorso a carattere più “pratico”.  Infine, si intendeva restituire alla scuola i mezzi della sua vocazione: dare a tutti gli apprendenti le stesse opportunità di successo.

Candidature in crescita

Due anni dopo l’adozione della legge di rifondazione della scuola, i primi studenti ad aver concluso l’Espé sono diventati titolari di una cattedra e il governo, quantomeno, può ritenersi soddisfatto del loro numero. Nel 2014 in occasione del concorso docenti, ad esempio, le domande furono 63 625, ovvero il 53 % in più dell’anno precedente. Per quanto riguarda la scuola secondaria, ai concorsi del 2014 furono registrate  85 685 candidature, con una crescita del 16 % nell’arco di un anno. “Ciò dimostra che i giovani scelgono in massa la formazione”, dichiara soddisfatto il ministero della Pubblica Istruzione, secondo cui il motivo di questo entusiasmo non lascia spazio a dubbi: “Abbiamo generazioni di insegnanti traumatizzati dal fatto di avere una formazione unicamente teorica prima di essere spediti, dall’oggi al domani, di fronte agli studenti. Ormai, le Espé consentono un approccio graduale alla professione”

Una formazione che mette al centro tirocinio e tutorato

Tuttavia, le nuove generazioni di insegnanti hanno una maggiore preparazione delle precedenti per affrontare classi non sempre di facile gestione? Di fatto, se il candidato segue un percorso lineare, quello del Master[1] “Professioni dell’insegnamento, dell’istruzione e della formazione” (MEEF), partecipa anche ai tirocini sin dal primo anno di corso, ancor prima di sostenere il concorso. Una volta vinto il concorso, al secondo anno, il docente si divide tra lezioni a scuola e formazione all’Espé, sotto la guida di un tutor. Un anno con orario part-time svolto anche da chi non ha seguito il Master MEEF[2], sia che abbia usufruito di una deroga dal concorso sia che abbia frequentato un master de recherche[3], come Jean, titolare di un’aggrégation[4] in storia. Il giovane, 25 anni, ha molto apprezzato questa guida mentre faceva le sue prime lezioni a scuola. “La mia tutor mi dava un feedback immediato, ricorda Jean. Un giorno, mi disse che i miei studenti dovevano studiare quanto studiavo io, altrimenti mi sarei esaurito. Sembra una cosa semplice, ma sono consigli concreti che mi hanno davvero aiutato”.

“Tanta pressione” su tirocinanti « stanchi »

Non tutti sono stati così fortunati. Elsa (1), 24 anni, titolare di un Capes in arti figurative, ha perso la pazienza con la sua prima tutor, quando frequentava l’Espé di Versailles. “Faceva confusione tra relazione di tirocinio e tesi di laurea, era disorientata e io con lei”. Ritornata nella sua città d’origine, la ragazza si sente seguita meglio. Anche per quanto riguarda i sindacati, questo part-time non è ben visto da tutti. “In termini di orari è troppo faticoso. Si chiamano tirocinanti ma in realtà sono responsabili delle lezioni e hanno molta pressione addosso”, sostiene Caroline Lechevallier dello SNES (Syndicat National des enseignements de second degré – Sindacato nazionale degli insegnamenti della scuola secondaria). In un’inchiesta che verrà diffusa a breve dal sindacato, emerge che il 72,6% degli oltre 800 tirocinanti intervistati si dichiara “stanco” e il 48,2% troppo carico di impegni. Secondo Caroline Lechevallier, all’inizio dovrebbero poter fare lezione “per un terzo del tempo, nelle classi dei loro tutor”, che così sarebbe più disponibile a guidarli. “Successivamente avrebbero un part-time da titolari, poi un due terzi per avere infine un full time solo al terzo anno di ruolo”. Un provvedimento molto graduale e quindi molto costoso, cosa che la pubblica istruzione può difficilmente permettersi. Per il governo, inoltre, il sistema del part-time è un successo. In due académie, a Créteil e in Guyana, è stato sperimentato sin dal primo anno di master. “I giovani si sono precipitati a farlo”, assicura il ministero, pur ammettendo però che l’attrazione esercitata dalla remunerazione ha una forte peso. Quest’anno si prevede l’ulteriore sblocco di un migliaio di posti di questo tipo.

La formazione teorica oggetto di dibattito

Caroline Lechevallier, dal canto suo, vede nel forte interesse per la pratica dei futuri insegnanti soprattutto una prova del fatto che “la formazione teorica non è ritenuta utile”. Oggi, insegnante di storia e geografia nel dipartimento delle Yvelines, Marie (1) non serba solo bei ricordi dei corsi all’Espé e in particolare del blocco di insegnamenti comuni[5]. “Generalmente si tratta di considerazioni di carattere morale. Ci è stato ripetuto continuamente che dovevamo trasmettere i valori della Repubblica, mi sembrava non si fidassero di me”. La ragazza, che si è sentita trattata come una bambina, non ha gradito i discorsi sulla “benevola autorità”: “Appena arrivati siamo stati quasi tacciati di acidità, come se avessimo scelto questa professione per fare i tiranni”. Anche in questo caso, l’esperienza è diversa da una Espé all’altra. Elsa, futura docente di arti figurative, nonostante alcuni problemi organizzativi dovuti alla novità di questo nuovo tipo di formazione, ha trovato insegnanti motivati.

Il blocco di insegnamenti comuni è poco significativo alla luce della diversità dei profili ?

Il governo, però, tiene molto al blocco di insegnamenti comuni. Tali insegnamenti, che riguardino il funzionamento del sistema educativo o che forniscano un approccio generale alla pedagogia, devono consentire la formazione di una cultura comune al futuro personale della pubblica istruzione. “Prima di essere professore di matematica o maestro, si è insegnanti e a insegnare, si impara”, insistono dal ministero. Priscilla, docente del primo ciclo, passata dal master MEEF ricorda di aver sottovalutato l’interesse di alcuni corsi salvo poi rivedere il suo giudizio. “Studiare psicologia infantile, ad esempio, secondo me non serviva a nulla. Alla fin fine, è stata forse la materia che mi è tornata più utile quando mi sono ritrovata di fronte alla classe”.

Tuttavia, la diversità dei profili docenti che, nell’arco dell’anno, si ritrovano fianco a fianco part-time, rende questo blocco di insegnamenti comuni poco significativo. “Occorre trovare un denominatore comune tra insegnanti di scuola dell’infanzia e docenti del liceo, sottolinea Jean, agrégé di storia. All’improvviso, ci si ritrova subito lontani dalla realtà pratica”. È difficile per i tirocinanti della ZEP[6] , che si trovano di fronte a classi molto difficili, sentirsi vicini ai colleghi dell’infanzia quando si trattano questioni relative alla gestione della classe o questioni disciplinari.

Lavoro di gruppo

Secondo Caroline Lechevallier, si è confusa l’esigenza di creare una cultura professionale comune, “un elemento importante” e “il fatto di mettere insieme persone destinate a insegnare nella scuola dell’infanzia e nella primaria, nella secondaria o nella formazione professionale, una cosa che non ha funzionato molto”. Per separare gli uni dagli altri, sarebbe necessario lavorare in piccoli gruppi, “quindi avere più formatori, cosa che l’Espé non possono permettersi per mancanza di fondi”, afferma con rammarico la sindacalista. L’altra funzione del blocco comune di insegnamenti era evitare lo scoglio di una formazione troppo incentrata sulla particolarità individuale. Secondo Franck Loureiro, segretario nazionale dello Sgen-CFDT[7], questi corsi in comune offrono una preparazione senza dubbio migliore alle nuove esigenze della professione. In effetti, le riforme dei programmi scolastici, in particolare del Collège che entrerà in vigore all’inizio del prossimo anno scolastico, fanno maggiormente appello al lavoro di squadra degli insegnanti di discipline diverse. Resta comunque il fatto che i concorsi organizzati alla fine del primo anno di master non hanno evidentemente seguito invece le stesse evoluzioni. “Le prove d’esame hanno un eccessivo carattere disciplinare, dichiara con rammarico Franck Loureiro. Le commissioni non si sforzano di reinterpretarle, ciò soprattutto perché i membri sono stati essi stessi assunti e formati alla vecchia maniera, con l’idea di una supremazia dei contenuti disciplinari”.

Future modifiche, in particolare nella formazione continua

Il cambiamento richiede, quindi, del tempo. È quello che sostiene Daniel Filâtre, responsabile della selezione presso l’académie di Versailles e presidente del comitato incaricato di seguire la riforma delle Espé. “Non si può mettere in piedi una riforma di tale portata in uno o due anni scolastici. L’anno scorso deve essere visto come un anno di prova. In autunno, le Espé entreranno a pieno regime”. Nel frattempo, dovrebbero succedersi cambiamenti e modifiche, con una riduzione del volume orario di formazione all’Espé al secondo anno di master, in modo da rendere meno gravoso il part-time dei professori tirocinanti. È inoltre previsto che le Espé svolgano un ruolo attivo nella formazione continua, visto che si punta il dito proprio sulle lacune di quest’ultima. In un rapporto pubblicato nella scorsa primavera, la Corte dei conti aveva evidenziato il ritardo della Francia rispetto ad altri paesi. Gli insegnanti francesi hanno diritto a soli 3,5 giorni di formazione l’anno in media, contro gli 8 giorni degli altri paesi sviluppati dell’OCSE. I magistrati di rue Cambon (N.d.T. la strada in cui ha sede la Corte dei Conti) avevano quindi invitato il ministero a “garantire che l’offerta di formazione continua sia effettiva”.

MARGAUX BARALON


[1] N.d.T. Il master o mastère francese corrisponde alla laurea magistrale italiana

[2] Dopo il baccalauréat (equivalente del nostro Esame di Stato) quegli studenti che vogliono indirizzarsi verso la professione docente si iscrivono alla licence (laurea triennale italiana). Dopo aver conseguito questo titolo, possono accedere al master métiers de l’enseignement, de l’éducation et de la formation (MEEF), durante il quale si svolgono i concorsi per l’assunzione dei docenti.

[3] N.d.T. Il Master Recherche, della durata di due anni,  si pone come obiettivo quello di preparare lo studente alla ricerca

[4] N.d.T. L’aggrégation è un concorso per la selezione di docenti destinati a insegnare nei licei, nelle classes préparatoires (corsi di insegnamento a carattere universitario generalmente tenuti nei licei. Gli studenti possono accedervi, dopo il liceo, se ammessi in base al loro percorso, al rendimento scolastico e ai commenti degli insegnanti dell’ultimo anno di liceo. Preparano gli studenti ai concorsi di ammissione delle Grandes Écoles) e all’università.

[5] La formazione comune dei master MEEF consente l’acquisizione delle quattordici competenze comuni agli insegnanti e al personale educativo. La formazione comune è strutturata intorno a quattro aree tematiche: i valori della Repubblica, i gesti professionali legati alle situazioni di apprendimento, conoscenze legate al percorso degli studenti, l’acquisizione dei temi educativi trasversali.

 

[6] N.d.T. La sigla ZEP sta per “zones d’éducation prioritaires” . Nel sistema scolastico francese, si tratta di zone in cui sono situate scuole dotate di mezzi supplementari e di maggiore autonomia per far fronte alle difficoltà di ordine sociale e scolastico.

[7] Syndicat général de l’éducation nationale: sindacato generale dell’istruzione pubblica. Si tratta di una federazione di sindacati che raccoglie intorno a sé tutto il personale della scuola.

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