L’Impero ci prova ancora! Strategia e tattica di privatizzazione globalista dei sistemi scolastici, tramite trattati internazionali: da GATS a CETA, TTIP e TiSA.

(a cura di Luca Frontini)

Tra gli anni ottanta e novanta del secolo scorso le teorie e le politiche economiche del neoliberismo – pseudoscienza delle nuove oligarchie egemoni nell’epoca della “terza globalizzazione” – si sono imposte a livello mondiale, soprattutto dopo il crollo dell’URSS e l’affermazione degli USA come unica grande potenza. Nel contesto di questo nuovo paradigma dominante (che prevede il ritorno della competizione, della concorrenza e del “libero mercato” deflazionista in ogni ambito delle società di massa), i sistemi educativi nazionali vengono sistematicamente presentati e stigmatizzati, dagli operatori dell’informazione massmediatica, quali sistemi in profonda crisi di efficienza, efficacia e produttività, e perciò da riformare secondo le “buone pratiche” standardizzate proposte da organizzazioni sovranazionali e recepite dai governi nazionali [si veda: Surian (2005)].

Il 15 aprile 1994 a Marrakech, durante la conferenza internazionale che sancì la fine del moderatamente liberista GATT (il General Agreement on Tariffs and Trade del 1947) e la fondazione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC, in inglese WTO), gli Stati aderenti siglarono il trattato GATS (General Agreement on Trade in Services), ossia l’Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (AGCS). Esso prevede l’apertura alla concorrenza internazionale di 160 servizi di interesse pubblico, dalle telecomunicazioni al settore bancario, dalla sanità alla pubblica istruzione.

Sostanzialmente il GATS è un accordo quadro, composto da 29 articoli, in cui si definiscono regole e dispositivi vincolanti, con l’obiettivo di far avanzare in maniera graduale il processo di liberalizzazione dei servizi a livello globale. Vengono definite regole che vanno a modificare normative nazionali e territoriali: impegni precisi per l’apertura del mercato interno alla concorrenza di operatori sovranazionali, clausole che impediscano di favorire fornitori nazionali (national treatment) e che permettano di estendere lo status di most favourite nation (cioè lo Stato cui vengono applicate il minor numero di restrizioni) a tutti gli altri Stati aderenti al WTO.

Secondo l’articolo 1 del GATS [https://www.wto.org/english/docs_e/legal_e/26-gats_01_e.htm]:

“services” includes any service in any sector except services supplied in the exercise of governmental authority; […] “a service supplied in the exercise of governmental authority” means any service which is supplied neither on a commercial basis, nor in competition with one or more service suppliers.

Quindi, settori fondamentali per il progresso sociale e per la democrazia sostanziale come la scuola (ma un discorso simile può essere fatto anche per la sanità, ovviamente) sembrerebbero esclusi.

In realtà, il GATS fornisce un ampio margine di manovra alle oligarchie globaliste: infatti, a partire dagli anni novanta, in contemporanea con l’adesione a questo e altri trattati internazionali di “libero scambio”, in molti Paesi il settore scolastico è stato oggetto di svariate “riforme” liberalizzatrici, con l’introduzione e l’incentivazione della pluralità di fornitori del servizio (Stato, enti territoriali, e privati, secondo l’ordoliberale «principio di sussidiarietà») in concorrenza tra loro [per un’analisi storica di questa tendenza, focalizzata sull’Italia, si rinvia a: Piersantelli (2016)]. In diversi Paesi in via di sviluppo (ma anche in alcuni Stati avanzati, emblematico il caso degli USA) il settore privato la fa ormai da padrone.

Inoltre, i fautori della mondializzazione spingono a ulteriori privatizzazioni gli Stati aderenti ai trattati internazionali di “libero scambio”, suggerendo (e imponendo) tagli della spesa e del deficit, al fine, dichiarato, di ridurre il debito pubblico. Debito, in realtà, in inarrestabile espansione a partire dagli anni ottanta, con l’imporsi delle teorie economiche monetariste e deflazioniste, della pratica della Banca centrale “indipendente”, della finanziarizzazione e della globalizzazione dei Mercati, e poi, dagli anni novanta, delle politiche di austerity e di sistematico avanzo primario del settore pubblico [si veda: Frontini (2016)].

Esplicito riferimento al GATS fa la Commissione europea nella presentazione delle sue politiche di ulteriore apertura della UE ai Mercati internazionali [http://ec.europa.eu/trade/policy/in-focus/tisa/index_it.htm] e dei relativi trattati che sta negoziando in maniera tutt’altro che trasparente: TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) e TiSA (Trade in Services Agreement). Le trattative e il testo dei trattati sono segrete, a parte episodici – e francamente inquietanti – leaks [per i quali si vedano: Guicciardi (2015) e Moody (2016)]

Il varco, quindi, è aperto alla privatizzazione globalista del settore scolastico: unico argine di resistenza sono le Costituzioni democratiche, scritte nel glorioso “trentennio keynesiano” (1945-1975). Costituzioni non a caso sotto attacco, ormai decennale, da parte delle oligarchie sovranazionali e dei loro – più o meno zelanti e felpati – esecutori autoctoni [da ultimo si veda: Cassese (2016)].


Bibliografia

Cassese (2016):

Cassese: “Nessun rischio autoritario, giuste le modifiche alla Carta”, Intervista di Federica Fantozzi a Sabino Cassese, in «unita.tv», 23 maggio 2016 [http://www.unita.tv/interviste/cassese-nessun-rischio-autoritario-giuste-le-modifiche-alla-carta/].

Frontini (2016):                                                                                                            

Luca Frontini, «L’euro è il Reagan europeo». Le aporie di una moneta senza Stato e la chimera di un super-Stato senza nazione, l’ideologia e la prassi post-democratica della Banca centrale indipendente (da chi?), in Id., Moneta e Impero. Benessere, sovranità, democrazia: come e perché li stiamo perdendo, premessa di M. Severini, prefazione di M. Carletti, postfazione di S. Piersantelli, Zefiro, Fermo 2016, pp. 66-76.

Guicciardi (2015):

Stefano Guicciardi, TTIP e TISA. La salute in vendita, in «saluteinternazionale.info», 18 marzo 2015 [http://www.saluteinternazionale.info/2015/03/ttip-e-tisa-la-salute-in-vendita/].

Moody (2016):

Glyn Moody, Italy to block democratic vote on CETA for 500 million Europeans, according to leaked letter, in «arstechnica.co.uk», Jun 20, 2016 [http://arstechnica.co.uk/tech-policy/2016/06/italy-ceta-eu-only-vote-leaked-letter/].

Piersantelli (2016):

Sara Piersantelli, «Conoscere (e conoscersi) per deliberare» non è (più) un principio liberale? “Riforme” e “tagli lineari” alla Scuola pubblica durante il venticinquennio neoliberale (1990-2015), in Frontini, Moneta e Impero, cit., pp. 77-86.

Surian (2005):

Alessio Surian, Educazione: un futuro nei GATS, in «Rivista internazionale di edaForum», a. I, n. 3 (settembre 2005) [http://rivista.edaforum.it/numero3/monografico-surian.html].

 

 

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