Pagina12 – Una nuova Mattanza della polizia messicana

 (introduzione e traduzione a cura di Silvia Serini)

Ci sono Paesi della cui esistenza i media italiani si ricordano soltanto in circostanze particolari: quando ci suggeriscono quali potrebbero essere le mete per le nostre vacanze o quando accadono disastri quali terremoti, alluvioni, ecc… Tuttavia, sarebbe auspicabile prestare attenzione a quanto succede in luoghi geograficamente lontani da noi soprattutto quando si verificano situazioni quale quella, davvero esplosiva, che riguarda il più importante Stato dell’America centrale, il Messico.

La protesta che solo pochi giorni fa ha fatto la sua, comparsa in qualche media nostrano prende le mosse da lontano. Più precisamente dal 4 settembre 2013 quando il Senato messicano ha ratificato la riforma del sistema dell’istruzione i cui nuclei fondanti sono un piano di autonomia avanzata per i diversi istituti e periodici test di valutazione del docenti sotto cui, però, a detta delle principali organizzazioni sindacali, si celerebbero licenziamenti di massa[1]. Più nel dettaglio, il governo, bypassando il confronto con le parti sociali e con tutte le rappresentanze degli insegnanti, ha approvato leggi che modificano i meccanismi di avanzamento nella carriera dei docenti e dei dirigenti, ha promosso la creazione dell’Istituto Nazionale per la Valutazione dell’Educazione stabilendo che «l’entrata nel “servizio docente” e la promozione a posti direttivi avverrà tramite valutazioni che garantiscano “l’idoneità delle conoscenze e delle capacità che corrispondono a ciascuna funzione”», così da far dipendere la permanenza in servizio dalla valutazione obbligatoria. Non sono inoltre mancate vibranti polemiche per «l’approvazione di una specie di corresponsabilità gestionale ed economica per cui alunni, docenti e genitori, con il coordinamento della direzione, possono essere coinvolti (cioè dovrebbero in parte pagare di tasca propria) nel miglioramento delle infrastrutture, nell’acquisto dei materiali educativi e nella risoluzione di problemi operativi»[2]. Provvedimenti a cui si è aggiunta la Legge su Servizio Nazionale Docenti. Tutto l’impianto della riforma, di stampo neoliberista, è in realtà un piano sistematico di ripensamento della professionalità docente nel segno di una crescente precarietà e in senso antidemocratico. La valenza retroattiva della legge, palesemente anticostituzionale, la deroga dei diritti acquisiti unita alla derubricazione di questioni decisive quali il reddito/salario, il riconoscimento, la promozione e la permanenza nel posto di lavoro da diritti lavorativi a condizioni amministrative, la mancata partecipazione sindacale ai processi di osservazione delle valutazioni e l’estromissione di qualunque associazione dei docenti dagli stessi sono tra i punti più avversati. La risposta degli insegnanti si è tradotta in manifestazioni, atti di resistenza, blocchi di strade, piazze, aeroporti, presidi organizzati. La tensione e le proteste non si sono mai fermate così come sono continuate le azioni repressive da parte delle forze dell’ordine sino alla tragica contabilità della cronaca di questi giorni[3].

Tutto ciò nello stesso Paese in cui, il 26 settembre 2014, durante una manifestazione, 6 studenti sono stati assassinati, oltre 40 persone ferite e 43 giovani, tra i 18 e i 25 anni, dell’istituto magistrale “Raúl Isidro Burgos” di Ayotzinapa, nella regione del Guerrero, sono scomparsi[4]. L’ennesima, terribile, vicenda inaccettabile[5] in uno Stato che primeggia per numero di sparizioni forzate e impunite, sulla quale è presto calata la mannaia del dimenticatoio mediatico perché, come ricorda Gennaro Carotenuto, «del Messico meno si parla, meglio è»[6].

Di seguito la traduzione  dell’articolo sulla situazione attuale in Messico pubblicato da Pagina/12, autorevole testata giornalistica argentina, il 21 giugno 2016[7].


Una nuova Mattanza della polizia messicana

Nel corso di poco più di 15 ore di scontri tra insegnanti e forze di polizia federali e statali di Oaxaca, la scorsa domenica sono state assassinate almeno otto persone. Fino ad ora, nessuna autorità si è assunta la responsabilità delle morti denunciate dalla Coordinatrice Nazionale dei Lavoratori del settore educativo (CNTE), un gruppo dissidente del Sindacato Nazionale dei Lavoratori del settore educativo (SNTE). Alcune testate giornalistiche parlano di 94 feriti e di 21 arrestati.

Durante le ultime settimane, gli insegnanti hanno bloccato vie e strade in vari stati del Paese, soprattutto nel Michoacán, in Chiapas  e nel Morelos, oltre a realizzare continue manifestazioni, anche nella capitale. Esponenti del governo, riportate  sia dalla stampa messicana che da quella straniera, hanno ricondotto i motivi della controversia all’opposizione di una parte degli insegnanti a sottostare a una valutazione nazionale come parte di una riforma educativa imposta dall’esecutivo di Peña Nieto. In realtà, la questione è molto più complessa e passa per lo smantellamento del potere sindacale della classe docente e per l’assoggettamento delle frange dissidenti, compresa la carcerazione dei dirigenti, avvenuta una settimana fa, a chi si era fatto carico del lavaggio di denaro sporco tra il 2013 e il 2015, quando la propria sezione controllava la nomina dei maestri di Oaxaca.

Ieri, un centinaio di artisti e di intellettuali, alla testa dei quali figurava il pittore Francisco Toledo, ha condannato “la provocazione e l’ostilità da parte delle autorità” e ha chiesto al presidente Peña Nieto e al governatore di Oaxaca, Gabino Cuè,di interrompere le incursioni della polizia volte a reprimere i maestri e la popolazione e di aprire immediatamente una finestra di dialogo con la CNTE.

Il governo messicano non ha dato risposta a queste domande presentate sotto forma di lettera aperta. Per il presidente Enrique Peña Nieto, il terzo posto ottenuto dal pilota di Formula1 Sergio Pérez nel Gran Premio di Europa tenutosi quella stessa domenica nella nuova pista di Baku, capitale dell’Azerbaigjan e i festeggiamenti relativi alla Giornata del Papà  furono più importanti degli omicidi verificatesi durante gli scontri a Asunción Nochixtlán, San Pablo Huitzo e nella città Oaxaca. Peña Nieto ha dedicato tweet ai primi due eventi. Rispetto al conflitto sociale, invece, è rimasto in silenzio. “Papà, grazie per tutto. Ti abbraccio di cuore ovunque tu sia”, è stato il primo tweet di Peña Nieto domenica. Seguito, più tardi, da: “Auguri”.

@SChecoPerez. Molto meritato questo podio per te #EuropeGP. Poi, nulla. A mezzogiorno di ieri, in cinque tweet ha detto: Rispetto ai deplorevoli atti di violenza che hanno avuto luogo ieri a Oaxaca, Nochixtlán: deploro la perdita di vite umane. La mia solidarietà va alle loro famiglie, nonché alle persone che sono rimasti ferite. Do indicazioni alle istituzioni della salute @Gobmx affinché supportino il governo di Oaxaca, nella cura dei feriti. La @PGR_mx < https://twitter.com/PGR_mx > supporterà l’ufficio del procuratore dello stato di Oaxaca nel corso dell’inchiesta per l’accertamento delle responsabilità e per punire i colpevoli. Ho inoltrato istruzioni affinché, nei termini di legge, si dispongano le azioni necessarie per risolvere il conflitto”.

L’ufficio stampa del presidente non ha emesso alcun comunicato ufficiale.

Gli oppositori di Peña Nieto hanno condannato questa strategia mediatica. “Si spera che i subalterni di  Peña Nieto controllino le sue reti sociali e che siano al corrente delle istruzioni presidenziali”, ironizzano su facebook. Nel sito internet ufficiale del Presidente della repubblica non c’è alcuna allusione agli scontri.

Peña Nieto si è concesso un tweet sui fatti di Oaxaca ieri mentre riceveva le lettere di presentazione della nuova ambasciatrice degli Stati Uniti in Messico, Roberta Jacobson, in una cerimonia alla quale hanno partecipato anche i nuovi ambasciatori di Argentina, Repubblica di Corea, Armenia e Emirati Arabi. Nel frattempo, la tensione nel Paese cresce.

Ad Oaxaca, un poliziotto ha commentato dicendo che gli scontri sono aumentati in forma spropositata: “Questo ha già superato quello del 2006” ha detto l’agente intervistato dal quotidiano “La Jornada” alludendo allo scontro tra docenti e autorità statali che già 10 anni fa scosse il paese ed esacerbò la tensione post-elettorale tra le denunce di frode elettorale che giunsero dalla Presidenza della Repubblica al conservatore Felipe Calderón.

La violenza di Oaxaca fu la risposta a un governatore reazionario, il rappresentante del PRI Ulises Ruiz, e radicalizzò il movimento degli insegnanti la cui formazione derivò dall’Assemblea Popolare dei paesi di Oaxaca (APPO) che occupò il centro della città di Oaxaca, vari uffci pubblici, stazioni radio e l’Università statale dalla metà di giugno sino a fine ottobre 2006, quando furono sconfitti dalla Polizia federale preventiva inviata dall’allora presidente Vicente Fox, in aiuto di Ruiz che più tardi fu abbandonato da tutti i partiti che pretesero la sua uscita dal governo; la stessa richiesta diede origine all’APPO e provocò un violento scontro durato quasi sei mesi con un bilancio di quattro persone morte.

Dieci anni dopo, in una sola giornata di scontri, i morti sono arrivati almeno a  sei, secondo le autorità, sebbene la commissione politica della dissidente Sezione 22 del SNTE, associata della CNTE, abbia assicurato che almeno otto sono state le persone assassinate dagli operativi della polizia federale e statale in tre città di Oaxaca, inclusa la capitale dello stato, senza però identificare per nome le presunte vittime; ha ribadito soltanto che si trattava di “maestri, padri di famiglia e manifestanti”. Si aggiunse inoltre che mancavano all’appello 22 persone e che 45 erano state ferite a colpi di pallottola. 

Dalla notte di domenica, la CNTE ha preteso le dimissioni del governatore Gabino Cuè che occupa questa carica grazie a una coalizione tra il partito di sinistra PRD e la formazione di destra PAN, un’alleanza finalizzata a trascinare in basso il PRI ufficiale che comunque ha recuperato consensi, guadagnandosi la guida dell’esecutivo alle elezioni del 6 giugno scorso. Al momento, il segretario di Asuntos Indígenas del governo di Oaxaca, Adelfo Regino Montes, ha rinunciato al suo incarico in segno di protesta per il massacro, definito atto “indegno”. Ora, l’ex funzionario ha dichiarato: “Non posso far parte di un governo che usa la forza pubblica e la repressione come via d’uscita, anziché puntare al dialogo”.

Ieri, diversi punti di Oaxaca sono rimasti bloccati per mano dei maestri affiliati alle CNE, particolarmente la zona dell’Istmo di Tehuantepec. Le delegazioni attive in varie parti del paese si sono mobilitate con marce e hanno realizzato il blocco di intere vie, insieme agli studenti della scuola normale rurale di Amilcingo che hanno interrotto, a intermittenza, la circolazione nella strada federale che unisce Cuernacava con Città del Messico, dove si stavano preparando varie marce in sostegno dei maestri di Oaxaca che ieri stesso hanno organizzato un’ impressionante cerimonia per i propri morti a Nochixtlán.

 

A chi non smette di protestare, in Messico come altrove, a e quei 43 giovani colleghi, che studiavano per diventare insegnanti, noi di Epicheia continueremo a dare voce perché la loro battaglia è anche la nostra.


[1] http://archivio.internazionale.it/news/messico/2013/09/06/approvata-la-privatizzazione-della-scuola

[2] http://www.globalproject.info/it/mondi/il-messico-dei-maestri-in-lotta-storia-e-motivi-della-rivolta/15096

[3] Si parla di una decina di morti e di oltre un centinaio tra feriti e contusi. http://www.tpi.it/mondo/messico/insegnanti-messicani-sei-morti-scontri-polizia; http://www.internazionale.it/notizie/2016/06/22/messico-insegnanti-morti-polizia

[4] http://www.ilpost.it/2014/10/09/studenti-spariti-iguala-messico/http://www.amnesty.it/cronologia-sparizione-forzata-studenti-Ayotzinapa-Messico;

[5] https://lamericalatina.net/2016/01/01/ayotzinapa-iguala-e-l-eroina-del-messico/

[6] http://www.gennarocarotenuto.it/27909-quello-che-resta-del-messico/

[7] L’articolo in lingua originale è disponibile all’indirizzo http://www.pagina12.com.ar/diario/elmundo/4-302264-2016-06-21.html (traduzione di Silvia Serini).

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