Huffington Post: A Detroit le charter School sono fuori controllo

di Allan Singer (introduzione e traduzione a cura di Barbara Celena)

 

Le charter school sono un’istituzione particolare e di origine recente. Sono scuole finanziate con fondi pubblici, gestite autonomamente. Per legge sono gratuite ed aperte a tutti.

Il nome charter si riferisce al ‘contratto’ che ne regola tutto il funzionamento: nome, organizzazione, gestione, offerta formativa e criteri di valutazione degli studenti.

Sono state lanciate come alternativa alle scuole pubbliche tradizionali per quelle famiglie che desiderano per i propri figli un’istruzione migliore rispetto a quella pubblica tradizionale ma che non possono permettersi le scuole private. I sostenitori di queste scuole dicono di voler offrire una scelta a quei genitori insoddisfatti della tradizionale scuola pubblica del loro quartiere costruendo nuove scuole, più innovative e flessibili delle tradizionali. Vogliono inoltre offrire un ambiente che offra maggiori opportunità ai bambini più svantaggiati.

La differenza sostanziale tra scuola charter e tradizionale è il modo in cui vengono gestite. Le charter godono di grande libertà per quanto riguarda il reclutamento del personale, il piano dell’offerta formativa, l’approccio educativo, il finanziamento ma anche di grande flessibilità riguardo alla durata dell’anno scolastico e dell’orario scolastico giornaliero.

Ci sono charter school a scopo di lucro e quelle senza scopo di lucro, solo queste ultime possono accettare finanziamenti privati. [1]

Ultimamente si è discusso molto sulle riviste oltreoceano delle charter school e nei prossimi giorni sono in programma delle manifestazioni di protesta. I risultati raggiunti dagli studenti di queste scuole sono di gran lunga inferiori alle aspettative ed alle promesse fatte e si chiede a gran voce un urgente invertimento di rotta che impedisca un drastico calo del livello di istruzione della popolazione americana.

Tra i tanti articoli pubblicati si è scelto di tradurre l’intervento di un docente di scienze sociali, un addetto ai lavori. Lo scenario paventato dall’autore, una scuola che promuove l’analfabetismo promettendo il contrario alle famiglie, ci fa rabbrividire, soprattutto ricordando che gli USA sono spesso il modello di riferimento per i politici nostrani. Cerchiamo di trarre buon insegnamento dagli errori altrui per una volta!

 

http://www.huffingtonpost.com/alan-singer/in-detroit-its-charter-sc_b_10747248.html

Nel New York Times, Kate Zernike[2]  documenta il disastro delle charter school perpetuato a danno dei bambini e delle famiglie di Detroit. È la storia di una finta ‘scelta’, non di scuole migliori. È un’avvertimento di ciò che potrebbe succedere all’istruzione negli Stati Uniti se il movimento delle charter school dovesse continuare a crescere senza regole e senza controllo.

Zernike all’inizio si concentra sulle vicende di una famiglia in particolare.  Damian e Omar Rivera hanno frequentato diverse charter school di Detroit perché la madre cercava di offrire loro un futuro brillante.  Damian, il maggiore,  venne iscritto dapprima in una charter school di fronte a casa. Aveva bei voti e sognava di diventare ingegnere, finché non venne accettato in un programma speciale dell’Università del Michigan dove scoprì di sapere molto meno di tutto rispetto agli studenti provenienti dalle scuole pubbliche di Detroit. Ana Rivera ritirò il figlio dalla charter e lo mandò in una scuola cattolica, dove i bei voti della charter school improvvisamente diventarono delle insufficienze. Damien è adesso un alunno scoraggiato.

Secondo la Zernike, nel ‘mercato’ di Detroit sono entrate così tante charter school nazionali a scopo di lucro che in alcune delle comunità “è più facile trovare una charter school che comprare un cartone di latte.” Detroit ha una percentuale di studenti iscritti alle charter school più alta rispetto a tutti gli Stati Uniti con l’eccezione di New Orleans, il cui sistema scolastico pubblico è collassato ed è stato abbandonato in seguito all’uragano Katrina. Le compagnie charter di Detroit si contendono gli studenti ed il governo sborsa denaro offrendo “bonus in denaro contante, computer portatili, buoni ad estrazione per iPads e biciclette,” ma la promessa di un’istruzione migliore è un’illusione.

Sono molti i responsabili della debacle dell’istruzione a Detroit, ma i principali sono l’ex governatore del Michigan, la legislatura nazionale, e ovviamente, le compagnie a scopo di lucro delle charter school. La spinta alla legge del 1993 sulle charter school statali la diede il governatore repubblicano John “Libero mercato” Engler, il quale non a caso era in contrasto coi sindacati degli insegnanti. Engler voleva delle scuole a finanziamento pubblico ma gestite indipendentemente. Secondo i calcoli, la scelta avrebbe apportato innovazione, almeno secondo i suoi calcoli.

Il Michigan decise di lasciare che chiunque avrebbe potuto fondare una charter school e pagò un bonus ai distretti scolastici per promuovere il programma. Le compagnie a scopo di lucro videro nella legge una possibilità di guadagno e si spostarono rapidamente sul mercato scolastico del Michigan. Attualmente le catene a scopo di lucro controllano l’80% delle charter school dello stato, una percentuale parecchio più alta di tutti gli altri stati. Le compagnie sono diventate la principale lobby politica del Michigan col supporto dei sostenitori più potenti del partito repubblicano.

Il dogma del mercato ha prodotto tante assurdità. Nel 2011, la legislatura dello Stato ha abolito il numero limitato di charter school. Il Michigan attualmente ha 200 mila studenti in meno rispetto al 2003, ma più di 100 nuove charter school. Ventiquattro delle nuove charter school si trovano a Detroit e 18 compagnie charter con scuole già esistenti ma con scarsi risultati sono state autorizzate ad espandersi o ad aprire nuove scuole.

A causa della pressione dei lobbisti divenne impossibile stabilire un sistema di valutazione delle charter school così il legislatore decise di offrire un sistema di controllo qualità solo una volta tolto il limite. La legge in effetti ha eliminato l’obbligo per il Dipartimento di Stato per l’Istruzione di emanare un resoconto annuale che controlli il rendimento delle charter school. Ha inoltre concesso delle agevolazioni fiscali alle compagnie a scopo di lucro delle charter.

Zernike cita Scott Romney, avvocato e membro del gruppo civico New Detroit. Secondo Romney, quando a Detroit sono state introdotte le charter, “L’obiettivo era migliorare tutte le scuole. Invece si è registrato il collasso totale dell’istruzione in questa città.”

Assicuriamoci che il Michigan e Detroit non rappresentino il futuro dell’istruzione degli Stati Uniti e che si inverta questa politica prima che altri bambini vengano privati di un’adeguata istruzione.

Dall’8 al 10 Luglio insegnanti, genitori ed attivisti manifesteranno a Washington DC per tre giorni in difesa dell’istruzione pubblica. Tra gli oratori principali lo scrittore Jonathan Kozol, la presidente del sindacato Chicago Teachers Union Karen Lewis, e Diane Ravitch. L’8 luglio ci sarà una Marcia popolare per l’istruzione pubblica e la giustizia sociale. ‘Save Our Schools’ (Salviamo le nostre scuole, NdT)  sta organizzando una conferenza dal 9 al 10 luglio alla quale seguirà una sessione di organizzazione il 10 luglio. Il programma della manifestazione e degli incontri riguarda principalmente: fondi interamente pubblici ed equi per tutte le scuole pubbliche; comunità e scuole sicure e senza discriminazione razziale, ruolo direttivo della comunità nelle politiche della pubblica istruzione; personale docente professionale ed eterogeneo per tutti gli studenti; offerta formativa culturalmente adeguata, incentrata sul bambino, e no ai test standardizzati di massa.


[1] Per ulteriori informazioni vedi ‘What’s a charter school?’ The74 (https://www.the74million.org/flashcard/13-things-to-know-about-charter-schools/1), ‘Charter schools in the USA’, Wikipedia (https://en.wikipedia.org/wiki/Charter_schools_in_the_United_States)

[2] ‘A Sea of Charter Schools in Detroit Leaves Students Adrift` The New York Times, 28 June 2016 (http://www.nytimes.com/2016/06/29/us/for-detroits-children-more-school-choice-but-not-better-schools.html?_r=1)

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