Finanziamenti per le private, austerity per le statali: l’impatto economico delle scuole private paritarie nella Seconda Repubblica.

(a cura di Luca Frontini)

La Costituzione della Repubblica italiana, in vigore dal 1948, all’articolo 33, comma terzo, recita:

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

E in effetti, fino agli ultimi anni del XX secolo, in Italia la scuola pubblica era quella statale, istituzione basilare della Repubblica democratica fondata sul lavoro, e perciò unico tipo di scuola finanziata dallo Stato.

Negli anni novanta, crollata la Prima Repubblica insieme agli assetti ideologici, socio-economici e geopolitici del secondo dopoguerra, il legislatore ordinario della Seconda Repubblica ritenne opportuno intervenire con un complesso processo normativo, innovativo prima della Costituzione materiale, poi di quella formale (fallita la Bicamerale, comunque ci fu la riforma del Titolo V), di cancellazione della «specificità, fino a quel momento riconosciuta, del comparto scuola […] declassando l’istruzione da istituzione, così come Costituzione prevede, a mero servizio» [Piersantelli (2016), p. 78].

Al passaggio di secolo, il legislatore (governo di “centrosinistra”) introdusse, mediante l’unico articolo della Legge 10 Marzo 2000, n. 62, un:

sistema nazionale di istruzione […] costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali. […] Si definiscono scuole paritarie, a tutti gli effetti degli ordinamenti vigenti, in particolare per quanto riguarda l’abilitazione a rilasciare titoli di studio aventi valore legale, le istituzioni scolastiche non statali, comprese quelle degli enti locali, che, a partire dalla scuola per l’infanzia, corrispondono agli ordinamenti generali dell’istruzione, sono coerenti con la domanda formativa delle famiglie e sono caratterizzate da requisiti di qualità ed efficacia […]. Alle scuole paritarie private è assicurata piena libertà per quanto concerne l’orientamento culturale e l’indirizzo pedagogico-didattico. […] Le scuole paritarie, svolgendo un servizio pubblico, accolgono chiunque, accettandone il progetto educativo, richieda di iscriversi, compresi gli alunni e gli studenti con handicap. […] Tali istituzioni, in misura non superiore a un quarto delle prestazioni complessive, possono avvalersi di prestazioni volontarie di personale docente[1].

A seguito del summenzionato processo normativo di mutazione e snaturamento della scuola pubblica, continuato poi senza sostanziali cambi di rotta dai successivi governi (di “centrodestra”, di “centrosinistra”, di “tecnici” o di “rottamatori” vari) le scuole private paritarie ricevono finanziamenti statali sotto forma di sussidi diretti, per la gestione di scuole dell’infanzia e primarie (ex parificate); finanziamenti di progetti per migliorare qualità ed efficacia delle offerte formative di scuole medie e superiori paritarie; contributi alle famiglie (“buoni scuola”) degli alunni iscritti alle private, dell’importo di 300 euro per studente.

I dati statistici, aggiornati all’anno scolastico 2014/2015[2], ci dicono che le scuole paritarie in Italia sono 13.498; gli studenti che frequentano le paritarie sono 961.166. Invece le istituzioni scolastiche statali sono 8.384, articolate in circa 41.286 sedi. Gli alunni delle statali sono 7.862.022, per un totale di 369.913 classi.

Eppure, a fronte di politiche scolastiche che si risolvono in continui tagli ai finanziamenti delle scuole statali – considerate dall’attuale classe dirigente non come fondamentali investimenti in capitale umano, ma come costi da ridurre in omaggio ai «luoghi comuni della vulgata neoliberista» [Baldacci (2014), p. 7] –,  le paritarie continuano a veder aumentata la parte di denaro pubblico a loro destinata: «Il capitolone relativo alle risorse destinate alle scuole non statali paritarie passerà da 472 a 479 milioni di euro, con un incremento di 25 milioni tondi tondi per l’anno prossimo e i prossimi anni» [Intravaia (2015)].

Bibliografia

Baldacci (2014):

Massimo Baldacci, Per un’idea di scuola. Istruzione, lavoro e democrazia, FrancoAngeli, Milano 2014.

Intravaia (2015):

Salvo Intravaia, Aumentano i fondi per le paritarie. Niente tagli alle private nella manovra, in «Repubblica.it», 19 novembre 2015 [http://www.repubblica.it/scuola/2015/11/19/news/aumentano_i_fondi_per_le_paritarie_niente_tagli_alle_private_nella_manovra-127714743/].

Piersantelli (2016):

Sara Piersantelli, «Conoscere (e conoscersi) per deliberare» non è (più) un principio liberale? “Riforme” e “tagli lineari” alla Scuola pubblica durante il venticinquennio neoliberale (1990-2015), in L. Frontini, Moneta e Impero. Benessere, sovranità, democrazia: come e perché li stiamo perdendo, premessa di M. Severini, prefazione di M. Carletti, postfazione di S. Piersantelli, Zefiro, Fermo 2016, pp. 77-86.

[1] http://www.camera.it/parlam/leggi/00062l.htm

[2] http://www.istruzione.it/allegati/2014/Avvio_Anno_Scolastico2014_2015_3.pdf

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