La Jornada, Mexico – I maestri portano le classi nelle strade

(introduzione e traduzione a cura di Silvia Serini)

La lotta dei maestri e delle maestre messicane contro il famigerato progetto di Riforma educativa promosso dell’esecutivo prosegue senza esclusione di colpi. Da una parte, le forze resistenti continuano nelle loro dignitose e tenaci azioni di protesta. Dall’altra, l’asse governo-forze dell’ordine persiste nel suo oltranzista atteggiamento repressivo e persecutorio foriero ancora una volta di una contabilità tragica. È di poco tempo fa la notizia del barbaro assassinio di Salvador Olmos[1], giornalista trentunenne della radio Tu Un Ñuu Savi, della comunità mixteca. Anche lui aveva dato voce ai manifestanti, anche lui come altri suoi sette colleghi dall’inizio del 2016 ha trovato prematuramente la morte per mano della polizia.

L’articolo che segue in traduzione riporta la presa di posizione antigovernativa dell’EZLN, l’esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, che ha fatto proprie le ragioni del movimento di protesta, condividendone non solo modi e forme di lotta, ma anche obiettivi di fondo. L’estensione del fronte di sostegno al mondo educativo e dell’istruzione travolto dal Progetto di riforma imposto dal Governo è a sua volta rivelatore della base sociale della protesta. Una base che continua a espandersi perché in Messico è ormai palese che il Piano di riforme strutturali tanto contestato non è un problema che interessa, in maniera esclusiva, il solo comparto dell’istruzione, ma è una questione sociale e nazionale che riguarda tutte e tutti, a prescindere dal settore di impiego. Perché scuola, cultura e istruzione sono, in Messico come altrove, patrimonio di ognuno di noi. Una delle lezioni che possiamo evincere dalle vicende dell’attualità messicana è, tra le tante, anche questa.


I maestri hanno portato le classi nelle strade, dice EZLN[2]

Nel mese di giugno – segnala l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale nel suo ultimo comunicato – si è tenuta un’autentica lezione educativa. La lezione ottenuta è che in Messico il grande capitale comanda e il governo esegue… però il popolo si ribella.

Firmato dai Subcomandanti ribelli Moysés e Galeano, il documento, chiamato “Le lezioni di luglio”, contrasta la diversa attitudine seguita dal governo federale  davanti agli impresari che hanno caldeggiato la “Legge” 3 di 3, e la sua risposta alla richiesta dei maestri di abrogare la riforma educativa.

“Non appena i capitalisti hanno schioccato loro le dita – dice il comunicato ribelle -, tutti i poteri istituzionali sono corsi a correggere quello che non era loro gradito. Non accontentandosi di sapere che comandano, i grandi signori del denaro hanno mostrato, a chi volesse vederlo, chi decide realmente.

Ma non appena il corpo insegnante in stato di resistenza, insieme  alle comunità, ai movimenti, alle organizzazioni e alle persone che li appoggiano, hanno chiesto l’abrogazione della riforma educativa, il governo e i suoi padroni si sono dichiarati disposti a tutto, cioè a usare la forza, per difendere “la legalità.” Con atteggiamento  più isterico che storico, hanno ribadito che la legge non è negoziabile.

Le maestre e i maestri riuniti intorno alla Coordinatrice Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione (CNTE) – dicono gli zapatisti -,così come le famiglie e le comunità che li sostengono, hanno mandato le classi per i vicoli, per le vie e per le strade di tutto il Messico.

In alcune settimane – segnalano – hanno smontato tutta la scenografia messa in atto dalla classe politica, nel corso di vari anni e con molto denaro, per mascherare, sotto il nome di “Patto per il Messico”, la nuova guerra di conquista che si sintetizza nelle cosiddette “riforme strutturali.”

Secondo i ribelli, almeno in Chiapas, non si sono verificati episodi di mancanza di carburante né di cibo. Il presunto scarso approvvigionamento  è stato una manovra governativa per tentare di scatenare il malumore sociale contro i maestri. La supposta mancanza di benzina è stata il frutto della sfacciata speculazione degli impresari del ramo, davanti all’imminente aumento del prezzo.

E – aggiunge il comunicato – la scarsità di alimenti e prodotti c’è stata solo nei grandi supermercati. Nei mercati popolari si poteva continuare a trovare  frutta, legumi, mais, fagioli, riso, carne, uova, senza che fossero aumentati i prezzi. Gli “interessi di terzi” colpiti ai quali si riferisce il governo – assicurano i ribelli – sono nient’altro e niente meno che quelli delle grandi imprese del capitale commerciale.

Per gli zapatisti, la cosa più importante alla luce del calendario e della limitata geografia nella quale resistono e lottano, è la lotta del magistero democratico. Una lotta della quale rispettano, senza immischiarsi, modi e tempi, la  struttura organizzativa, le sue decisioni, le sue strategie e tattiche, le sue alleanze, le sue scelte.

Quella lotta va ben oltre quattro valori. “Mentre governanti, mezzi di comunicazione e reti sociali che li accompagnano – precisano nel comunicato -, continuavano a dire che il movimento dei maestri era solo negli stati più poveri il cui ritardo sociale è, chiaramente, colpa della CNTE, succede che, a Monterrey, nel Nuovo Leone, migliaia di maestre e maestri hanno preso, non una ma varie volte, le strade che, in altri tempi, erano state la tana del gran capitale nazionale, chiedendo l’abrogazione della riforma educativa. È – affermano – il tempo delle maestre e maestri che resistono. Ed è necessario e urgente stare con loro. Ed è a tal punto importante quest’appoggio da decidere di: 1, sospendere la nostra partecipazione nel festival di Compartecipe come nel CIDECI di San Cristobal di Le Case, Chiapas, che si celebrerebbe tra i giorni 17 e 30 di luglio del 2016; 2, “donare al gruppo dei maestri resistenti la paga e gli alimenti che avevamo risparmiato ed accumulato per il nostro trasloco ad Oventik e il CIDECI, destinato al nostro sostentamneto durante il festival, e per il ritorno alle nostre comunità.”

L’aggressione che oggi vivono i maestri – afferma l’EZLN – è la stessa che hanno vissuto i paesi indigeni senza che nessuno, come non sia la Sesta, li rovesci a vedere. E richiamano l’attenzione affinché si guardi e si ascolti quello che fanno contro le maestre e maestri, perché dopo seguiranno altri. Perché dopo i lavoratori dell’educazione di base – assicurano -, verranno i pensionati, quelli del settore della salute, i burocrati, i piccoli e medi commercianti, gli autotrasportatori, gli universitari, quelli dei mezzi di comunicazione, tutti i lavoratori del campagna e della città, indigeni e non indigeni, impiegati rurali e urbani.

Le lezioni di giugno finiscono con una raccomandazione al Governo federale: “Se non cambiano la Riforma Educativa, almeno che cambino consulenti. Ah, dicono ancora a «Messicani Primo», la storia li ha già giudicati colpevoli.


 

[1] Per un approfondimento si rimanda a http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-73a69821-4c8d-4e4f-8be7-ed3f3130baa7.html ; http://www.unesco.org/new/en/media-services/single-view/news/director_general_condemns_killing_of_journalist_salvador_olm/#.V4TgSLiLTIU .

[2] http://www.jornada.unam.mx/ultimas/2016/07/04/en-mexico-el-capital-manda-y-el-gobierno-obedece-pero-el-pueblo-se-rebela-ezln

 

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