Il bistrattato immortale

di Silvia Serini

 

Non passa intervallo di tempo troppo lungo senza che qualcuno, dal pulpito di più o meno fondate e innovative teorie pedagogiche, tuoni con veemenza e lanci improperi contro il più longevo degli strumenti di tortura utilizzati dai docenti contro i poveri discenti: il tema. Il tema, o testo, o elaborato scritto che dir si voglia, è ormai da anni al centro del tiro incrociato di intellettuali, esperti di didattica, ma anche opinionisti improvvisati che, sostanzialmente, gli rimproverano alcuni macroscopici difetti.

Per prima cosa, il tema non insegnerebbe a scrivere ma, tutt’al più, a prolungare l’agonia di chi, pur non avendo nulla da dire, si troverebbe costretto a inventarsi l’impossibile per riempire le famigerate colonne.

Inoltre, esso non valorizzerebbe le intelligenze multiple, gardnerianamente intese, di cui ciascun alunno sarebbe portatore perché li costringerebbe a misurarsi con la sola forma scritta “tradizionale” che non a tutti potrebbe risultare così congeniale. Ciò porterebbe i discenti a improvvisarsi tuttologi, mortificandone la ricchezza e la diversità creativa. Gli strali lanciati contro il tema non si esauriscono qui e si potrebbe continuare a scriverne ancora a lungo. Ci si è persino spinti a invocarne l’eliminazione definitiva a favore di più stimolanti e ingegnosi laboratori di scrittura.

Proposta legittima che tuttavia mi lascia abbastanza perplessa perché per poter approdare al laboratorio propriamente detto è necessario, preliminarmente, acquisire una certa dimestichezza con la dimensione fisica, concreta, materiale dello scrivere. E non esiste, per questo, palestra più specifica e formativa del tema.

Ritengo che esso sia uno strumento prezioso e indispensabile nel percorso educativo a tutti i livelli per gli studenti ma anche rivelatore per i docenti. Difficile trovare parole più idonee a esprimere il concetto di quelle, precise e dirette, usate da Armando Massarenti: “Un componimento scritto, incentrato su un argomento ben preciso (niente tema libero, per favore!), che permetta a chi scrive di ordinare le proprie conoscenze sostenendo una tesi con ragioni riconoscibili, chiare e che poggiano su fatti ben esplicitati, è un ottimo modo per formare quelle menti critiche e costruttive cui il mondo del lavoro chiederà nel futuro capacità crescenti di autoeducazione e di autoapprendimento”[1]. Certo, non si tratta di un’impresa facile ma quale compito nella vita, ancor più che nella scuola, non manifesta le sue difficoltà? Come ogni attività ardua, però, il tema presenta un vantaggio ulteriore che dischiude agli ignari studenti le porte di un’esperienza con cui oggi, data la pervasività ossessiva dei social network, hanno forse maggiore familiarità, ma non effettiva padronanza né reale consapevolezza. Mi riferisco al fatto che esso costituisca «un’occasione (una delle poche) per provare l’emozione [autentica] della scrittura. Chiunque si ritrova di fronte a quella pagina bianca (che sia quella di carta o quella di Word […]) sente la trepidazione, l’eccitazione dello scrittore»[2].

L’avvento di una didattica innovativa, potenziata e implementata dal ricorso alle nuove tecnologie, non è condizione ostativa, né sul piano pratico né su quello metodologico, per il ricorso al tema. Esso ci ricorda che, pur modernizzandosi i mezzi, i canali, le modalità attraverso cui si attinge e si articola la conoscenza, dal contenuto e dalla capacità di organizzarlo non si può prescindere. L’enfasi sul “come” non può distogliere l’attenzione dal “cosa” che è e resta elemento ineludibile di ogni discorso, di ogni forma di architettura cognitiva e di tessitura concettuale.

Il tema può essere rivisto, aggiornato, migliorato ma non eliminato perché, pur avendo un’anzianità di servizio” superiore a ogni altro tipo di prova di valutazione, conserva ancora, intatte, tutte le sue potenzialità formative. Insomma, non mi resta che dire: lunga vita al tema!


[1] http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2014-12-28/col-tema-si-impara-ragionare-081432.shtml?refresh_ce=1

[2] http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/29/scuola-elogio-tema/1301670/

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