Antropologia concorsuale

di Silvia Serini

 

Non sono passata. La famigerata mail non è arrivata e, dunque, non ho superato la prova. Devo dire che, per come si sono svolte le cose, in cuor mio sentivo che l’esito sarebbe stato questo. Ciò non toglie che averne la matematica certezza abbia comunque rappresentato una sconfitta. E infatti sono stati necessari giorni per fare il punto della situazione e per capire ciò che si agitava nel mio animo. Indubbiamente c’era delusione, tanta, al punto da pensare che presto si sarebbe trasformata – quasi automaticamente – in rabbia, furente e montante. E invece no, perché più ci riflettevo più si rafforzava in me la convinzione che non ne valeva la pena.

Questo concorso è stato ab origine un malnato e per forza di cose si concluderà nella stessa maniera indecorosa con cui è stato pensato. Preso atto di ciò però, sentivo che a crescere era un sentimento di tristezza, autentica e profonda. Sin da quando, con grandi travagli e altrettanti ritardi, è stato bandito, esso ha attraversato, condizionandola, la vita di tutti noi diretti interessati in un senso molto radicale. Mi ha cioè permesso di conoscere meglio la vera natura delle persone che da prospettive diverse ne sono state coinvolte. Ecco allora che si affacciavano davanti a me, come in una sorta di imprevista, inedita, novella commedia umana, personaggi di ogni risma. Ex colleghi di ruolo che, da una parte manifestavano stima e apprezzamento nei miei confronti sostenendo che chi, come la sottoscritta, aveva alle spalle un certo tipo di percorso formativo e di esperienza non doveva subire anche questa ulteriore umiliazione ma, dall’altra, si sono ben guardati dal protestare, contestare o anche fare un solo sciopero contro la riforma e i suoi derivati (concorso compreso). O ancora un collega incontrato nella sede della prova a pochi minuti dal suo svolgimento il quale, con mia grande sorpresa, è riuscito a dirmi che, in quella circostanza, eravamo nemici perché mai come allora valeva il motto mors tua, vita mea (per inciso, lui ha passato la prova, io no). E, infine, quei docenti – una parte, non tutti per fortuna – a cui è bastato sapere di aver oltrepassato quota 28 per esultare senza stile, dimenticandosi che stavano parlando sempre di quel sistema, di quella riforma, di quel concorso e di quei politici sui quali fino a qualche secondo prima esprimevano giudizi a dir poco taglienti. La tristezza dicevo. Una tristezza che assume i contorni dell’amarezza se guardo, in ultimo, al vero significato di queste “esperienze antropologiche”: ci hanno messo gli uni contro gli altri, il divide et impera, come la storia insegna, pare funzioni ancora. Eppure non voglio arrendermi e nemmeno pensare che tutto sia perduto.

Pertanto, concludo con un augurio e con una promessa. Il primo rivolto a tutte le colleghe e i colleghi affinché, dopo aver superato lo scritto, possano concludere felicemente questa discesa agli Inferi con la meritata assunzione. La seconda va a chi ci governa, affinché sappia che, lungi dall’avermi/averci abbattuto, il trattamento a cui ci hanno sottoposti è un incentivo a proseguire nelle nostre battaglie, in questa lunga, spietata, guerra di logoramento che non siamo stati noi a volere ma di fronte alla quale non ci tireremo mai indietro.

 

2 thoughts on “Antropologia concorsuale

  1. Cara collega, che dire!? Tu non hai passato questo improponibile concorso, ma puoi gridare a testa alta la tua indignazione, mentre la categoria esce umiliata e vilipesa dalla riforma e suoi derivati. Personalmente, mi sono opposto fermamente alla Buona scuola e continuo a farlo. Sto scrivendo al Ds una dichiarazione di rinuncia a richiedere il bonus sul merito. Vale ben poco, ma penso che c’e’ ancora tempo per rialzare la testa e farsi sentire.

    Mi piace

    • Grazie mille, caro collega. Sono proprio le persone come lei a non farmi perdere completamente la speranza, nonostante tutto. Spero che la sua dignità e il suo esempio possano “contagiare” tanti altri che invece vedo troppo proni di fronte a questo scempio impropriamente chiamato “Buona scuola”.
      Grazie di cuore, a presto.
      Silvia

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...