La Croix – Aumento dei fondi alla pubblica istruzione: chi sono i beneficiari ?

(introduzione e traduzione di Rosalba Applauso)

Il presidente Hollande sembra voler tenere fede alle promesse o almeno provarci: nel quadro di una rivalutazione dell’istruzione in Francia, punto chiave in campagna elettorale, arriva puntuale (a ridosso delle elezioni, secondo i maligni) anche un aumento dei fondi destinati alla Pubblica Istruzione, all’istruzione superiore e alla ricerca, completato da misure volte alla rivalutazione degli stipendi dei docenti e alla creazione di nuovi posti di lavoro, annunciate a maggio. Provvedimento, quello dell’aumento delle risorse alla pubblica istruzione, che il ministro Najat Vallaud-Belkacem definisce senza precedenti ma che, come sempre accade oltralpe, non manca di suscitare vive polemiche. I sindacati parlano, infatti, di un numero di assunzioni insufficiente a coprire l’effettivo fabbisogno e di un sistema scolastico in affanno, a cui nemmeno l’iniezione di liquidità farà prendere una boccata d’ossigeno.


http://www.la-croix.com/Famille/Education/Qui-beneficie-de-la-hausse-de-budget-de-l-education-nationale-2016-07-12-1200775413

di: Lauriane Clément

Grazie all’immissione di tre miliardi di euro nella pubblica istruzione e nell’istruzione superiore, il governo riafferma la priorità dell’Istruzione nel suo mandato e intende lanciare un messaggio chiaro. Il sottosegretario alle Finanze, Christian Eckert, ha annunciato il 7 luglio scorso una rivalutazione di 2,15 miliardi del fondo destinato alla Pubblica Istruzione e di 850 milioni per quanto riguarda l’istruzione superiore e la ricerca, una delle priorità del bilancio 2017. Un aumento giudicato dal ministro della Pubblica Istruzione, Najat Vallaud-Belkacem, “senza precedenti”. Un aumento che arriva a un anno dalle presidenziali e corrisponde ad alcune misure annunciate a maggio, come la rivalutazione degli stipendi degli insegnanti della scuola dell’infanzia e della primaria. Un vero e proprio investimento nel settore dell’Istruzione? “Senza dubbio, sono stati fatti degli sforzi dall’inizio del mandato, riconosce Laurent Escure, segretario generale dell’Unsa Éducation[1]. Si può sempre fare di più, è ovvio, ma tra un periodo in cui sono stati eliminati 88 000 posti di lavoro, come è successo nel precedente quinquennato, e un altro in cui ne vengono creati 60 000, la differenza si vede”.

11 662 nuovi posti di lavoro per l’inizio dell’anno scolastico 2017

La dotazione finanziaria consentirà la creazione di 11 662 posti per l’inizio del nuovo anno scolastico: 4 311 nella primaria, 4 400 nei collège e nei licei, 1 000 nelle scuole private e 1 951 per il personale non docente, che si occupa in particolare degli studenti diversamente abili. Una cifra che va ad aggiungersi ai 9606 posti già istituiti nel 2015. Il governo auspica in questo modo di tenere in parte fede alla promessa fatta da François Hollande in campagna elettorale che prevedeva la creazione di 60000 posti di lavoro nel settore dell’istruzione nel corso del suo mandato, di cui 54 000 destinati alla Pubblica Istruzione. La sfida è quella di poter fare fronte all’aumento della popolazione studentesca. L’istruzione superiore che ha scolarizzato  25 000 studenti in più quest’anno, conta sui suoi 850 milioni supplementari per finanziare 1000 nuovi posti di lavoro e 25000 borse di studio. Nell’istruzione di primo e secondo grado, la popolazione studentesca è salita da 12,14 milioni nel 2012 a 12,35 nel 2015. Il trend dovrebbe subire un ulteriore aumento nei prossimi anni. Secondo Fabienne Berlin, del syndicat national des enseignements de second degré (SNES – Sindacato nazionale degli insegnanti dell’istruzione di secondo grado), questo provvedimento, anche importante, non pone rimedio, tuttavia, a uno dei principali difetti del sistema: “Se guardiamo ai posti previsti nel bilancio, non siamo lontani dai 60000, ma una parte riguarda dei posti di tirocinante, che non è un insegnante a tempo pieno. Ciò non è sufficiente a porre rimedio ai danni causati dalle precedenti soppressioni di posti di lavoro e di personale che nel settore dell’istruzione di secondo grado non fanno che aumentare da due anni”.

Borse di studio in aumento

Questi stanziamenti sono stati fatti corrispondere a una rivalutazione del premio d’indennità di assistenza e accompagnamento degli studenti (Isae)[2] degli insegnanti di infanzia e primaria, allo scopo di allinearla dalla fine del 2017 a quella dei docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado, ossia 1200 € supplementari lordi all’anno. Infine, quegli insegnanti più impegnati nel loro compito, come quelli che lavorano nell’ambito dell’éducation prioritaire, potranno godere di scatti di carriera. Un mezzo per rendere più attraente la loro professione in un momento in cui il ministero fa fatica ad assumere nuovi insegnanti. Completano gli stanziamenti un aumento del 10% delle borse di studio al liceo e l’estensione degli aiuti per la ricerca del primo impiego a 50 000 liceali o apprendisti e 70 000 studenti borsisti.

Éric Charbonnier, analista presso il settore istruzione dell’OCSE, accoglie con un plauso queste misure. Secondo quest’ultimo, però, la Francia deve investire soprattutto nella scuola dell’infanzia e primaria e nell’éducation prioritaire. “Se si mette a confronto con gli altri paesi europei, ci si accorge che il nostro paese spende meno per gli studenti dell’infanzia e della primaria e che il sistema fa fatica a occuparsi degli studenti in difficoltà. In passato, la Francia non ha nemmeno investito nell’éducation prioritaire. Ancora oggi se ne vedono gli effetti, anche se sono state portate avanti alcune azioni” e conclude : “Il successo formativo non è solo una questione finanziaria, bisogna che i fondi siano utilizzati in maniera efficace”.

“Il successo formativo non è solo una questione finanziaria, bisogna che i fondi siano utilizzati in maniera efficace”

 «Il sistema scolastico è in affanno »

Annie Genevard, delegata generale dei Repubblicani responsabili dell’istruzione

“Come sempre i socialisti danno una risposta finanziaria a problemi strutturali. Questi 3 miliardi di euro supplementari sono un velo che nasconde, prima delle elezioni, le reali difficoltà. Da cinque anni, si è accentuata la dispersione scolastica, la riforma dei ritmi scolastici[3] ha destabilizzato tutti e la riforma del collège[4] è oggetto di molte contestazioni. Il sistema è in affanno. Sarebbe stato necessario rimettere al primo posto l’insegnamento delle discipline e restituire un po’ di autonomia alle scuole. Per quanto riguarda gli insegnanti, la creazione di posti di lavoro non basterà a riconquistare la loro fiducia. Nel 2012, la sinistra ha soppresso la defiscalizzazione delle ore supplementari che consentiva agli insegnanti di percepire uno stipendio più alto. La rivalutazione degli stipendi annunciata dal ministro non permetterà di recuperare questa perdita di potere d’acquisto. Si tratta di una professione che riscuote scarso interesse, come dimostra la crisi delle assunzioni”.

 


[1] L’UNSA Education è una federazione composta da 27 sindacati. Creata nel 1929 con il nome di Fédération générale de l’enseignement (FGE – Federazione generale dell’insegnamento), denominata Fédération de l’Éducation nationale (FEN – Federazione della Pubblica Istruzione) a partire dal 1946, la Federazione ha acquisito, nel 2000, il nome di UNSA Éducation per sottolineare il suo saldo legame con l’UNSA di cui è stata cofondatrice nel 1993.

[2] L’indemnité de suivi et d’accompagnement des élèves (ISAE), creata per i docenti di infanzia e primaria, viene concessa: agli insegnanti di infanzia e primaria che lavorano nelle scuole dell’infanzia e primaria e agli insegnanti di infanzia e primaria che esercitano in istituti o nel contesto di servizi sanitari o medico sociali.

[3] La riforma dei ritmi scolastici nella scuola dell’infanzia e nella primaria del 2013, avviata dall’allora ministro dell’Istruzione Vincent Peillon  prevede una nuova organizzazione dell’orario scolastico nella scuola dell’infanzia e primaria e precisamente un ritorno alla settimana di quattro giorni e mezzo. Secondo il ministero, la nuova organizzazione del tempo sarebbe stata la risposta a obiettivi pedagogici che avrebbero permesso ai bambini un migliore apprendimento a scuola: favorire gli apprendimenti fondamentali al mattino, momento in cui gli studenti sono più attenti; approfittare di 5 mattine per avere così dei tempi di apprendimento più regolari.

[4] La riforma del collège che entrerà in vigore all’inizio dell’anno scolastico prevede cambiamenti a livello della didattica con classi di piccoli gruppi, rafforzamento dell’insegnamento delle lingue straniere, ulteriori tempi per  “accompagnare” gli studenti nel processo di apprendimento, spazio all’insegnamento del greco e del latino.

 

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