La Stato comprerà meno libri e l’industria si preoccupa

http://www.clarin.com/cultura/comprara-libros-preocupacion-industria_0_1627637336.html . (introduzione e traduzione  a cura di Silvia Serini)

 

In che misura hanno pesato gli investimenti statali e le commissioni governative per l’acquisto di volumi da destinare alle scuole pubbliche da parte del Ministero dell’Educazione sulla politica culturale in materia scolastica di un Paese come l’Argentina? Le scelte effettuate nel più recente passato rispondevano a una sensibilità nuova da parte dell’esecutivo o, a fronte di numeri oggettivamente incontestabili, c’era anche un’attenzione alle potenziali ricadute propagandistiche-elettorali? E infine, come valutare la tendenza del nuovo governo che sembra deciso a invertire la rotta, causando un comprensibile timore tra i molteplici addetti al settore?

A tutti questi interrogativi cerca di dare una risposta l’articolo dedicato al tema, pubblicato da una delle principali testate argentine, il «Clarìn».

 

Per le scuole. «Sono stati distribuiti molti libri, però si è letto poco», ha spiegato Max Gulmanelli, segretario della Gestione educativa. Non si acquisterà letteratura, sì invece a manuali di studio.

 

Quest’anno il Ministero dell’Educazione comprerà meno libri da distribuire nelle scuole pubbliche del Paese. Dal dicastero hanno confermato che, diversamente da quanto accaduto nel 2015, non verrà avviata alcuna richiesta di acquisto di letteratura infantile e giovanile, materiale complementare che negli anni scorsi era stato messo a disposizione delle scuole. «Visitando molte strutture in tutto il Paese, abbiamo notato che sono stati distribuiti molti libri ma si è letto poco di questo materiale. Nelle biblioteche di molte scuole abbiamo visto collane ancora avvolte nella carta del celophan», ha sostenuto il segretario della Gestione Educativa della Nazione, Max Gulmanelli.

Non è stata nemmeno avviata una campagna per comprare libri di testo a livello superiore, diversamente da quanto era successo l’anno scorso per la prima volta. Fino ad oggi è in atto un processo di selezione di libri di testo destinati alle scuole primarie, da distribuire nel 2017. La tendenza è verso l’acquisto di una quantità maggiore di libri di testo per le primarie rispetto a quella comprata nell’anno passato, assecondando così le necessità dei nuovi alunni, pari al numero di 3,6 milioni», ha detto Gulmanelli.

Secondo un’informativa dell’agenzia di consulenza Promage, che si occupa dell’Osservatorio dell’Industria Editoriale, lo scorso anno il ministero ha acquistato 3.350.000 libri di testo da distribuire nelle primarie. Se l’acquisto confermato da Gulmanelli è l’unico che il Ministero dell’Educazione intende sostenere a favore delle scuole in questo anno (al momento si tratta dell’unico processo di selezione e di richiesta in atto), il 2016 si chiuderà con il tasso di acquisto di libri più basso finalizzato alla distribuzione nelle scuole degli ultimi cinque anni. L’anno scorso, tenendo conto dei diversi livelli e delle collezioni di letteratura, il Ministero aveva promosso un’acquisizione consistente: 8,3 milioni di esemplari. Questa politica aveva di conseguenza stimolato anche l’industria editoriale. I critici segnalano che tale politica di spesa sia stata condotta al fine di migliorare il clima [politico]in un anno in cui cadevano le consultazioni elettorali[1].

Prima della visione di questo programma, il segretario della Gestione Educativa ha precisato che il panorama attuale non implica affatto un taglio preventivo. «Si vanno a coprire le necessità degli alunni. Gli acquisti di libri di testo per gli alunni del livello secondario non sono mai stati una costante del Ministero» ha dichiarato. Nella gestione precedente, ha continuato, «si è posto il fulcro in una parte del processo, quella dell’acquisto e della distribuzione dei libri» ha segnalato Gulmanelli. «Intendo il fatto che ora abbiamo l’opportunità di fare in modo che si legga tutto ciò che si è acquistato».

Procedendo su questo sentiero, ha assicurato che si dispiegheranno tutte le energie necessarie per migliorare le capacità di lettura e di comprensione dei ragazzi – uno dei punti deboli che caratterizzano gli studi sulla qualità educativa – con un lavoro che includerà il rafforzamento, con nuove linee-guida, del Piano Nazionale della Lettura – i cui agenti, in maggioranza, sono stati cambiati  – e una collaborazione più stretta con la Commissione Nazionale delle Biblioteche Popolari (Conabip) che dipende dal Ministero della Cultura. «Chiediamo che ci siano promotori comunitari della lettura, che si sviluppino strategie di lettura con le famiglie e che ci siano dei facilitatori di lettura che possano visitare le classi» ha anticipato.

Nella industria editoriale, c’è sincera preoccupazione. Intervistato da Clarín, il presidente della Commissione dell’Educazione della Camera Argentina delle Pubblicazioni (CAP), Dante Villalba, ha dichiarato: «Abbiamo richiesto una riunione con il ministro Esteban Bullrich, visto che per quest’anno non si è concretizzato l’acquisto dei libri di testo». Villaba continua: «Negli ultimi due decenni, siamo passati, nelle scuole, da un quarto di libro a testa per alunno a un libro e mezzo, mentre nei paesi sviluppati e in quelli in via di sviluppo i bambini dispongono da cinque a sette libri per poter studiare. Ci auguriamo che questa cifra non si abbassi ancora».

Tra gli editori indipendenti che lavorano nel campo della letteratura infantile e giovanile vi è una grande inquietudine. Negli ultimi anni il sostegno rappresentato dall’acquisto di testi da parte dello Stato ha permesso loro di crescere e di ampliare il proprio catalogo. «I testi nuovi, oltre a stimolare i ragazzi a scuola, creano più movimento e attivismo tra autori e illustratori» dice la storica editrice de La Brujita de Papel y Edhasa, Gloria Rodrigué.

In altre parole, uno scenario a cui si somma il calo nelle vendite nelle librerie negli ultimi mesi potrebbe rallentare l’attività del comparto, compreso quello delle stampa. Lo spiega Raquel Franco, direttrice della casa editrice Pequeño Editore, che nel 2015 è stata nominata la migliore case editrice d’America nell’ambito della Fiera del libro per ragazzi di Bologna: «Meno acquisti determinano per gli editori medi e piccoli un lavoro molto delicato e scrupoloso, con una riduzione del numero di titoli e di ristampe».

Dati: milioni e polemiche

Gli acquisti di libri che il Ministero dell’Educazione della Nazione ha promosso per la distribuzione nelle scuole pubbliche è stata una delle politiche più spendibili sul piano promozionale per il kircherismo, sebbene tali operazioni siano state condotte su quantità oscillanti e non siano state esenti da polemiche. Il 2013 è stato un anno record: sono stati acquistati 13,3 milioni di libri, tra cui 11 milioni di testi di letteratura infantile e per ragazzi, secondo i dati di Promage. Le scuole pubbliche, ovvero primarie e secondarie, sono frequentate da 6 milioni di studenti. Nel 2013 Clarín ha pubblicato una nota che dava conto delle richieste degli editori nella quale si parlava di una «gestione discrezionale dei fondi» per favorire alcuni editori in particolare. Prima, nel 2011, il Ministero aveva acquistato 5,8 milioni di volumi per le scuole. L’anno successivo, il numero è calato a 4,4 milioni. Quindi, nel 2013, il record già ricordato. Nel 2014, l’acquisto ha raggiunto 9,4 milioni di libri e, un anno più tardi, 8,3 milioni.

 

[1] Le elezioni presidenziali in Argentina si sono tenute lo scorso 25 ottobre, seguite dal ballottaggio definitivo del 22 novembre che ha assegnato la vittoria al liberale Maurizio Macri. http://www.corriere.it/esteri/15_novembre_23/elezioni-argentina-vince-liberale-macri-fine-peronismo-d689934e-91a9-11e5-98d3-3899a469cdf7.shtml

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