BFM Tv – Sempre più insegnanti si dimettono: “La scuola pubblica mi ha fatto odiare questa professione”

(Introduzione e traduzione a cura di Rosalba Applauso)

Il burnout è generalmente definito come una sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e derealizzazione personale, che può manifestarsi in tutte quelle professioni con implicazioni relazionali molto accentuate (possiamo considerarlo come un tipo di stress lavorativo). Generalmente nasce da un deterioramento che influenza valori, dignità, spirito e volontà delle persone colpite.[1]

Tra le professioni in cui svolge un ruolo preponderante proprio la sfera relazionale, vi è senza dubbio la professione docente.  In uno studio del dottor Lodolo D’Oria, medico e autore di molti studi sul burnout tra cui Burnout e patologia psichiatrica negli insegnanti, viene, infatti, evidenziato che  la categoria degli insegnanti è sottoposta a numerosi stress, a causa di una serie di fattori riguardanti, tra l’altro, la peculiarità della professione (rapporto con studenti e genitori, classi numerose etc.), la maggiore partecipazione degli studenti alle decisioni e il susseguirsi continuo di riforme[2].

Mentre in altri Paesi si sta prendendo coscienza del problema e di conseguenza si stanno attuando contromisure, in Italia né il Miur né i sindacati paiono aver davvero compreso la reale portata della questione, nonostante esistano forme di tutela del lavoratore, come il Testo unico dei lavoratori che all’articolo 28 del D. Lgs. 81/08 impone ad ogni datore di lavoro di adoperarsi, assieme agli organi di competenza, per valutare i rischi dello stress-lavoro, predisporre un documento e, di conseguenza, delle azioni per contrastare problema del burnout . In Francia assistiamo a una crescita elevata del numero delle dimissioni sia tra insegnanti di ruolo sia tra insegnanti tirocinanti e a una forte percentuale dei casi di suicidio ma parallelamente anche a una maggiore consapevolezza del problema che ha spinto alcuni sindacati alla creazione di una piattaforma online per fornire assistenza ai docenti in situazione di stress. In questo e nei prossimi numeri, ci occuperemo del problema, delle cause e delle eventuali misure adottate dal sistema scolastico francese.

[1] http://www.psicologiadellavoro.org/?q=content/burnout
[2] Lo studio Burnout e patologia psichiatrica negli insegnanti è interamente consultabile all’indirizzo internet http://www.edscuola.it/archivio/psicologia/burnout.pdf

P. Gril con Benoît Ballet

02/01/2017 à 06h52

Il numero di insegnanti di ruolo che si dimettono dall’incarico nella scuola pubblica è aumentato del 50% in quattro anni, secondo un rapporto pubblicato a novembre. RMC ha incontrato Nora, une docente della scuola di infanzia e primaria di 27 anni, che racconta ciò che l’ha spinta a lasciare l’insegnamento.

Sono in forte aumento gli insegnanti che se ne vanno sbattendo la porta dell’aula. Secondo i dati pubblicati in un rapporto sul bilancio della Pubblica Istruzione, il numero di dimissioni è in forte crescita dal 2012, sia tra gli insegnanti tirocinanti sia tra quelli di ruolo. In quattro anni, il numero di dimissioni tra gli insegnanti tirocinanti è triplicato nella scuola dell’infanzia e primaria e raddoppiato nella secondaria. Un trend confermato anche tra gli insegnanti di ruolo (+ 50% in quattro anni).

Secondo l’autore del rapporto, pubblicato il 24 novembre scorso, il ministero non ha fornito spiegazioni. Tra le spiegazioni chiamate in causa: la perdita di credibilità della professione docente, la mancanza di remunerazione o anche la cattiva distribuzione degli insegnanti nelle académies (i giovani docenti sono spesso destinati a Istituti di istruzione in contesti delicati)

“Gli alunni ti insultano e i genitori ti considerano una bugiarda”

RMC ha incontrato Nora, giovane insegnante di scuola dell’infanzia e primaria di 27 anni, che ha deciso di non tornare più in classe e di abbandonare la professione. “La pubblica istruzione, il sistema attuale sono riusciti a farmi odiare la professione”, dichiara mantenendo l’anonimato. Racconta: “Chiedi a un ragazzo di stare buono e lui ti insulta alle spalle. Insulti che possono essere gravissimi. Quando lo comunichi ai genitori, sai già che ti tratteranno come una bugiarda. Ho comunque avuto momenti felici nella mia professione, superati, però da quelli di sofferenza”.

Nora non riusciva più a capire le decisioni dei suoi superiori. “Cambiano continuamente metodo di valutazione, pagelle. Il modo in cui siamo formati, il modo in cui ci mettono in classe. Perché ci mettono in una classe… Non ci affidano una classe, ci mettono nelle classi. Non sono l’unica, ho conosciuto molti colleghi che hanno avuto la depressione, che hanno lasciato. È questa la cosa grave oggi”.

“Abbiamo avuto casi di suicidio”

Di fronte a questa situazione, Albert-Jean Mougin, vice presidente del Sindacato nazionale delle scuole secondarie di primo e secondo grado, invita a un sussulto della Pubblica Istruzione. “Il numero di persone che vuole dimettersi è in crescita, analogamente al numero di quelli che stanno soffrendo. Abbiamo avuto casi di suicidio. Bisogna trovare soluzioni adesso!”. Il Sindacato ha creato una piattaforma online per consentire agli insegnanti in difficoltà di ottenere un’assistenza individuale.

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