Brutta aria dal Bosforo

di  Silvia Serini

 

A metà esatta tra Europa e Asia, mai come in questo periodo la Turchia sembra essere al centro degli scenari politici internazionali. Complice l’ennesima strage perpetrata dai terroristi dell’Isis a Capodanno[1], la Turchia dell’inflessibile Erdogan, tanto per i legami che da sempre la uniscono all’alleato statunitense, quanto per l’ostilità dichiarata alla Russia di Putin, drammaticamente accresciutasi a seguito dell’infinita guerra in Siria e dei non meno sinistri episodi che hanno acuito la tensione tra i due Stati[2], è diventata un soggetto politico di primo piano.

Le intricate vicende che ne fanno un vero e proprio ago della bilancia degli equilibri globali non devono farci dimenticare le tante problematiche che travagliano, anche internamente, il Paese sul Bosforo. Già durante le intense giornate del maggio 2013[3], la reazione dura e spropositata delle forze governative contro i pacifici manifestanti di un corteo che difendeva il Gezi Park dal progetto dell’esecutivo che avrebbe voluto farne un centro commerciale permise al mondo di vedere con quali mezzi Erdogan intendeva confrontarsi con chi esternava legittimamente il proprio dissenso e, dall’altra, quanto profondo fosse il malessere di una buona fetta della popolazione turca nei confronti di chi li governava e delle riforme che attuava. Una delle più indigeste fu quella relativa al comparto dell’istruzione che sfociò in un’altra serie di scontri tra manifestanti e forze di polizia nell’ottobre-novembre del 2013[4] allorché, a fronte del richiamo alla piazza promosso dai due principali sindacati nazionali contro il disegno “riformatore” di Erdogan – mirante a prosciugare i fondi alle scuole laiche per dirottarli verso istituti religiosi radicali con l’intento, denunciato da molti, di riplasmare in senso islamico la Turchia –, le autorità hanno risposto con inaudita violenza[5].

Scene che, purtroppo, si sono ripetute con puntuale cadenza ogni volta che i lavoratori del settore educativo, e non solo, hanno provato in questi anni a urlare il loro NO contro un progetto che punta senza troppi infingimenti a fare della Turchia uno Stato in cui è sistematicamente in atto una campagna di re-islamizzazione che, proprio per le sue aspirazioni totalizzanti e antidemocratiche, coinvolge tutti gli aspetti della vita sociale degli individui a partire da quello, ovviamente strategico, della scuola e dell’Università. A confermare l’aria tutt’altro che libertaria che da tempo ormai soffia sulla Turchia, oltre al proposito di una direttrice di un liceo di Antalya che ha caldeggiato la creazione di veri e propri “gruppi di molestie” contro le studentesse ree di indossare minigonne e di vestirsi in maniera indecente[6], sono arrivati anche altri fatti, a cui va aggiunto il singolare e fallito colpo di stato dello scorso 15 luglio che, al di là dell’esito in sè, ha ribadito, nelle sue conseguenze pratiche (che in sostanza coincidono con un ulteriore rafforzamento di Erdogan), ancora una volta quanto liberticida sia la strada lungo la quale la Turchia si è incamminata. Nonostante questo, studenti e docenti hanno continuato a protestare andando incontro ad autentici e arbitrari atti di sopraffazione, sia fisica in senso stretto sia in senso lato, ben sapendo che la posta in gioco era non solo la loro incolumità come persone ma anche la possibilità di esercitare liberamente e dignitosamente la propria professione. Le denunce di abusi e di condanne contro chiunque esprima dissenso, l’ostracismo nei confronti di chi è bollato come simpatizzante del gruppo dell’oppositore Fethullah Gülen e la lista infinita di espulsioni dagli atenei di professori “non allineati” ne costituiscono triste ed emblematica testimonianza[7].

La fine del 2016 ha coinciso per docenti e studenti turchi con una tenaglia reazionaria senza pari fatta di sentenze di colpevolezza, repressione di manifestazioni di protesta, limitazione preventiva di ogni forma di organizzazione e di movimento non autorizzati, incarceramenti facili, intromissioni governative nella nomina dei rettori di ateneo[8]. Una tenaglia che, a giudicare da quanto intravisto in questo primo squarcio del 2017, non sembra purtroppo destinata ad allentarsi.

[1] http://www.repubblica.it/esteri/2017/01/01/news/istanbul_attacco_armato_ad_un_night_club_vittime_e_feriti-155199540/
[2] Tra i tanti, mi limito a citare i due che più hanno avuto risonanza internazionale: http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-11-24/caccia-russo-abbattuto-turchi-siria-avrebbe-violato-spazio-aereo-091625.shtml?uuid=ACs5sBgB ; http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/19/turchia-spari-contro-lambasciatore-russo-ankara-e-stato-ucciso/3270373/
[3] http://www.balcanicaucaso.org/Dossier/Turchia-la-rivolta-di-Gezi-Park
[4] http://archivio.internazionale.it/news/tmnews/2013/10/21/turchia-blindati-polizia-contro-protesta-studenti-ad-ankara
[5] http://www.chicago86.org/lotte-in-corso/europa/turchia/530-ankara-insegnanti-in-piazza.html; http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2013/11/23/ankara-scontri-al-corteo-degli-insegnanti/104578/
[6]http://www.repubblica.it/esteri/2015/02/19/news/turchia_direttrice_scuola_propone_gruppi_di_molestie_contro_le_minigonne-107701830/
[7] https://altreconomia.it/professori-studenti-la-repressione-del-dissenso-turchia/
[8] http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2016/11/14/turchia-nomina-rettore-pro-erdoganscontri-studenti-polizia_88791f25-2b58-4d3e-8dfe-84da44a69dc0.html

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