Ricordando De Mauro tra McLuhan e la 107/2015.

di Marco Colacino  

 

Il 1967 è un anno particolare: i Pink Floyd pubblicano The Piper at the Gates of Dawn, mentre i Beatles annunciano la loro svolta psichedelica con Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Sempre nel 1967 la Grecia vede iniziare la dittatura dei colonnelli, mentre Paolo VI attacca nella sua enciclica Popolorum progressio una umanità oramai presa fin nel midollo da una metamorfosi indotta dal capitalismo e dalle sue false promesse di benessere diffuso.

In Italia, invece, viene pubblicata per la prima volta la traduzione dell’importante volume Understanding Media: The Extensions of Man del filosofo e sociologo canadese Marshall McLuhan con il titolo de Gli strumenti del comunicare. A distanza di qualche anno dalla Galassia Gutenberg – pubblicata in Italia solo nel 1976, dopo quattordici anni dall’editio princeps – che introduce nel linguaggio comune il termine villaggio globale[1], l’autore canadese offre nel suo nuovo testo una analisi di diverse tecnologie e strumenti, viste come reali estensioni fisiche del corpo umano (dalla parola parlata all’automazione, passando per la stampa, la radio, la televisione). Nell’affrontare i diversi strumenti della comunicazione, McLuhan arriva a scrivere dell’automazione[2] come ultimo stadio dello sviluppo assicurato dalla tecnologia elettrica alla società, che si ritroverebbe così ad essere trasformata in una sorta di estensione del sistema nervoso centrale. Sempre nel 1967 in Italia viene pubblicata, poi, l’edizione del Corso di linguistica generale di Ferdinand de Saussure curata da Tullio De Mauro.

In realtà c’è un punto di contatto proprio tra McLuhan e De Mauro che va oltre il dato meramente cronologico delle pubblicazioni sopra elencate: se infatti nel saggio del filosofo canadese si affronta a più riprese il tema dell’istruzione con particolare riferimento all’apprendimento permanente[3] come nuova forma di occupazione della società automatizzata[4], noteremo come proprio il linguista italiano abbia sempre dato molta importanza ai metodi per contrastare il fenomeno di deculturazione caratteristico di larghe fette della popolazione e legato alla fine della frequentazione dei banchi di scuola.

Nei passati giorni di lutto per la sua dipartita, in molti hanno voluto ricordare il De Mauro difensore della scuola pubblica – contrario alla riforma renziana, favorevole alle Lettere Classiche e fautore della tutela del patrimonio culturale del Paese come antidoto alla deriva del contemporaneo. In pochi però hanno voluto focalizzarsi sulla sua opera politica, forse contraddittoria, legata proprio all’istruzione ed alla sua frequentazione con il think tank TreeLLLe[5] – ai cui lavori hanno contribuito anche altre personalità del calibro di Umberto Eco, Umberto Veronesi, Luigi Berlinguer – che nel recente passato ha fatto molto parlare nel mondo della scuola per le posizioni espresse proprio in relazione al processo di approvazione della Legge 107/2015.

L’associazione si occupa di scuola (si definisce sul proprio sito web come una lobby trasparente) ed è stata formata nel 2001 da alcuni imprenditori italiani tra i quali Fedele Confalonieri (presidente Mediaset), Luigi Maramotti (proprietario dei marchi Max Mara e Marella), Pietro Marzotto (con interessi nel tessile e nella gastronomia), Attilio Oliva (responsabile scuola di Confindustria fino al 2000), Marco Tronchetti Provera (Telecom Italia e Pirelli). TreeLLLe gode, inoltre, di finanziatori di spicco tra i quali figurano Compagnia di San Paolo di Torino (legata alla banca Gruppo Intesa-San Paolo), Monte Paschi Siena, Fondazione Cariplo (precedentemente legata alla Cassa di Risparmio delle Province Lombarde e poi a Intesa-San Paolo), Unicredit. Nell’ambito del processo di discussione ed approvazione della 107/2015 TreeLLLe è stata decisa sul da farsi sin dal 2014, come emerge da una memoria inviata dall’associazione al MIUR[6]: proseguire il percorso dell’autonomia scolastica; legare le assunzioni dei precari alla stessa legge di riforma dell’intero comparto scolastico (un colpo alla botte ed uno al cerchio); stabilire la mobilità extraregionale per i precari assunti con la Buona Scuola; combattere la supplentite attraverso ritorsioni legate al CCNL relative alle assenze per maternità, salute ed handicap; rafforzamento del potere dei dirigenti scolastici; chiamata diretta; introduzione dell’Alternanza Scuola-Lavoro; aumento dell’orario di lavoro; copertura delle supplenze brevi con docenti interni. Nel 2015, invece, a legge non ancora approvata, una audizione al Parlamento della stessa TreeLLLe[7] ha posto l’accento sugli aspetti positivi dei lavori parlamentari, quasi una sorta di invito a mantenere la rotta nell’approvazione dell’allora disegno di legge senza operare quelle modifiche richieste da insegnanti e studenti dopo mesi di manifestazioni. Il sostegno alla Buona Scuola non è venuto meno nemmeno dopo l’approvazione della 107/2015, come testimoniato dall’articolo pubblicato da Attilio Oliva sul Sole24Ore[8] che ha portato il sito Roars[9] a smontare pezzo per pezzo quella che sembra una vera e propria opera di propaganda legata alla riforma della scuola.

Una domanda sorge dunque spontanea: come mai De Mauro – che pure ha avversato con forza la riforma del Governo Renzi[10] – non ha preso posizione contro il think tank di cui faceva parte e che invece ha insistito proprio sugli aspetti sui quali i rilievi di De Mauro sono stati più incisivi? Qualcuno potrebbe pensare al vezzo del presenzialismo di molti intellettuali, mentre altri – forse un po’ “cattivi” – potrebbero pensare ad una scelta deliberata, legandola cioè all’attività del De Mauro come Ministro dell’Istruzione nel Governo Amato II, attività che potrebbe porsi come un tassello del mosaico trentennale di depauperamento della scuola pubblica. Nel 2000, infatti, proprio nel periodo in cui De Mauro occupò il dicastero di viale Trastevere, si cercò senza successo di ridurre da otto a sette gli anni del primo ciclo d’istruzione[11], mentre la Commissione preposta alla riforma dei curricoli[12] arrivò persino a proporre una riduzione degli anni di insegnamento di storia previsti che venne fortemente avversata da diversi docenti delle scuole e delle università[13]. Del resto proprio la sua riforma dei curricoli è stata vista da alcuni come una chiara prosecuzione della Riforma Berlinguer[14] ed ha portato diversi osservatori a criticare tutto il processo di lenta trasformazione della scuola italiana, visto come tentativo di aggredire il valore e la funzione della istituzione scolastica stessa corrompendola in maniera irreversibile[15].

[1] Riferito all’abbattimento delle frontiere nazionali legato al lancio del primo satellite Telstar, utilizzato per le prime telecomunicazioni satellitari.
[2] McLuhan, Marshall, 1964, Understanding Media: The Extensions of Man (tr. it. Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano, 1967, pp. 309-319).
[3] Il concetto è entrato con forza nel mondo dell’istruzione italiano, tanto che in una indagine sul rinnovamento della scuola italiana di inizio anni Duemila e presente in un numero degli Annali della Pubblica Istruzione si scrive esplicitamente che con il volgere del tempo: «(…) la formazione non è stata più circoscritta al solo periodo di accesso alla professione, ma è stata estesa, divenendo un elemento permanente incorporato nell’attività professionale; la distinzione tra occupazioni manuali e occupazioni intellettuali ha cominciato ad apparire come priva di senso, di fronte all’imporsi di figure professionali articolate e complesse capaci di fondere in sé k n o w – k n o w operativi, manualità e progettualità; i confini tra una professione e l’altra si sono rivelati sempre più deboli e indefiniti. Sono cambiati anche i criteri di selezione, privilegiando soggetti orientati verso professionalità aperte e fluide e quindi dotati di un insieme complesso di prerogative (…)». – Annali della Pubblica Istruzione, n. 90/2000, p.45.
[4] Scrive McLuhan infatti che non solo il futuro sarà caratterizzato dall’abbattimento delle dicotomie tra tecnologia e cultura, arte e commercio, lavoro e tempo libero – tanto da far apparire come superata la distinzione del curriculum in varie materie nel campo dell’insegnamento –  ma che addirittura il lavoro del futuro sarà l’apprendimento retribuito, visto che la società verrà agita da quelli che nel suo testo vengono definiti raccoglitori di conoscenza .
[5] Il rimando al Long Life Learning e dunque all’apprendimento permanente è esplicito.
[6] http://www.treellle.org/una-memoria-dellassociazione-treellle-sul-progetto-la-buona-scuola-novembre-2014 .
[7] http://www.treellle.org/treellle-invitata-unaudizione-sul-ddl-la-buona-scuola-camere-del-parlamento-riunite-il-testo .
[8] http://www.scuola24.ilsole24ore.com/art/scuola/2015-07-08/la-bufera-scuola-italiana-quel-che-nessuno-vi-ha-detto_-191051.php?uuid=ACaudDO .
[9] http://www.roars.it/online/treellle-una-lobby-con-le-gambe-corte/ .
[10] Si vedano http://temi.repubblica.it/micromega-online/de-mauro-%E2%80%9Cla-buona-scuola-da-bocciare-e-non-chiamatela-riforma%E2%80%A6%E2%80%9D  e http://www.corriere.it/scuola/primaria/15_maggio_21/riforma-scuola-tullio-de-mauro-ffb4aa24-ffa5-11e4-8e1b-bb088a57f88b.shtml .
[11] Questa ossessione per la riduzione degli anni di scuola non ha mai abbandonato la politica e l’impresa italiane, tanto che proprio uno degli ultimi atti di Stefania Giannini come Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca del Governo Renzi è stato il placet per la sperimentazione del “liceo breve” che ha ridotto da cinque a quattro gli anni di Scuola secondaria di secondo grado in alcuni istituti pilota.
[12] Obiettivo era passare da un modello caratterizzato da programmi stabiliti dal Ministero con il docente come semplice medium per la trasmissione del sapere ad uno fondato sulla flessibilità dei curricoli, con alcune indicazioni nazionali da recepire che hanno iniziato a trasformare il docente stesso in uno strano ibrido a metà tra l’insegnante ed il piccolo burocrate. Il curricolo stesso, d’altronde, era stato programmato per superare la distinzione tra sapere e saper fare – ovvero per pervenire ad una interrelazione tra competenze molto simile a quella tracciata da McLuhan – anche attraverso una sua essenzializzazione, ovvero non lo studio estensivo di molti contenuti, ma lo studio intensivo e approfondito di minori elementi.
[13] http://www.storiairreer.it/sito_vecchio/Materiali/Manifesto33.htm .
[14] Legge 30/2000 pubblicata al n. 44 della Gazzetta Ufficiale del 2000, http://www.gazzettaufficiale.it/do/ricerca/pdf/serie_generale/3?resetSearch=true.
[15] È il caso dell’ex giornalista di Repubblica, Manifesto e Unità Mino Fuccillo in un suo articolo fortemente critico nei confronti dei lavori ministeriali di Luigi Berlinguer e Tullio De Mauro, scritto per Blitz Quotidiano e disponibile al link http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/scuola-berlinguer-de-mauro-pentiti-lobotomizzato-859236/ .

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