Clarin – Massiccia protesta in Plaza de Mayo: e si annuncia un altro grande sciopero degli insegnanti

Introduzione e traduzione di Silvia Serini

Lo scorso 22 marzo l’Argentina ha visto ancora una volta i lavoratori e le lavoratrici dell’istruzione scendere massicciamente in piazza per dare corpo a una manifestazione robusta nei numeri e significativa per la valenza che ricopre oltre che per il fatto che non si tratta di un episodio di protesta isolata[1]. La marcha educativa federal è stata infatti un grande atto di forza, che ha coinvolto anche molti giovani e giovanissimi[2], che si inserisce in una campagna di lotta iniziata da tempo sotto la decisiva spinta dei sindacati – sostanzialmente compatti – e, a quanto pare, destinata a proseguire, con l’annunciato, nuovo sciopero generale del 6 aprile, con non minore determinazione. A scatenare la rabbia degli insegnanti è la nota politica del governo conservatore e ultraliberista di Mauricio Macrì impegnato in una sistematica azione di erosione dei diritti sociali e civili delle classi subalterne argentine. Più nel dettaglio, però, c’è la decisione del suo esecutivo di lasciare nelle mani delle province la definizione dell’incremento salariale dei docenti, con la conseguenza evidente che ci sarebbe molta discrezionalità da parte delle province stesse. Quest’ultime, peraltro, richiedono a gran voce  che si torni ad applicare il formato di negoziazione federale per definire il minimo salariale degli educatori a livello nazionale e che non si proceda come si pretende di fare ora, e cioè lasciando che ogni governo locale lo risolva secondo le sue possibilità.  Se i docenti sono, giustamente, preoccupati dalla perdita oggettiva del loro potere d’acquisto, i sindacati vogliono che i salari vengano uniformati a livello nazionale proprio perché beni della Nazione sono la Scuola e l’educazione. Beni che non possono essere determinati, anche sul piano della corresponsione economica, dall’arbitrio dei governatori.

http://www.clarin.com/sociedad/masiva-protesta-plaza-mayo-amenazan-paro-docente-proximo-jueves_0_HJhCE9gne.html


Il conflitto diffuso tra governo e mondo degli insegnanti, che già da tre settimane ha dato vita a scioperi, marce e altre forme di protesta, ieri ha raggiunto il suo apice. Una massiccia manifestazione in Plaza de Mayo, convocata dai cinque maggiori sindacati nazionali del settore ha palesato in maniera ben visibile la sua rivendicazione al Governo rispetto alla apertura della paritaria nazionale, alla quale il macrismo[3] si oppone. A questa specifica istanza si sono aggiunte prese di posizione a favore della scuola pubblica, a seguito delle dichiarazioni del presidente Macrì circa “il calo delle prestazioni” degli studenti delle scuole pubbliche. Dopo la marcia, i sindacati hanno affermato che se non saranno convocati “continueranno con le azioni di forza”. Cteria[4], il più numeroso tra i sindacati degli insegnanti, ha chiamato a raccolta i suoi per una nuova mobilitazione prevista per il 30 marzo. Altre sigle invece, sospenderanno i loro scioperi fino allo sciopero generale del 6 aprile.

Oggi, le classi sono ritornate in tutte le aule del Paese, dopo la grande manifestazione di ieri con la quale si sono chiuse le 48 ore di sciopero nazionale del corpo docente. Non c’è accordo sul numero dei partecipanti. Secondo le fonti governative le province maggiormente interessate dall’ondata di protesta sono state quelle di Tucumàn (77%) e di Santa Fè (70%) mentre i distretti nei quali non è stata riscontrata alcuna forma di adesione sono stati quelli di Mendoza, Santiago del Estero, San Juan e San Luis. Al momento, fino a giovedì prossimo, non si verificheranno altre forme di mobilitazione nel comparto scolastico. “Se il Governo non convocherà la paritaria nazionale, lunedì la Giunta esecutiva di Ctera convocherà uno sciopero per il 30 di marzo”, ha rivelato a Clarìn Eduardo Lopez, segretario corporativo di questa sigla sindacale che è parte della CTA[5], la quale, per oggi, ha organizzato una grande mobilitazione di protesta.

Fonti di Sadop, il sindacato dei maestri privati, hanno dichiarato a Clarìn che procederanno con una “consultazione tra gli iscritti” per misurare le forze. E, se non ci sarà apertura al dialogo da parte del Governo, il Consiglio direttivo di Sadop – che si riunirà tra martedì e mercoledì prossimo – deciderà con quali mezzi e forme dare seguito alla protesta.

Da parte loro, altre sigle nazionali, quali Uda e Amet – facenti parte della CGT[6] -, hanno confermato a questo quotidiano che non vi saranno altre manifestazioni fino al 6 aprile, giorno previsto per lo sciopero generale.

Ieri è stato il giorno della “marcia educativa federale” che i sindacati organizzavano da settimane. Sindacalisti, maestri e genitori di studenti e studentesse hanno occupato non soltanto tutta l’area a loro consentita in Piazza de Mayo ma anche svariati isolati della zona circostante. Ai docenti si sono uniti anche altri sindacalisti e sono state avvistate anche bandiere della CTA e dei partiti di sinistra. Decine di emittenti sono giunte nella capitale, distribuendosi per i vari municipi. Per gli organizzatori si sono potute contare 400 mila persone, ma secondo fonti ufficiali non si sarebbero potute contare più di 80 mila presenze. Tra i gruppi che hanno raggiunto la capitale a piedi, si segnala quello proveniente da El Sur, capeggiato da Suteba e dal loro leader Roberto Baradel.

La manifestazione, molto ben organizzata, si è conclusa con l’intervento di Sonia Alessio, segretaria generale di Ctera, la quale ha detto che “se il Governo non ascolterà le miglia di docenti scesi in piazza, la contrapposizione non troverà risoluzione. Il Governo detiene la chiave per approdare a una soluzione condivisa”.

Baradel, intanto, ha asserito che negli ultimi giorni ha sondato “la possibilità di estendere il conflitto anche in Provincia”. “Noi rimaniamo fermi sulle posizioni relative a ciò che andiamo a contestare: di certo, noi comunichiamo in maniera informale, tuttavia il governo di Vidal non si sposta di una virgola dalle sue posizioni”. Fonti del governo provinciale respingono la versione per cui si sarebbe interrotto il dialogo e dichiarano che si stanno cercando punti di incontro con i sindacati.

La protesta del mondo docente ,che ieri si è espressa in tutta la sua forza nelle vie cittadine, aveva preso avvio dieci giorni prima del ciclo delle lezioni, allorché Ctera aveva convocato il primo sciopero di 48 ore per il 6 e il 7 di marzo. La protesta dei sindacati nazionali era incentrata sull’apertura della paritaria nazionale. Ma, a questo scenario, si è aggiunto il conflitto in Provincia, tra i cinque sindacati di quel distretto con il governo di Mària Eugenia Vidal[7] che ha privato della scuola molti ragazzi che avevano avuto, fino a quel momento, appena 2 o 3 giorni di lezione.

La dinamica dei fatti ha poi determinato che nessuna delle province chiuderà la propria paritaria fino a quando non avrà termine il braccio di ferro con la città di La Plata. Il governo ha sempre interpretato questo conflitto come una mossa del kirchnerismo[8] che controlla i più influenti sindacati dei maestri.

Ieri, il capo di gabinetto Marcos Peña ha letto una relazione presso la Camera dei deputati, nella cui prima parte si è parlato specificatamente di educazione. Ha difeso la decisione ufficiale di non convocare la Paritaria nazionale dei docenti perché si deve “rafforzare il federalismo” e ha segnalato che i negoziati devono essere intrattenuti con i referenti diretti che, nel caso dei docenti, sono le province”.

Il ministro dell’educazione Esteban Bullrich, intanto, è tornato a insistere sulla necessità, per il governo, del dialogo, ma solo quando i sindacati dei docenti avranno terminato i loro scioperi e saranno state chiuse le paritarie provinciali.


[1] http://internacional.elpais.com/internacional/2017/03/22/argentina/1490212465_255060.html

[2] http://www.clarin.com/sociedad/chicos-protagonistasen-marcha-educativa_0_rkd-VKe2x.amp.html

[3] Per macrismo si intende la dottrina politica di destra e di stampo neoloberista portata avanti dall’attuale presidente argentino Mauricio Macrì.

[4] Confederazione dei Lavoratori dell’Educazione dell’Argentina.

[5] Sigla che sta per “Sindacato dei lavoratori argentini”.

[6] Sigla che sta per “Confederazione generale del lavoro”.

[7] Giovane governatrice della Provincia di Buenos Aires.

[8] Per kirchnerismo si intende una corrente politica argentina di stampo progressista che appoggia l’azione politica dei presidenti Néstor Carlos Kirchner (2003-2007, deceduto nel 2010) e della sua erede Cristina Fernández de Kirchner, moglie del primo, presidente dal 2007 al 2015.

BBC – Perchè Betsy DeVos, il ministro dell’Istruzione scelto da Trump, è così impopolare?

Traduzione e introduzione di Barbara Celena

Sulla presidenza Trump abbiamo letto un’infinità di articoli, già ai tempi della campagna presidenziale. Eppure non è mai stato così difficile prevedere le mosse di un presidente degli Stati Uniti. Di una cosa possiamo essere certi: il nuovo presidente, considerato un “outsider” dal suo stesso partito Repubblicano, ama stupire e si è circondato di personaggi chiave che pochi altri avrebbero immaginato in quel ruolo. È il caso del nuovo ministro dell’Istruzione, Betsy DeVos, probabilmente il ministro più discusso. 


http://www.bbc.com/news/world-us-canada-38875924

Di tutti i ministri scelti da Trump, forse è Betsy DeVos – il suo nuovo Ministro dell’Istruzione – quello che ha superato gli ostacoli maggiori prima della sua approvazione all’incarico.

Alla sua nomina a Novembre, venne descritta come “intelligente ed appassionata paladina dell’istruzione” dal sig. Trump.

Ma la sua uscita davanti al Comitato di Nomina a Gennaio fece scalpore per tutt’altro motivo.

Al momento della conferma, due senatori repubblicani dissero di non poterla sostenere, e la situazione rimase a 50 voti contro 50.

Alla fine fu il vice presidente Mike Pence a dare il voto decisivo – sarebbe bastata solo un’altra defezione tra i repubblicani e la DeVos sarebbe stata respinta.

Nelle settimane precedenti la sua udienza, sindacati dei lavoratori, gruppi di protesta ed associazioni di insegnanti si sono espressi contro la sua nomina.

Ma per quale motivo si è dimostrata così impopolare?

La signora DeVos, 59, è una ricca sostenitrice del partito Repubblicano ed ex presidentessa del partito Repubblicano del Michigan con alle spalle una lunga campagna per riformare l’istruzione in Michigan.

Suo marito Dick DeVos era CEO di Amway, colosso della cosmetica e integratori alimentari, e suo fratello è Erik Prince, il fondatore della Blackwater, discussa società di sicurezza privata.

Non è ancora ben chiaro quanto la famiglia DeVos sostenga il programma del sig. Trump – nel 2015 hanno finanziato le campagne di Jeb Bush e del governatore del Wisconsin Scott Walker. Inoltre, in un’intervista lo scorso Marzo la DeVos ha descritto Mr Trump come “un intruso” non rappresentante del Partito Repubblicano.

Gran parte della polemica attorno alla DeVos nasce dal suo supporto alle charter schools, finanziate con fondi pubblici e gestite autonomamente dagli insegnanti, genitori o gruppi della comunità, esterne al sistema scolastico statale.

L’Unione Americana per le Libertà Civili (ACLU) dichiarò che il suo lavoro in Michigan riguardava “l’incremento delle scuole a scopo di lucro noncurante dei gravi danni alle scuole pubbliche tradizionali” e nonostante “le prove oggettive” non classificassero le charter school come migliori delle loro controparti tradizionali.

La signora DeVos e la sua famiglia hanno inoltre preso parte alla campagna, senza successo in questo caso, per un allentamento sulla vigilanza sulle charter schools in Michigan ma non è ben chiaro se intenda perseguire questa politica da Ministro dell’Istruzione.

Una ridotta vigilanza delle charter school, dicono i detrattori, permetterebbe loro di adottare dei programmi in linea con la teoria cristiana creazionista. Il New York Times riferì del suo incontro con i filantropi Cristiani nel 2001 durante la quale la riforma dell’istruzione veniva descritta come un modo per far avanzare il regno di Dio. Fusion scrisse che i laicisti nel sistema scolastico statunitense dovettero affrontare una “dura battaglia” con la signora DeVos.

Come sono andate le audizioni delle nomine di Trump?

Un editoriale sul Detroit Free Press lo scorso Dicembre mise in evidenza le preoccupazioni del Michigan riguardo alla sua nomina.

“DeVos non è un educatore, né un loro leader,” si legge.  “Non è esperta in pedagogia, di curricolo o amministrazione scolastica. In effetti non ha alcuna qualifica o esperienza rilevante per un incarico che preveda di stabilire gli standard e gestire i finanziamenti delle scuole pubbliche.

“È essenzialmente una lobbista – una persona che ha usato la sua straordinaria ricchezza per influenzare il dibattito sulla riforma dell’istruzione, e per piegare quel dibattito alle sue convinzioni ideologiche nonostante la scarsità di prove a suo supporto.”

Uno dei due senatori Repubblicani che dichiararono di non poter sostenere la signora DeVos, Susan Collins del Maine, disse di essere “preoccupata per la mancanza di esperienza della signora DeVos nelle scuole pubbliche, cosa che le avrebbe reso difficile capire a fondo, identificare e sostenere” tutte le difficoltà incontrate soprattutto dalle scuole di campagna.

La preoccupazione sulle sue qualifiche uscì allo scoperto l’ultimo mese, dopo la sua partecipazione all’audizione di conferma che un reporter valutò con un educato 6-.

Nel momento forse più imbarazzante, la DeVos si sforzò di sembrare esperta dell’Idea (Individui con disabilità nella legge sull’Istruzione), una legge federale che chiede alle scuole pubbliche di accogliere e supportare gli studenti disabili.

L’associazione americana di persone con disabilità dichiarò di essere “molto preoccupata” per essersi mostrata “inesperta dell’Idea e delle tutele garantite agli studenti con disabilità”.

E quello non fu neanche il  momento più eclatante della sessione. Il momento peggiore fu quando la signora DeVos, discutendo sulla presenza di armi da fuoco nelle scuole, fece notare la scuola in Wyoming avrebbe potuto aver bisogno del fucile per difendersi dagli orsi grizzly.