Les Echos, Francia – Scuola: le novità dell’anno scolastico 2017-2018

traduzione a cura di Marianna Cosma

 

Valéry Mazuir, Les Echos.fr, 1/09/2017

Riduzione dei ritmi scolastici, aiuto per i compiti pomeridiani, ritorno delle classi bilingue: panoramica dei cambiamenti annunciati da Jean-Michel Blanquer, Ministro dell’istruzione francese, per il primo rientro scolastico del quinquennio Macron.

Dal suo insediamento in maggio, il nuovo Ministro dell’Istruzione, Jean-Michel Blanquer,  non si è risparmiato gli annunci e le uscite mediatiche, guadagnando spesso l’accusa di seguire l’eredità di Hollande. Per il primo rientro scolastico del quinquennio Macron, egli ha operato riforme diversamente apprezzate dalla comunità scolastica: riduzione dei ritmi e ammorbidimento della riforma della scuola secondaria di I grado, aiuto per i compiti pomeridiani, limitazione delle classi di prima elementare ad un massimo di 12 alunni, ampliamento dei corsi di recupero estivi per gli alunni che dovranno iniziare la scuola media nei quartieri più problematici. Egli ha anche richiamato l’interesse verso la bocciatura in alcuni casi specifici. Ecco una panoramica.

È la misura di punta di questo nuovo anno scolastico 2017 e la realizzazione, parziale, di una promessa della campagna elettorale di Emmanuel Macron. Le 2500 classi di prima elementare nelle scuole situate nei quartieri più sfavoriti avranno un massimo di 12 alunni ciascuna. Il 70% di queste classi avrà un massimo di 12 alunni mentre alle altre saranno destinate due maestre, per mancanza di un numero sufficiente di aule.

Questa misura, chiamata ad allargarsi gradualmente anche alla classe successiva delle zone più complicate, attingerà gli insegnanti dal bacino del programma “Più maestri che classi”, che consiste nel destinare un insegnante supplementare all’interno di ogni scuola. Gli insegnanti che appartenevano a questo programma ne criticano l’annunciata soppressione, soprattutto perché non c’è stato il tempo di valutarne l’effetto.

Per spronare gli insegnanti ad impegnarsi, verrà probabilmente proposto un premio annuale, ma le discussioni sul budget disponibile sono ancora in corso. Durante la campagna elettorale, Macron aveva promesso un aumento di 3.000 euro netti all’anno per gli insegnanti delle zone più a rischio.

Ritmi scolastici adattati

Circa un terzo delle scuole primarie passano alla settimana di quattro giorni da settembre, rimangiandosi così i quattro giorni e mezzo stabiliti durante il quinquennio precedente (nel 2013 e 2014). Si tratta del terzo cambio di orario in 9 anni, dato che gli alunni della scuola primaria erano già passati dalla settimana di  quattro giorni e mezzo a quella di quattro giorni nel 2008, sotto Nicolas Sarkozy.

La Rue de Grenelle (sede del Ministero dell’Istruzione) evoca la “nuova libertà” di cui si sono appropriati i comuni, che beneficeranno di risparmi grazie alla settimana di quattro giorni. Gli specialisti dell’infanzia lamentano che l’interesse verso i bambini passa in secondo piano rispetto a quello degli adulti. Nella maggior parte dei paesi dell’OCSE paragonabili alla Francia si frequentano cinque giorni di scuola alla settimana.

Tagli al personale ausiliario

Il governo vuole diminuire il numero di personale ausiliario[1], giudicato costoso e poco efficacie. I comuni, incaricati della cura materiale degli stabilimenti scolastici e dell’assegnazione di una parte del personale ausiliario, hanno fatto largo utilizzo di questi lavoratori, per assicurare tutte le funzioni ausiliare necessarie, come accompagnatori degli alunni con handicap, aiuti amministrativi o referenti di plesso. Il ministro ha promesso che non ci sarà personale ausiliario in meno per l’accoglienza di alunni con handicap. Ma, alla fine dei conti, il sistema educativo conterà 23.000 ausiliari in meno rispetto allo scorso anno, come calcolato dal sindacato Snuipp-FSU, il primo sindacato dei professori della scuola. Come conseguenza di questo taglio, alla Réunion il rientro a scuola è stato posticipato di cinque giorni nella maggio parte dei comuni. E anche a Valorbiquet, un piccolo comune del Calvados.

La riforma della scuola secondaria di I grado ammorbidita

Dal corrente anno scolastico, le scuole medie che lo desiderano possono reintrodurre i corsi opzionali di latino e greco, sviluppare le classi bilingue e le sezioni europee, di cui solo una parte era sopravvissuta alla riforma della scuola secondaria di I grado operata un anno fa dal prcedente ministro, Najat Vallaud-Belkacem.

Il programma “compiti eseguiti”

Questo programma propone di aiutare gratuitamente gli alunni a fare i loro compiti all’interno dello stabilimento scolastico, se le famiglie lo desiderano, grazie a un tempo studio assistito. La sua realizzazione all’interno delle scuole sarà progressiva negli anni scolastici futuri (2018-2019-20120). L’obiettivo è di poterlo proporre al 20% degli alunni delle scuole medie nel 2017. “Proporremo la possibilità di studiare a scuola a tutti gli studenti che lo desiderano”, spiega Jean-Michel Blanquer, che assicura che “il programma sarà operativo dal 1 novembre”. Per questo programma potranno essere utilizzati gli insegnanti che volontariamente daranno la propria disponibilità e saranno pagati con ore di straordinario, ma anche personale ausiliario, volontari del servizio civile, associazioni, pensionati o anche degli studenti.

Corsi di recupero prima dell’inizio della prima media

In giugno, il ministro aveva annunciato dei corsi gratuiti di una settimana prima dell’inizio della prima media, almeno nelle zone più disagiate e sfavorite. Centrati su francese e matematica, essi saranno tenuti da insegnanti volontari pagati con straordinari. I sindacati degli insegnanti ricordano che questa settimana di “pre-ingresso” destinata agli studenti esiste già da numerosi anni. Essi affermano che questi corsi non hanno avuto nessun aumento di importanza in questo mese di agosto. “Sono delle operazioni costose e non è stato eseguito alcun pagamento”, dice Stéphane Crochet, segretario generale del SE-unsa, un sindacato di insegnanti.

Il rientro in musica

Il ministro dell’educazione auspica “un rientro in musica”: “studenti, professori, genitori, cori e  orchestre” sono invitati “a suonare nelle scuole durante il primo giorno di scuola”. Un annuncio che ha, al meglio, fatto sorridere gli insegnanti. “I colleghi non hanno di certo atteso le parole del ministro per tentare di fare del primo giorno di scuola una giornata il più piacevole possibile”, nota Francette Popineau, del Snuipp-FSU. “questo tipo di cose non si improvvisa”, afferma.

Valutazione degli studenti in prima elementare e in prima media

Jean-Michel Blanquer ha annunciato che i bambini saranno valutati “in alcuni momenti chiave” del loro percorso, cioè in prima elementare e in prima media. Queste valutazioni avranno luogo fin dal mese di settembre in prima elementare e in novembre per la prima media. Gli esercizi, centrati sulla conoscenza del francese e della matematica, sono stati elaborati in luglio dal ministero, con dei ricercatori e degli specialisti dell’apprendimento.

Non è la prima volta che i piccoli francesi dovranno sottoporsi a dei test. Delle valutazioni lanciate nel 2009 in seconda  e in quinta elementare in mezzo e alla fine dell’anno scolastico sono state sospese nel 2013, perché giudicate poco convincenti dall’”Alto Consiglio dell’Educazione”, organismo consultato regolarmente dal Ministero dell’Istruzione francese.

La bocciatura in alcuni casi

Il ministro annuncia di volerla “autorizzare di nuovo” a partire da questo anno scolastico. Egli segna quindi un leggero cambiamento rispetto alla politica di Najat Vallau-Belkacem che aveva firmato nel 2014 un decreto che affermava “il carattere eccezionale della bocciatura”. Per Blanquer, questo strumento puo’ “talvolta rivelarsi benefico per lo studente” e se la bocciatura “deve rimanere rara”, “non bisogna impedire di farla”.

Altre riforme future

Trasformare la maturità. Il ministro dell’Istruzione vuole “una maturità muscolosa”, dove il legame con la formazione successiva sarà più forte rispetto a quello attuale. Ne vuole fare un trampolino per il proseguimento del percorso dell’alunno, più che una “valutazione finale” alla fine delle superiori. Il Primo Ministro Edouard Philippe ha promesso una maturità riformata entro il 2021. “Sarà operata una consultazione fin dai primi giorni di questo nuovo anno scolastico, per concentrare le prove finali su un numero più conciso di materie e definire ciò che verrà valutato con compiti in classe annuali”, spiega il Ministro. Questa consultazione sfocerà “prima di settembre 2018, ad una realizzazione completa di questa riforma della maturità 2021”, precisa il Primo Ministro. L’ultimo tentativo di riforma dell’Esame di Stato conclusivo è datata 2004 ed ha avuto vita breve. Ogni anno la maturità è bersaglio di critiche sempre più vive. È considerata troppo costosa (tra i 56 milioni e 1,5 miliardi) e inutile dato che il tasso di riuscita sfiora il 90% ma molti diplomati non superano poi i test d’ingresso alle università.

Calendario scolastico e vacanze

Jean-Michel Blanquer ha annunciato che sarà aperta una consultazione in autunno per rivedere il calendario scolastico e la durata delle vacanze.

[1] Si tratta del personale che rientra nel programma del Ministero del Lavoro francese indirizzato ai lavoratori più in difficoltà (iscritti alle liste di collocamento da molto tempo e senza occupazione da anni), per i quali si prevedono contratti specifici (al lavoratore è richiesto un impegno di almeno 20 ore alla settimana) il cui pagamento è a carico dello Stato

Pagina 12 – L’Argentina è vicina

Introduzione traduzione di Silvia Serini

Difficilmente l’Argentina neoliberale di Maurizio Macrì conquista le prime pagine dei giornali e delle tv. Questo perché i Paesi che catturano l’attenzione a livello internazionale sono altri, come l’immarcescibile Cuba o il Venezuela. Eppure, di motivi per raccontare ciò che sta accadendo in Argentina ce ne sarebbero molti. A partire dall’inquietante scomparsa nel nulla del giovane Santiago Maldonado[1] che proietta sul Paese ombre sinistre di un passato terribile che nessuno vorrebbe rivivere. Noi riteniamo che meriti di trovare spazio anche il racconto di un progetto di sperimentazione didattica intitolato “Secondaria del futuro”. Un progetto cui il governo sembra tenere molto e che, al di là di parole d’ordine come “tecnologia”, “internet”, e raccordo con il mondo del lavoro”, presenta aspetti quantomeno discutibili. Le modalità, la metodologia e i tempi di attuazione, nonché le partnership scelte (ad esempio la Banca mondiale come finanziatrice e autrice dei materiali didattici su cui studiare) e le pressioni ricevute da quanti hanno esternato le loro perplessità nei confronti di tale disegno costituiscono motivo di riflessione e di preoccupazione. Anche perché, a ben guardare, questo progetto, nelle sue linee costitutive, assomiglia tantissimo alle “innovative” e sciagurate riforme scolastiche di casa nostra.

[1] Sulla vicenda del giovane attivista scomparso si rimanda a: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-santiago_maldonado_il_primo_desaparecido_nellargentina_di_macri/82_21147/

 

Le scuole dicono NO

https://www.pagina12.com.ar/61811-repudio-en-las-escuelas.

Gli insegnanti e i genitori di 10 delle 17 scuole di Buenos Aires in cui, l’anno prossimo, verrà attuato il programma “Secondaria del futuro” hanno esplicitato il loro dissenso nei confronti di tale progetto attraverso comunicati. Al loro, si è aggiunto il ​​rifiuto di altre 17 scuole che non sono all’interno del progetto-pilota per il 2018, ma nei quali il programma sarà applicato nei prossimi quattro anni. Nel frattempo, la richiesta degli studenti è cresciuta per tutta la settimana e ci sono già 17 scuole scelte in città. In un‘intervista con Pagina 12, gli insegnanti di diverse scuole pilota hanno indicato di aver appreso della riforma nel corso dell’ultimo mese e che nelle riunioni con i rappresentanti del Ministero della Pubblica istruzione non hanno ricevuto risposta relativamente a come saranno attuati i punti fondamentali del nuovo piano – ristrutturazione dell’impianto didattico, inserimento di lezioni e tirocini durante l’ultimo anno scolastico – ma è stato precisato soltanto che la riforma avrebbe sarà implementata da marzo in modo insoddisfacente. Gli insegnanti hanno anche affermato che quanti, tra docenti e studenti, si oppongono alla riforma hanno subito forti pressioni dal Ministero.

“Secondaria del futuro” è il nome con cui il Ministero dell’Istruzione di Buenos Aires, guidato da Soledad Acuña, ha deciso di attuare una nuova riforma nelle scuole pubbliche della città. Il progetto è stato presentato alla fine dello scorso mese attraverso un documento che spiega le linee guida di base: la secondaria propriamente detta sarà divisa in un ciclo di base di due anni, un ciclo orientativo della stessa durata e un “anno integrativo e formativo oltre la scuola”. Tale annata sarà, a sua volta, divisa in due parti: “il 50 per cento del tempo scolastico verrà dedicato all’applicazione dell’apprendimento in aziende e organizzazioni secondo i talenti e gli interessi di ciascun studente” e l’altra metà “sarà finalizzata allo sviluppo di competenze e progetti legati all’imprenditorialità”, dice il documento. Il piano di attuazione della riforma prevede la sperimentazione in 17 scuole nel 2018, in 42 scuole nel 2019, 42 nel 2020 e 42 nel 2021.

La comunità educativa che comprende dieci delle scuole in cui la riforma sarà lanciata l’anno prossimo ha manifestato la propria contrarietà attraverso comunicati e note indirizzate al ministero. Si tratta dei seguenti istituti:  Scuola di danza 1 Ceramics 1; Commerciale 34; il Liceo 9; Scuola 7 Pueyrredón; la Normale 6; la Normale 9; la Normale 1 e il Liceo Lingue vive. Hanno dichiarato la loro opposizione alla riforma anche altri 17 istituti: la Scuola 8 Roca; Esnaola; Liceo 4; Commerciale 4; Eem 1; l’Et 29; Mariano Moreno; Scuola Niní Marshall School; l’Eem 2 DI 14 Argentines Jr; Collegio 4 Nicolás Avellaneda; Collegio Rodolfo Walsh; Jorge Donn; Scuola di Ceramica Arranz; ET 26; il Colegio N°6  Manuel Belgrano; l’Ens 7 José María Torres e la Fine Arts ESEA Manuel Belgrano. Il rifiuto, dunque, è stato espresso da ben 27 istituti scolastici di Buenos Aires.

“L’unica cosa che abbiamo ricevuto come insegnanti da parte del Ministero è stato un power-point il 29 agosto, nel quale veniva descritto in modo schematico in che cosa sarebbe consistita la riforma”, ha dichiarato Patricia Conway, professoressa presso l’Escuela Superior 6, uno degli istituti- pilota della riforma. “Coloro che dovevano fornirci informazioni sono stati invitati a non diffonderle tra gli insegnanti. Siamo contrari a qualsiasi riforma che avvenga in modo incoerente, soprattutto quando il lavoro di molti insegnanti è a rischio”, ha aggiunto. Secondo la Conway, i rappresentanti del ministero hanno detto loro che l’attuazione della riforma nella scuola è già definitiva. “Oggi (ieri) abbiamo programmato una nuova riunione al ministero, poi annullata all’ultimo momento”, ha detto l’insegnante.

La Conway ha inoltre denunciato che, dal momento che ci sono state resistenze, il ministero ha avviato manovre disciplinatrici verso insegnanti e studenti che non sono d’accordo. “La sensazione è molto tesa. Il ministero sta mettendo molta pressione. Un giorno di questa settimana, due persone che si sono presentate come addetti alla manutenzione, sono venute a scuola domandando agli studenti cosa pensavano della riforma e ha chiesto loro i nomi degli insegnanti che sono contrari e che tengono incontri per discuterne”, ha detto. In un’altra occasione, anche durante questa settimana, “due persone del ministero sono venute a scuola accompagnate da un militante che era un ex studente della scuola e ha cercato di convincere i ragazzi a non fare un colpo a scuola”, ha detto più tardi.

Bárbara Orbuch, insegnante di un altro istituto in cui la riforma sarà applicata l’anno prossimo, la Ceramics  School 1, ha affermato che il primo contatto che il ministero ha avuto con la sua scuola è avvenuto tramite un messaggio di posta ai suoi dirigenti. “È arrivato ai loro conti privati ​​con l’indicazione di non lasciare andare l’informazione agli insegnanti. Poi hanno cominciato a ottenere materiale sulla riforma. Si tratta di testi prodotti da persone della Banca Mondiale; noi lo sappiamo perché finisce per filtrare tutto. Così ne siamo venuti a conoscenza noi  insegnanti” ha ricordato la Orbuch, aggiungendo che “abbiamo anche appreso che i gestori hanno detto che ci sarebbe stata una ricompensa per coloro che si dichiarano disposti ad accettare la riforma”.

I docenti della Ceramics School 1 hanno avuto un incontro con i rappresentanti del Ministero, anche se, secondo la Orbuch, non hanno ricevuto molte risposte. “Non ci hanno detto assolutamente nulla di preciso circa i punti importanti della riforma, come ad esempio il tutoraggio, lo stage presso le aziende o le posizioni degli insegnanti. Le risposte erano molto sfuggenti. Quello che hanno detto è che in marzo sarebbe stato implementato”, ha continuato l’insegnante. “Ciò che ci preoccupa è che si tratta di una riforma strutturale che cambierà il modo in cui gli insegnanti verranno assunti. Abbiamo avuto un incontro con i genitori mercoledì scorso e il sostegno agli insegnanti, alla nostra reazione contro la riforma, è stato condiviso e generalizzato”, ha detto. Il progetto prevede una modernizzazione nelle scuole per integrare le nuove tecnologie. Tuttavia, la Orbuch non ritiene che ciò sia fattibile in un tempo così breve, perché “la scuola ha enormi problemi sul piano edilizio” e “non dispone di internet né degli spazi fisici idonei per realizzare ciò che si propone di fare”. “Una riforma strutturale merita una profonda discussione, almeno un congresso educativo. Ma niente è stato discusso qui, hanno avallato una riforma che verrà implementata in pochi mesi senza sapere come”, ha concluso l’insegnante.

Secondo quanto ha raccontato a questo giornale un’insegnante della Scuola Commerciale 34, un altro istituto-pilota, la modalità di comunicazione dell’attuazione della riforma presso l’istituto è stata simile: “Hanno avvertito prima i direttori, che hanno parlato con un paio di insegnanti per chiedere loro discrezione, in modo che non parlino”, ha detto. “Da un giorno all’altro abbiamo appreso che saremmo stati una scuola pilota per la riforma. Ce ne hanno parlato come qualcosa di già deciso, senza possibilità di discutere nulla”, ha detto il docente, che ha deciso di non rivelare il suo nome per le pressioni che stanno ottenendo gli insegnanti e gli studenti, da parte dei responsabili e del ministero. “Una volta che abbiamo scoperto la cosa, abbiamo iniziato ad organizzarci; vi è un impegno molto forte da parte degli insegnanti nel rifiutare il nuovo piano. Abbiamo già inviato due lettere al ministero”, ha detto. L’insegnante ha spiegato che “da quel momento è iniziato un processo di grandissima persecuzione degli insegnanti e dei ragazzi che partecipano al Centro degli studenti, formatosi all’indomani del progetto della  riforma”. Nell’incontro tenuto con i membri del ministero, avevano ottenuto informazioni vaghe come quelle descritte dagli insegnanti delle altre scuole. Come ha detto, “ci è stato risposto che non importa cosa succederà dal momento che la riforma sarebbe sarà applicata comunque; che si può discutere, ma la riforma si applicherà indipendentemente dal fatto che piaccia o meno. Per quel che riguarda il corpo docente ci è stato detto di non preoccuparci, perché il lavoro sarebbe stato garantito a tutti, sebbene non siano stati in grado di spiegarci come sarebbe stato, e dove. Un’altra richiesta mossa ai  funzionari riguardava i tutori, e la risposta è stata che ancora ‘stanno vedendo’; malgrado ciò, da due giorni, la ministra Soledad Acuña ha detto in una nota che i tutor sarebbero stati le aziende in cui i ragazzi svolgono i tirocini”. “Circa le infrastrutture ci hanno detto che il necessario arriverà a marzo, ossia nello stesso mese in cui si inizierà ad attuare la riforma”, ha detto allora, ed ha ricordato che per ciò che concerne la  formazione per gli insegnanti “ha indicato che partiranno da novembre e che dureranno tre settimane. Circa gli stage non ci hanno detto nulla”.

 

Sueddeutsche – Schulz: La Germania deve diventare lo stato numero uno in materia di istruzione

Introduzione e traduzione di Roberta Fausta Ilaria Visone

È periodo di elezioni in Germania e ogni campagna elettorale che si rispetti è impregnata di buone intenzioni. Il candidato cancelliere dell’SPD Martin Schulz, già noto come presidente del Parlamento europeo fino al 17 gennaio 2017 vuole rendere la Germania la nazione numero uno e affinché ciò accada, afferma la necessità di stanziare fondi e di abolire il cosiddetto “divieto di cooperazione” fra confederazione e Länder previsto dalla legge fondamentale. Com’è noto, in ogni stato federato vige una determinata legislazione scolastica e ciò ostacolerebbe l’organizzazione scolastica tedesca. Inoltre questo divieto impedisce alla confederazione di investire nelle scuole. Nel programma di Schulz, sostenuto dai Primi Ministri dei Länder in cui domina il suo partito, l’SPD, sono presente sette punti chiave per il miglioramento della scuola e il desiderio del candidato cancelliere di raggiungere un cosiddetto “federalismo di istruzione cooperativo”.

Scopriamo nel dettaglio gli aspetti del suo programma e in pillole il pensiero di altri partiti politici in merito all’abolizione del divieto di cooperazione fra confederazione e Länder.

http://www.sueddeutsche.de/politik/spd-kanzlerkandidat-schulz-deutschland-muss-bildungsland-nummer-eins-werden-1.3644106.

Schulz: La Germania deve diventare lo stato numero uno in materia di istruzione

  • Il candidato cancelliere del Partito Socialdemocratico di Germania (SPD) Martin Schulz desidera trasformare completamente la politica scolastica della Germania.
  • Il suo approccio: Il governo federale deve rinforzare le scuole e investire dodici miliardi di euro entro quattro anni.
  • Ragion per cui, per il settore dell’istruzione, Schulz vuole abolire il divieto di cooperazione fra confederazione e stati federati previsto dalla costituzione.

di Jakob Schulz, Berlino

Naturalmente ogni settimana in campagna elettorale è importante. Eppure alcuni dovrebbero essere ancora un po’ più carichi di altri per i partiti e per i loro candidati capolista. Alla fine di questa settimana il candidato cancelliere SPD Martin Schulz incontrerà per il primo e unico duello televisivo la cancelliera Angela Merkel (CDU). Per Schulz si tratterà di una data conclusiva della propria campagna elettorale: forse l’occasione migliore di catapultare ancora una volta l’SPD affianco all’Unione Cristiano-Democratica di Germania (CDU) nei sondaggi. Schulz usa i giorni prima del duello per inculcare ancora di più i suoi messaggi principali nelle teste degli elettori. Merkel? “Altezzosa”, ha criticato Schulz. La faccenda diesel? La cancelliera non ha “alcun programma”, ha infine rimbrottato. E ora anche la tematica della formazione.

“Soltanto una società giusta ha un futuro”, afferma Schulz questo lunedì nella sede dell’SPD Willy-Brandt-Haus a Berlino, dove presenta la sua politica scolastica. In qualità di cancelliere il capo dell’SPD vuole trasformare completamente la politica scolastica e renderla più corretta e sostenibile. La sua “alleanza nazionale per la Germania in materia di formazione” ha sette punti chiave:

  1. La formazione deve diventare gratuita, dall’asilo con assistenza a tempo pieno fino al ciclo di studi post-secondari e al livello di mastro.
  2. I genitori e i bambini tedeschi hanno diritto all’assistenza a tempo pieno.
  3. Le scuolein tutto il Paese devono essere risanate e modernizzate.
  4. D’ora in avanti deve diventare ovvio ricorrere ai mezzi digitali quanto ai libri di testo.
  5. I requisiti e i piani di studi negli stati federati devono essere adattati “a un livello superiore”.
  6. L’assistenza sociale e il lavoro giovanile nelle scuole devono essere potenziati.
  7. Le scuole professionali devono essere rinforzate.

Fulcro delle elezioni del Süddeutsche Zeitung

Per la presentazione si è portato il rinforzo. Sette Primi Ministri e Ministre provenienti dagli stati federati governati dall’SPD fiancheggiano il candidato cancelliere, nel momento in cui presenta i fondamenti della sua alleanza di formazione. Il messaggio: Anche se nei sondaggi i socialdemocratici sono calati a circa quattro settimane prima dell’elezione, il partito si regge in piedi dietro di esso e dietro la relativa visione.

Schulz: Il divieto di cooperazione frena l’organizzazione scolastica tedesca

“Desideriamo rendere la Germania il paese numero uno in Europa in materia di formazione e di qualificazione”, afferma Schulz. La confederazione deve perciò mettere a disposizione dodici miliardi di euro in più nella prossima legislatura. Eppure il cosiddetto divieto di cooperazione è al contempo di ostacolo al candidato cancelliere: è stabilito dalla costituzione e proibisce alla confederazione di investire nelle scuole. La critica di Schulz: il divieto frena l’organizzazione scolastica tedesca e deve quindi essere abolito e sostituito con un “federalismo di istruzione cooperativo”. Questa richiesta non è nuova: è presente anche nel programma elettorale dei socialdemocratici. Intanto gli ostacoli sono grandi: per un cambiamento della legge fondamentale bisogna avere una maggioranza di due terzi nel parlamento. E i Presidenti dei Länder sono solitamente poco inclini al trasferire l’autorità alla confederazione.

Per questo alla Willy-Brandt-Haus i sette capi di stato delle regioni governate dall’SPD hanno un ruolo rilevante durante la presentazione del loro capo di partito. Il concetto di “alleanza nazionale in materia di formazione” è nato in uno “scambio molto intenso” coi capi dei Länder, riferisce Schulz. Tuttavia oltre a loro devono seguire l’esempio anche il CDU/ CSU (Unione Cristiano-Sociale in Baviera) così come i Presidenti dei restanti Länder. L’Unione ha già rifiutato i suggerimenti di Schulz, afferma il capo dell’SPD, eppure otterrà l’alleanza di formazione – “non importa come”. È sicuro che, “quando ci sono soldi, sono i Primi Ministri della CDU a venire per primi”.

In ogni caso non sono solo i socialdemocratici a valutare in modo critico il divieto di cooperazione fra confederazione e Länder nel settore dell’istruzione. Prima dell’elezione al Parlamento anche il Partito Democratico Libero (FDP) e i Verdi si sono vincolati al fatto di voler abrogare il divieto dalla costituzione. Del tutto pensabile, pertanto, che il divieto di cooperazione possa effettivamente essere cancellato nella prossima legislatura, che sia con Martin Schulz come cancelliere oppure no.

BBC – Come il Canada è diventato una superpotenza dell’istruzione

traduzione e introduzione di Barbara Celena

Sui test Invalsi, Pisa e tutti quei test che piovono dall’alto abbiamo letto e scritto di tutto. In linea generale gli insegnanti – no, non solo quelli Italiani! – li disprezzano, gli allievi li temono, i genitori storcono il naso però poi li controllano perché così finalmente possono offendere gli insegnanti con i dati alla mano. Questo è quello che si verifica ogni anno, con le dovute eccezioni ovviamente.

Quel che emerge dall’analisi dei dati è sempre la stessa storia: gli asiatici sono bravissimi in matematica, i sistemi scolastici migliori sono quelli più rigidi, i paesi più freddi d’Europa sono anni luce avanti, negli Stati Uniti i ragazzi vengono preparati alle più prestigiose Università del mondo. E purtroppo i più bravi sono i più ricchi, non ci possiamo far niente.

Gli ultimi risultati del Pisa test sono stati una vera e propria sorpresa: il Canada è diventato una superpotenza dell’istruzione!

Il Canada che non ha un sistema scolastico centralizzato, il Canada che ha due lingue ufficiali, il Canada più vicino culturalmente all’Europa che ai confinanti Stati Uniti d’America, il Canada che accoglie i migranti e li prepara all’Università, il Canada paladino delle pari opportunità, il Canada che paga bene gli insegnanti… Come avrà fatto a raggiungere questi ottimi risultati?

Ma esiste davvero una ricetta per diventare una “superpotenza dell’istruzione”?

 

http://www.bbc.com/news/business-40708421

Sean Coughlan, BBC.com 2 Agosto

Quando si parla dei sistemi educativi migliori al mondo di solito si menzionano potenze asiatiche come Singapore e Corea del sud o i saccenti paesi nordeuropei come la Finlandia e la Norvegia.

Pur godendo di minore riconoscimento, il Canada è salito in cima alle classifiche internazionali.

Agli ultimi test internazionali Pisa[1], il Canada è stato uno dei pochi paesi a comparire nella top 10 per matematica, scienze e lettura.

I test, gestiti dall’OCSE, sono un importante studio del livello di istruzione e pongono gli adolescenti del Canada tra i più istruiti nel mondo.

Mostrano un discreto vantaggio rispetto ai vicini statunitensi ed ai paesi europei con cui hanno forti legami culturali come il Regno Unito e la Francia.

A livello universitario, il Canada ha la più alta percentuale di adulti in età lavorativa che ha ricevuto un’istruzione superiore – il 55% rispetto alla media dei paesi OCSE del 35%.

Studenti migranti

Il successo del Canada nei test scolastici è molto insolito anche rispetto ad altre tendenze internazionali.

Solitamente le prestazioni migliori le raggiungono le società più coese e compatte e il paese che attualmente detiene il primato, Singapore, viene visto come un modello di progresso sistematico, dove ogni parte del sistema educativo è integrata in una strategia nazionale globale.

Il Canada non ha nemmeno un sistema nazionale di istruzione, si fonda su province autonome ed è difficile pensare a paesi più diversi tra loro come la città-stato di Singapore e l’immensa distesa terrestre del Canada.

L’OCSE, cercando di capire il segreto del successo del Canada, ha descritto il ruolo del governo federale come “limitato e talvolta inesistente”.

Inoltre, caratteristica del Canada non molto conosciuta è l’elevata percentuale di migranti all’interno della sua popolazione scolastica.

Più di un terzo dei giovani adulti in Canada proviene da famiglie in cui entrambi i genitori sono originari di un altro paese.

Ma i bambini delle famiglie di migranti appena arrivati ​​sembrano integrarsi piuttosto velocemente tanto da raggiungere gli stessi alti risultati dei compagni di classe.

Esaminando le ultime classifiche Pisa più da vicino, a livello regionale piuttosto che a livello nazionale, si notano in Canada risultati ancora migliori.

Se le varie province canadesi concorressero come paesi separati, tre di essi, Alberta, Columbia Britannica e Quebec, sarebbero nei primi cinque posti per la scienza del mondo, insieme a Singapore e Giappone e al di sopra di quelli della Finlandia e di Hong Kong.

Quindi, come ha fatto il Canada a superare molti altri paesi nell’istruzione?

Andreas Schleicher, direttore dell’istruzione dell’OCSE, afferma che il “concetto principe che accomuna tutto il Canada è l’equità”.

Nonostante le diverse politiche nelle singole province, c’è l’impegno comune ad offrire pari opportunità a scuola.

Dice che c’è un forte senso di giustizia e rispetto delle pari opportunità – e questo di vede negli alti risultati raggiunti a livello accademico da parte dei migranti di seconda generazione.

I test Pisa mostrano che, a tre anni dall’arrivo, i figli di nuovi migranti hanno gli stessi punteggi alti dei loro compagni di scuola.

Questo fa del Canada uno dei pochi paesi in cui i bambini migranti raggiungono un livello simile alle loro coetanei non migranti.

Un’altra caratteristica distintiva è che gli insegnanti in Canada vengono ben pagati secondo standard internazionali e l’accesso nell’insegnamento è molto selettivo.

Pari opportunità

Il prof. David Booth, dell’Istituto Ontario di Pedagogia dell’Università di Toronto, mette in evidenza la “forte alfabetizzazione di base” del Canada.

Ci sono stati sforzi sistematici per migliorare l’alfabetizzazione di base, con personale ben preparato, risorse come le biblioteche scolastiche e test e valutazioni per identificare scuole o alunni in difficoltà.

Il Prof. John Jerrim, dell’UCL Institute di Londra, afferma che l’ottimo posizionamento del Canada riflette il minimo divario socio-economico nelle scuole.

Piuttosto che un paese di alti e bassi, i risultati del Canada mostrano una media molto elevata, con una scarsa differenza tra gli studenti privilegiati e quelli svantaggiati.

Gli ultimi test Pisa per la scienza mostrano che la differenza di punteggio in Canada causata da differenze socio-economiche é del 9%, rispetto al 20% in Francia e del 17% a Singapore.

L’equo risultato ci aiuta molto a capire le ragioni degli ottimi risultati raggiunti dal Canada. Non mostra una nicchia di risultati scarsi legati alla povertà.

È un sistema notevolmente omogeneo. Così come è trascurabile il divario tra studenti ricchi e poveri, allo stesso modo è minima la differenza di risultati tra scuole, rispetto alla media dei paesi sviluppati.

Il prof. Jerrim ritiene che in Canada la massiccia immigrazione, invece che una potenziale causa del calo dei risultati, rischi di essere elemento importante della ragione del successo.

I migranti che arrivano in Canada, molti provenienti da paesi come Cina, India e Pakistan, sono spesso relativamente ben istruiti loro stessi e ambiziosi per quanto riguarda la futura carriera dei loro figli.

Il Prof Jerrim dice che queste famiglie hanno una “fame di successo” tipica da immigrato, e loro alte aspettative sono probabilmente una spinta al raggiungimento dei buoni risultati dei figli.

Anche il Prof Booth dall’Università di Toronto sottolinea le alte aspettative di queste famiglie migranti.

“Molte famiglie di nuovi Canadesi vogliono che i loro figli conseguano ottimi risultati a scuola e gli studenti sono motivati a imparare,” ha detto.

Questo è stato un anno record per l’istruzione in Canada.

Le università stanno raccogliendo i frutti dell’effetto Trump, con un record di domande d’iscrizione da parte di studenti stranieri che vedono il Canada come alternativa nordamericana agli degli Stati Uniti.

Inoltre è Canadese la vincitrice del Global Teacher Prize, Maggie MacDonnell che ha devoluto il premio in favore degli studenti indigeni[2].

Nell’anno in cui festeggia il suo 150° anniversario, il Canada può rivendicare anche lo status di superpotenza dell’istruzione.

[1] I risultati possono essere consultati sulla pagina dedicata sul sito dell’OCSE (http://www.oecd.org/pisa/)

[2] N.d.T.: L’insegnante appartiene all’etnia Inuit