Germania – Bild: Il sistema di istruzione in Germania – funzioni e mansioni

Introduzione e traduzione di Roberta Fausta Ilaria Visone

Com’è noto, dal 2000 le istituzioni scolastiche italiane godono di una propria autonomia amministrativa, didattica e organizzativa e devono attenersi alle norme generali sull’istruzione promulgate dallo Stato, poiché fanno parte del sistema scolastico nazionale.

La tematica dell’autonomia scolastica tocca da vicino non solo lo stato italiano, bensì anche altri paesi dell’Unione Europea: la Repubblica Federale di Germania “ha iniziato in diversi dei suoi Länder sperimentazioni di autonomia scolastica a partire dal 2004” (Unità europea di Eurydice, 2007: 10).

Scopriamo insieme quali sono le funzioni e le mansioni in terra tedesca e le regolamentazioni scolastiche sull’inizio e sulla durata dell’iter formativo in ogni Land.


http://www.bildungsxperten.net/wissen/das-schulsystem-in-deutschland-funktionen-und-aufgaben/

di Miriam Bax

Nel contesto del Pisa & Co. il sistema di istruzione tedesco rientra sempre di più nella critica pubblica. Soprattutto la selezione iniziale degli allievi è aspramente criticata. Eppure come si è realmente trasformato il sistema di istruzione in Germania?

Chi è realmente responsabile delle scuole in Germania? La scuola è responsabilità dei singoli Länder – quindi il sistema di istruzione non è regolato dalla legge fondamentale, bensì dai ministeri della cultura degli stati federati. Questi sono responsabili non solo del personale (docente), ma anche dei piani di studi. Ciò significa che stabiliscono gli obiettivi formativi e il contenuto formativo insieme all’amministrazione della scuola. I Länder sostengono allo stesso modo i costi del personale scolastico.

Per tutti gli altri costi (speciali) ne sono responsabili i comuni, che assumono la direzione delle organizzazioni strutturali, della manutenzione e dell’amministrazione scolastica. A ciò, per esempio, appartiene l’organizzazione del servizio di pulizia o del servizio mensa. I comuni sono responsabili anche dell’acquisto dei materiali didattici e delle attrezzature scolastiche (per es. lavagne, libri di testo, enciclopedie, televisori, retro proiettori, strumenti, ecc.).

Struttura del sistema scolastico tedesco

Il sistema scolastico tedesco è diviso nei seguenti rami:

  • Scuola primaria:con l’inizio della scuola dell’obbligo gli allievi frequentano la Grundschule, solitamente frequentata di mattina. In essa vengono già assegnati dei voti nella maggior parte degli stati federati, tuttavia in alcuni casi gli alunni ottengono solo delle schede di valutazione all’inizio e i primi voti effettivi non prima della 4°.
  • Scuola secondaria di I livello: in questo ramo sono compresi tutti i tipi di istituti a partire dalla classe 5° fino alla 10°. In esso rientrano le Hauptschulen,  le Realschuleni Gymnasieno anche le Gesamtschulen. Secondo il tipo di istituto gli allievi possono lasciare la scuola secondaria di I livello dopo la 9° o anche dopo la 10° classe.
  • Scuola secondaria di II livelloin questo ramo rientra la frequentazione della scuola secondaria superiore liceale, ossia dei tre anni scolastici che precedono la maturità classica, linguistica o scientifica e che si concludono con l’Esame di Stato. Finora questo tipo di istituto è durato dall’11° alla 13° classe, eppure in molti stati federati il passaggio alla maturità si compiva già dopo la 12° classe. Fino al 2016 è probabile che tutti i corsi superiori liceali siano convertiti in tutti i Länder. La scuola secondaria di II livello può anche concludersi con la maturità della Fachhochschule, cioè della scuola universitaria professionale (dopo la 12° classe o meglio dopo l’11°).
    Anche la scuola professionale si annovera nella scuola secondaria di II livello. In essa rientrano tutti gli istituti professionali, le Berufskollegs, Fachoberschulen oder Berufsoberschulen, rispettivamente le scuole professionali, gli istituti tecnici o le scuole (medie) superiore professionali.
  • Secondo iter formativo:In questo ambito rientrano le scuole serali e i corsi accademici in cui si possono recuperare titoli di studio come la licenza media così come la maturità.

Scuola dell’obbligo – Chi deve andare a scuola e per quanto tempo?

Quali alunni debbano andare a scuola e per quanto tempo: anche ciò è regolato in modo distinto in ogni Land. La scuola dell’obbligo a tempo pieno dura di norma 9 o 10 anni. Importante: se per esempio un alunno viene bocciato anche per due volte, la scuola dell’obbligo per lui termina anche alla fine del 7° e/o dell’8° anno.

La scuola dell’obbligo a tempo pieno è seguita dalla scuola professionale obbligatoria, la cui frequentazione non si compie solo seguendo la stessa, bensì anche attraverso la partecipazione a corsi di formazione delle scuole di formazione professionale, la frequentazione della scuola secondaria di I o di II livello. Di norma la scuola dell’obbligo si conclude con la fine della 12° classe.

Le regolamentazioni sulla scuola dell’obbligo vigenti nei Länder sono illustrate nella seguente tabella (per informazioni dettagliate, cfr. legislazioni scolastiche vigenti degli stati federati):

Scuola dell’obbligo in Germania
Stato federale Istruzione obbligatoria (inizio e durata)
Baden-Württemberg ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 5 – 7 anni

·         9 anni e fino al 18° anno d’età obbligo scolastico della scuola professionale (legislazione scolastica §73-76)

Baviera ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 5 – 7 anni

·         12 anni: 9 anni di scuola dell’obbligo a tempo pieno e 3 anni di scuola professionale (articolo 35 della legislazione scolastica bavarese)

Berlino ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 5 – 6 anni

·         10 anni (legislazione scolastica berlinese § 42)

Brandeburgo ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 5 – 7 anni

·         10 anni, fino al 18° anno d’età obbligo scolastico della scuola professionale (legislazione scolastica di Brandeburgo § 39)

Brema ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 6 anni

·         12 anni (legislazione scolastica di Brema § 54)

Amburgo ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 5 – 6 anni

·         9 anni di scuola dell’obbligo a tempo pieno, così come 2 anni di scuola professionale almeno fino al 18° anno d’età (legislazione scolastica di Amburgo §37-41a)

Assia ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 5 – 7 anni

·         9 anni (legislazione scolastica di Assia § 59)

Meclemburgo-Pomerania Anteriore ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 6 anni

·         fino al 18° anno d’età
(legislazione scolastica di Meclemburgo-Pomerania Anteriore §42)

Bassa Sassonia ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 6 – 7 anni

·         12 anni (legislazione scolastica della Bassa Sassonia § 65 (2))

Renania Settentrionale-Vestfalia ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 6 anni

·         10 anni e obbligo scolastico della scuola professionale fino al 18° anno d’età, con tirocinio binario fino al 21° anno d’età (legislazione scolastica della Renania Settentrionale-Vestfalia § 37, 38)

Renania-Palatinato ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 6 anni

·         12 anni o meno (legislazione scolastica della Renania-Palatinato §§ 7, 60 (2))

Saarland ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 5 – 8 anni

·         9 anni di scuola dell’obbligo a tempo pieno, 3 anni di obbligo scolastico della scuola professionale fino a max. 21 anni (legislazione scolastica del Saarland §1-§11)

Sassonia ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 6 – 7 anni

·         9 anni di scuola dell’obbligo a tempo pieno, obbligo scolastico della scuola professionale fino a min. 18 anni (legislazione scolastica della Sassonia § 28)

Sassonia-Anhalt ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 6 anni

·         12 anni: 9 anni di scuola dell’obbligo a tempo pieno, almeno un anno di scuola di formazione professionale (legislazione scolastica di Sassonia-Anhalt § 40)

Schleswig-Holstein ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 6 – 7 anni

·         9 anni di scuola dell’obbligo a tempo pieno, così come l’obbligo scolastico della scuola professionale fino al 18° anno d’età (legislazione scolastica di Schleswig Holstein § 20)

Turingia ·         Inizio della scuola dell’obbligo: 6 – 7 anni

·         9 anni di scuola dell’obbligo a tempo pieno, così come l’obbligo scolastico della scuola professionale fino a max. 21 anni (legislazione scolastica di Turingia § 17-24)

I genitori e/o coloro che esercitano la patria potestà dei bambini devono accertarsi che i propri figli seguano la scuola dell’obbligo, che siano iscritti in una scuola competente e che la frequentino regolarmente. Inoltre la partecipazione regolare alle lezioni e alla manifestazione obbligatoria deve essere accertata. Se però un alunno è maggiorenne, è lui stesso responsabile dell’iscrizione a una scuola.
A proposito: la scuola dell’obbligo non si applica solo ai bambini di nazionalità tedesca. Anche per i bambini stranieri vale l’obbligo generale di frequentare una scuola.

Che cosa succede se non si segue la scuola dell’obbligo?

Innanzitutto, i genitori sono ritenuti responsabili della frequenza della scuola dell’obbligo e dell’eventuale non frequentazione della stessa. Se esiste un’inosservanza dell’istruzione obbligatoria, si può incorrere in una contravvenzione, poiché è presente un’irregolarità. Si può avviare un procedimento sommario contro gli studenti, solo nel caso in cui lo studente sia perseguibile.

L’intero processo, però, non si tratta tanto di una questione di sanzioni finanziarie, è piuttosto un tentativo di arrivare alle cause profonde dell’assenza ingiustificata e di persuadere l’allievo a tornare a frequentare regolarmente le lezioni. Per fare questo occorre anche la cooperazione intensa degli insegnanti e dei genitori.

Quante scuole esistono realmente?

Quasi circa 37.000 scuole pubbliche esistevano nel 2006 e già pressoché 2.700 scuole private – tendenza in aumento, perché le scuole private sperimentano una crescita costante degli iscritti. Nello stesso anno circa il 6% degli alunni tedeschi andava in una scuola privata. Tuttavia, confrontato con la media dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), questa percentuale è ancora bassa. In questo caso la percentuale degli allievi che frequentano la scuola privata è del 14%.

Selezione degli alunni – o no?

La peculiarità del sistema scolastico tedesco è allo stesso tempo il punto di maggiore critica. Già dopo la scuola primaria gli alunni sono selezionati nei diversi tipi di istituto della scuola secondaria di I livello. La ripartizione degli studenti può fomentare ancor di più delle diseguaglianze sociali e ripercuotersi negativamente soprattutto sugli alunni socialmente svantaggiati, sui figli di immigrati e sui bambini con disabilità, così come affermato dal relatore delle Nazioni Unite Vernor Munoz. La tesi di Munoz è confermata dagli attuali studi Pisa, in cui proprio gli stati federati con scuole secondarie unificate o scuole comunitarie occupano regolarmente i primi posti.

Riferimenti bibliografici:

Unità europea di Eurydice, 2007, Eurydice, la rete di informazione sull’istruzione in Europa, Bruxelles, Unità europea.

UK – The Secret Teacher – The Guardian: gli alunni con disturbi comportamentali stanno mettendo in ginocchio la mia scuola speciale.

Introduzione e traduzione a cura di Barbara Celena

Ho scoperto la rubrica The Secret Teacher un po’ per caso e ricordo che in un primo momento il nome della rubrica mi ha fatto sorridere, mi ricordava la rubrica del cuore di certe riviste femminili, molto femminili, di quando ero piccola.

Poi mi sono chiesta il perché, che bisogno c’è di nascondere la propria identità quando si scrive ad un quotidiano per denunciare qualcosa che non funziona a scuola? Anche da noi ci sono le riviste specializzate che pubblicano lettere di insegnanti che lamentano un qualche malfunzionamento delle istituzioni scolastiche. Da noi in Italia però le denunce sono puntualmente firmate con nome e cognome, talvolta anche l’indicazione della scuola e della materia d’insegnamento, anche con una punta d’orgoglio.

Nel Regno Unito invece si teme a parlare apertamente dei problemi a scuola, così come ne ha un qualsiasi impiegato del settore privato, soprattutto nelle aree con alto tasso di disoccupazione, che si lamenta dell’azienda in cui lavora. Il motivo è lo stesso, il direttore che ti ha assunto può anche decidere di licenziarti nel momento in cui ti lamenti pubblicamente della scuola in cui lavori, o semplicemente decidere di adottare nei tuoi confronti un atteggiamento più “rigido”. A ciò si deve aggiungere il fatto che sono sempre più numerosi gli insegnanti con contratto a tempo determinato, e quindi ancora più desiderosi di lasciare un buon ricordo di sé.

Purtroppo le modifiche al sistema di reclutamento introdotte con la L. 107/2015 fanno presagire che questo desiderio di anonimato contagi presto anche i docenti italiani.

Un altro aspetto a mio parere interessante di questa lettera è il fatto che provenga da un insegnante di una cosiddetta “scuola speciale”. Scuole pensate per accogliere alunni con difficoltà di vario genere che noi raggruppiamo sotto la sigla BES (Bisogni Educativi Speciali) e che nel Regno Unito vengono chiamati SEN (Special Education Needs). Stessa identica sigla per trattamento opposto. Da noi si predica ed auspica l’inclusione di questi alunni in difficoltà (e difficili) mentre oltremanica si creano per loro delle scuole ad hoc[1].

Spesso anche da noi capita di sentire qualcuno che invidia l’istituzione della scuola speciale come soluzione a tutti i problemi della scuola attuale (pubblica e privata, in questo caso non vi è differenza). Alcune volte sono insegnanti esasperati dalla presenza di alunni che appaiono come ingestibili, molte altre sono genitori che temono che la presenza degli alunni in difficoltà possa incidere sul livello dell’istruzione offerta all’intera classe in cui sono inseriti anche i loro figli.

Personalmente penso che l’inclusione sia il modo migliore per far apprezzare la diversità, diffondere la tolleranza, e praticare la solidarietà.

Ho sempre visto nella scuola speciale un luogo triste, lo specchio di un fallimento, il luogo in cui venivano accolti quegli studenti che la scuola pubblica non era riuscita ad includere. Non mi ha mai sfiorato l’idea però che anche lì potessero sentirsi impreparati ad accogliere certi ragazzi. Ho scoperto quindi che ci sono delle unità speciali, dedicate ai ragazzi con problemi comportamentali. Troppo poche rispetto ai casi sempre più numerosi pare. I ragazzi esclusi dalle scuole tradizionali vengono scaricati alle scuole speciali che, a loro volta, li escludono e li scaricano alle unità speciali. Che li accettano finché hanno posto e poi chiudono le porte in faccia anche lì.

È la rinuncia definitiva all’inclusione? Arriverà anche in Italia questo passo indietro velato da “nuovo che avanza”?


https://www.theguardian.com/teacher-network/2016/apr/30/secret-teacher-pupils-behavioural-issues-overwhelming-sen-school

Da The Secret Teacher – The Guardian, Sabato 30 aprile 2016

La mia scuola è pensata per gli studenti con difficoltà di apprendimento non particolarmente gravi ma i loro bisogni vengono ultimamente trascurati a causa dell’arrivo di alunni con gravi disturbi comportamentali

Il comportamento provocatorio e a volte violento di alcuni alunni sta condizionando la nostra attività quotidiana.

Sono in piedi in mezzo al parco giochi, di turno durante l’intervallo, e cerco di fare il mio meglio per tenere l’area sotto controllo.  Un incidente, una lesione o un gioco fisico che diventa violento e in un attimo si verifica un disastro.  Dò uno sguardo al mio orologio – mancano solo due minuti alla fine, per fortuna. Poi vedo Kerry che mi corre incontro. “Signorina! Signorina! Charlie sta piangendo! Jordan è stato tanto cattivo con lui!” Seguo Kerry e vedo Charlie, un bambino con una grave forma di autismo, accovacciato a terra, che singhiozza. “Che cosa succede, Charlie?” gli chiedo. “Jordan continua a dire che sembro un alieno e che è contento che mia mamma stia male,” dice tra i singhiozzi (la mamma di Charlie ha il cancro). Prometto di risolvere la questione ma mentre lo riaccompagno al parco giochi, mi passa per la mente che questa non sarà l’ultima volta oggi che Charlie, e altri come lui, soffriranno per questo tipo di tormento.

Io insegno in una scuola speciale che si occupa di alunni con moderate difficoltà di apprendimento (MLD). I nostri alunni vanno dal ricevimento fino all’undicesimo anno[2], e una gamma di disturbi che vanno da quelli dello spettro autistico e sindrome di Asperger alla sindrome di Down. Queste diagnosi sono spesso accompagnate da una varietà di condizioni mediche, come paralisi cerebrale, che, insieme, ostacolano significativamente la capacità di apprendimento del bambino.

Quella dei BES (Bisogni Educativi Speciali) è un’area complessa e spesso i bambini hanno più di una patologia, ma negli ultimi anni ho notato un graduale cambiamento nel tipo di allievo ammesso nella nostra scuola. Sempre più alunni con gravi problemi comportamentali si trasferiscono dalle scuole tradizionali.

Gli attacchi verbali e persino fisici al personale sono sempre più frequenti.

Se questi allievi hanno problemi gravi- molti soffrono di deficit di attenzione/iperattività (ADHD) –  necessitano di un ambiente pensato per loro; io non posso che pensare che da noi si trovano nel posto sbagliato. La nostra scuola è pensata principalmente per i bambini con difficoltà di apprendimento (come descritto sopra), non problemi comportamentali. Naturalmente ci sono molti bambini che hanno una combinazione di esigenze, ma la mia scuola è attrezzata per supporto agli alunni le cui difficoltà di apprendimento – piuttosto che problemi emotivi e comportamentali – ostacolano l’apprendimento.

A differenza dell’unità speciale di sostegno ai comportamentali con cui sono entrata in contatto recentemente, la nostra scuola non è dotata di porte di sicurezza con codice in ogni stanza. Non abbiamo pulsanti di emergenza ed il personale non è dotato di walkie-talkie per comunicare le emergenze in modo rapido ed efficace. Se un allievo “scatta” e minaccia la sicurezza degli altri alunni e del personale, noi non siamo pronti. Non abbiamo una stanza di isolamento speciale per gli alunni che hanno dimostrato un comportamento molto pericoloso e le nostre punizioni non vengono prese sul serio dagli alunni colpevoli.

Il comportamento provocatorio e a volte violento di alcuni alunni sta seriamente condizionando la nostra attività quotidiana. Attacchi verbali e anche fisici al personale sono diventati più frequenti; proteggere i nostri alunni più deboli è diventato più difficile, e le sospensioni dalle lezioni (di solito da uno a tre giorni) sono ora tristemente la regola.

 Al momento stiamo attraversando un anno particolarmente impegnativo, con tre alunni che condizionano completamente il gruppo dei dodicenni. In classe il contenuto delle lezioni passa inevitabilmente in secondo piano se l’obiettivo è di ridurre al minimo i comportamenti pericolosi. La presentazione dell’argomento e gli esempi vengono ridotti al minimo per evitare il più possibile i cali d’attenzione che portano inevitabilmente al comportamento di rottura. Le attività devono essere velocissime, e l’utilizzo di strumenti potenzialmente pericolosi, quali forbici in arte, viene evitato.

Compromessi come questo aiutano, in quanto questi alunni hanno poco tempo o possibilità di causare guai seri. Ma gli studenti che fanno fatica a cogliere i concetti velocemente, e coloro che prediligono lavorare sul dettaglio vengono decisamente ingannati. Non posso non pensare che i bambini che hanno disperatamente bisogno del nostro ambiente di apprendimento tranquillo, a ritmo lento, non stanno ricevendo quello che avevano chiesto.

Ciò che spaventa di più è cercare di proteggere i nostri studenti più deboli. Ci sono alcuni bambini incredibilmente vulnerabili e nervosi la cui vita scolastica è diventata un incubo, nonostante i nostri sforzi per proteggerli. Il tasso di frequenza di una ragazza particolarmente timida che soffre di autismo e di grave mancanza di fiducia è crollata; si rifiuta di venire a scuola “a causa del rumore e parolacce che si sentono in classe”.

Anche il personale accusa il colpo. Mi vergogno ad ammettere di essermi sentita sollevata l’anno scorso quando un’allieva estremamente difficile è stata finalmente espulsa definitivamente. L’uso regolare di un linguaggio volgare, nessun riguardo per le regole della scuola e comportamento pericoloso erano la norma. Era sempre in ritardo alle lezioni ed entrava senza chiedere permesso (solitamente con su le cuffie con la musica a tutto volume) e se ripresa reagiva con parolacce e rifiutava di togliere le cuffie e consegnare il cellulare in direzione (come da regola della scuola). Era un bullo seriale, nei confronti degli alunni più vulnerabili, inclusi quelli con problemi di salute mentale.

L’unica cosa che migliorava per poco il suo comportamento era la minaccia di non partecipare alla gita scolastica annuale. Ma una volta passata eravamo daccapo. I nostri allievi MLD possono comportarsi male (come tutti gli altri ragazzi) – possono essere scortesi, camminare trascinando i piedi e sono chiacchieroni e destabilizzanti- ma non allo stesso livello di questa alunna.

Non sto dicendo che questi ragazzi meritino meno degli altri ad accedere alla migliore istruzione e opportunità. Ma le scuole speciali come la mia non sono il posto giusto per loro. Nei casi più estremi quando un bambino ha una diagnosi come ADHD o altro disturbo, una scuola specializzata in disturbi del comportamento, emozionale e sociale (BESD) può essere il posto migliore per loro. In pochi casi anche le scuole tradizionali con le unità per alunni con difficoltà possono costituire una soluzione efficace.

Il problema è che le scuole ordinarie sono così gravate dall’esigenza di raggiungere gli obiettivi nazionali che sono riluttanti ad accogliere qualsiasi allievo che possa essere d’intralcio. Perdipiù, le risorse necessarie a supportare gli alunni con disturbi del comportamento sono state tagliate dai budget sempre più ridotti. Ci sono tristemente poche scuole secondarie tradizionali nel Regno Unito dotate di unità speciali per il comportamento e pochissime realtà BESD e di conseguenza le iscrizioni superano sempre il limite previsto.

Ma non possiamo continuare a nascondere il problema “del disturbo del comportamento„ sotto il tappeto. Scaricare gli allievi il cui principale ostacolo all’apprendimento è il disturbo sociale ed emozionale in una scuola speciale come la mia non è la soluzione.


[1] Gli alunni BES possono frequentare una scuola tradizionale “mainstream”, o “special”, dedicata ai BES

[2] Dai 5 ai 16 anni, l’obbligo scolastico in UK (N.d.T.)