UK – The Secret Teacher – The Guardian: gli alunni con disturbi comportamentali stanno mettendo in ginocchio la mia scuola speciale.

Introduzione e traduzione a cura di Barbara Celena

Ho scoperto la rubrica The Secret Teacher un po’ per caso e ricordo che in un primo momento il nome della rubrica mi ha fatto sorridere, mi ricordava la rubrica del cuore di certe riviste femminili, molto femminili, di quando ero piccola.

Poi mi sono chiesta il perché, che bisogno c’è di nascondere la propria identità quando si scrive ad un quotidiano per denunciare qualcosa che non funziona a scuola? Anche da noi ci sono le riviste specializzate che pubblicano lettere di insegnanti che lamentano un qualche malfunzionamento delle istituzioni scolastiche. Da noi in Italia però le denunce sono puntualmente firmate con nome e cognome, talvolta anche l’indicazione della scuola e della materia d’insegnamento, anche con una punta d’orgoglio.

Nel Regno Unito invece si teme a parlare apertamente dei problemi a scuola, così come ne ha un qualsiasi impiegato del settore privato, soprattutto nelle aree con alto tasso di disoccupazione, che si lamenta dell’azienda in cui lavora. Il motivo è lo stesso, il direttore che ti ha assunto può anche decidere di licenziarti nel momento in cui ti lamenti pubblicamente della scuola in cui lavori, o semplicemente decidere di adottare nei tuoi confronti un atteggiamento più “rigido”. A ciò si deve aggiungere il fatto che sono sempre più numerosi gli insegnanti con contratto a tempo determinato, e quindi ancora più desiderosi di lasciare un buon ricordo di sé.

Purtroppo le modifiche al sistema di reclutamento introdotte con la L. 107/2015 fanno presagire che questo desiderio di anonimato contagi presto anche i docenti italiani.

Un altro aspetto a mio parere interessante di questa lettera è il fatto che provenga da un insegnante di una cosiddetta “scuola speciale”. Scuole pensate per accogliere alunni con difficoltà di vario genere che noi raggruppiamo sotto la sigla BES (Bisogni Educativi Speciali) e che nel Regno Unito vengono chiamati SEN (Special Education Needs). Stessa identica sigla per trattamento opposto. Da noi si predica ed auspica l’inclusione di questi alunni in difficoltà (e difficili) mentre oltremanica si creano per loro delle scuole ad hoc[1].

Spesso anche da noi capita di sentire qualcuno che invidia l’istituzione della scuola speciale come soluzione a tutti i problemi della scuola attuale (pubblica e privata, in questo caso non vi è differenza). Alcune volte sono insegnanti esasperati dalla presenza di alunni che appaiono come ingestibili, molte altre sono genitori che temono che la presenza degli alunni in difficoltà possa incidere sul livello dell’istruzione offerta all’intera classe in cui sono inseriti anche i loro figli.

Personalmente penso che l’inclusione sia il modo migliore per far apprezzare la diversità, diffondere la tolleranza, e praticare la solidarietà.

Ho sempre visto nella scuola speciale un luogo triste, lo specchio di un fallimento, il luogo in cui venivano accolti quegli studenti che la scuola pubblica non era riuscita ad includere. Non mi ha mai sfiorato l’idea però che anche lì potessero sentirsi impreparati ad accogliere certi ragazzi. Ho scoperto quindi che ci sono delle unità speciali, dedicate ai ragazzi con problemi comportamentali. Troppo poche rispetto ai casi sempre più numerosi pare. I ragazzi esclusi dalle scuole tradizionali vengono scaricati alle scuole speciali che, a loro volta, li escludono e li scaricano alle unità speciali. Che li accettano finché hanno posto e poi chiudono le porte in faccia anche lì.

È la rinuncia definitiva all’inclusione? Arriverà anche in Italia questo passo indietro velato da “nuovo che avanza”?


https://www.theguardian.com/teacher-network/2016/apr/30/secret-teacher-pupils-behavioural-issues-overwhelming-sen-school

Da The Secret Teacher – The Guardian, Sabato 30 aprile 2016

La mia scuola è pensata per gli studenti con difficoltà di apprendimento non particolarmente gravi ma i loro bisogni vengono ultimamente trascurati a causa dell’arrivo di alunni con gravi disturbi comportamentali

Il comportamento provocatorio e a volte violento di alcuni alunni sta condizionando la nostra attività quotidiana.

Sono in piedi in mezzo al parco giochi, di turno durante l’intervallo, e cerco di fare il mio meglio per tenere l’area sotto controllo.  Un incidente, una lesione o un gioco fisico che diventa violento e in un attimo si verifica un disastro.  Dò uno sguardo al mio orologio – mancano solo due minuti alla fine, per fortuna. Poi vedo Kerry che mi corre incontro. “Signorina! Signorina! Charlie sta piangendo! Jordan è stato tanto cattivo con lui!” Seguo Kerry e vedo Charlie, un bambino con una grave forma di autismo, accovacciato a terra, che singhiozza. “Che cosa succede, Charlie?” gli chiedo. “Jordan continua a dire che sembro un alieno e che è contento che mia mamma stia male,” dice tra i singhiozzi (la mamma di Charlie ha il cancro). Prometto di risolvere la questione ma mentre lo riaccompagno al parco giochi, mi passa per la mente che questa non sarà l’ultima volta oggi che Charlie, e altri come lui, soffriranno per questo tipo di tormento.

Io insegno in una scuola speciale che si occupa di alunni con moderate difficoltà di apprendimento (MLD). I nostri alunni vanno dal ricevimento fino all’undicesimo anno[2], e una gamma di disturbi che vanno da quelli dello spettro autistico e sindrome di Asperger alla sindrome di Down. Queste diagnosi sono spesso accompagnate da una varietà di condizioni mediche, come paralisi cerebrale, che, insieme, ostacolano significativamente la capacità di apprendimento del bambino.

Quella dei BES (Bisogni Educativi Speciali) è un’area complessa e spesso i bambini hanno più di una patologia, ma negli ultimi anni ho notato un graduale cambiamento nel tipo di allievo ammesso nella nostra scuola. Sempre più alunni con gravi problemi comportamentali si trasferiscono dalle scuole tradizionali.

Gli attacchi verbali e persino fisici al personale sono sempre più frequenti.

Se questi allievi hanno problemi gravi- molti soffrono di deficit di attenzione/iperattività (ADHD) –  necessitano di un ambiente pensato per loro; io non posso che pensare che da noi si trovano nel posto sbagliato. La nostra scuola è pensata principalmente per i bambini con difficoltà di apprendimento (come descritto sopra), non problemi comportamentali. Naturalmente ci sono molti bambini che hanno una combinazione di esigenze, ma la mia scuola è attrezzata per supporto agli alunni le cui difficoltà di apprendimento – piuttosto che problemi emotivi e comportamentali – ostacolano l’apprendimento.

A differenza dell’unità speciale di sostegno ai comportamentali con cui sono entrata in contatto recentemente, la nostra scuola non è dotata di porte di sicurezza con codice in ogni stanza. Non abbiamo pulsanti di emergenza ed il personale non è dotato di walkie-talkie per comunicare le emergenze in modo rapido ed efficace. Se un allievo “scatta” e minaccia la sicurezza degli altri alunni e del personale, noi non siamo pronti. Non abbiamo una stanza di isolamento speciale per gli alunni che hanno dimostrato un comportamento molto pericoloso e le nostre punizioni non vengono prese sul serio dagli alunni colpevoli.

Il comportamento provocatorio e a volte violento di alcuni alunni sta seriamente condizionando la nostra attività quotidiana. Attacchi verbali e anche fisici al personale sono diventati più frequenti; proteggere i nostri alunni più deboli è diventato più difficile, e le sospensioni dalle lezioni (di solito da uno a tre giorni) sono ora tristemente la regola.

 Al momento stiamo attraversando un anno particolarmente impegnativo, con tre alunni che condizionano completamente il gruppo dei dodicenni. In classe il contenuto delle lezioni passa inevitabilmente in secondo piano se l’obiettivo è di ridurre al minimo i comportamenti pericolosi. La presentazione dell’argomento e gli esempi vengono ridotti al minimo per evitare il più possibile i cali d’attenzione che portano inevitabilmente al comportamento di rottura. Le attività devono essere velocissime, e l’utilizzo di strumenti potenzialmente pericolosi, quali forbici in arte, viene evitato.

Compromessi come questo aiutano, in quanto questi alunni hanno poco tempo o possibilità di causare guai seri. Ma gli studenti che fanno fatica a cogliere i concetti velocemente, e coloro che prediligono lavorare sul dettaglio vengono decisamente ingannati. Non posso non pensare che i bambini che hanno disperatamente bisogno del nostro ambiente di apprendimento tranquillo, a ritmo lento, non stanno ricevendo quello che avevano chiesto.

Ciò che spaventa di più è cercare di proteggere i nostri studenti più deboli. Ci sono alcuni bambini incredibilmente vulnerabili e nervosi la cui vita scolastica è diventata un incubo, nonostante i nostri sforzi per proteggerli. Il tasso di frequenza di una ragazza particolarmente timida che soffre di autismo e di grave mancanza di fiducia è crollata; si rifiuta di venire a scuola “a causa del rumore e parolacce che si sentono in classe”.

Anche il personale accusa il colpo. Mi vergogno ad ammettere di essermi sentita sollevata l’anno scorso quando un’allieva estremamente difficile è stata finalmente espulsa definitivamente. L’uso regolare di un linguaggio volgare, nessun riguardo per le regole della scuola e comportamento pericoloso erano la norma. Era sempre in ritardo alle lezioni ed entrava senza chiedere permesso (solitamente con su le cuffie con la musica a tutto volume) e se ripresa reagiva con parolacce e rifiutava di togliere le cuffie e consegnare il cellulare in direzione (come da regola della scuola). Era un bullo seriale, nei confronti degli alunni più vulnerabili, inclusi quelli con problemi di salute mentale.

L’unica cosa che migliorava per poco il suo comportamento era la minaccia di non partecipare alla gita scolastica annuale. Ma una volta passata eravamo daccapo. I nostri allievi MLD possono comportarsi male (come tutti gli altri ragazzi) – possono essere scortesi, camminare trascinando i piedi e sono chiacchieroni e destabilizzanti- ma non allo stesso livello di questa alunna.

Non sto dicendo che questi ragazzi meritino meno degli altri ad accedere alla migliore istruzione e opportunità. Ma le scuole speciali come la mia non sono il posto giusto per loro. Nei casi più estremi quando un bambino ha una diagnosi come ADHD o altro disturbo, una scuola specializzata in disturbi del comportamento, emozionale e sociale (BESD) può essere il posto migliore per loro. In pochi casi anche le scuole tradizionali con le unità per alunni con difficoltà possono costituire una soluzione efficace.

Il problema è che le scuole ordinarie sono così gravate dall’esigenza di raggiungere gli obiettivi nazionali che sono riluttanti ad accogliere qualsiasi allievo che possa essere d’intralcio. Perdipiù, le risorse necessarie a supportare gli alunni con disturbi del comportamento sono state tagliate dai budget sempre più ridotti. Ci sono tristemente poche scuole secondarie tradizionali nel Regno Unito dotate di unità speciali per il comportamento e pochissime realtà BESD e di conseguenza le iscrizioni superano sempre il limite previsto.

Ma non possiamo continuare a nascondere il problema “del disturbo del comportamento„ sotto il tappeto. Scaricare gli allievi il cui principale ostacolo all’apprendimento è il disturbo sociale ed emozionale in una scuola speciale come la mia non è la soluzione.


[1] Gli alunni BES possono frequentare una scuola tradizionale “mainstream”, o “special”, dedicata ai BES

[2] Dai 5 ai 16 anni, l’obbligo scolastico in UK (N.d.T.)

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